Archivio mensile: agosto 2006

"Colpo di fulmine" : amore vero o "fregatura dei sentimenti" ?

Pensiero di martedì, 29 agosto 2006 - 93 Commenti


Si dice che alle volte basti uno sguardo , uno sguardo magnetico per innamorarsi . Basta soltanto incrociare per un istante due occhi sconosciuti per perdersi in un immensità , e ritrovarsi innamorati . Ma è davvero così ?

Quando si dice “amore a prima vista” .
Già : pare , infatti , che il “colpo di fulmine” colpisca più di quanto non si possa immaginare . Magari non te ne accorgi nemmeno ; si cammina tranquillamente poi s’incrocia uno sguardo e il cuore comincia a battere forte … E’ il classico sentimento che scoppia all’improvviso guardando una persona . Ma un dubbio resta : il “colpo di fulmine” può essere davvero l’anticamera di un amore grande ed immenso , o è una bella “fregatura dei sentimenti” ?

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Semi di lucidità ed incoscienza …

Pensiero di lunedì, 28 agosto 2006 - 10 Commenti


Incosciente .
Ripenso a come , nel tempo , le vicende della mia vita abbiano dato una sorta di “incoscienza” ai miei sentimenti allo sbaraglio .
Eppure non sbaglio se immagino che qualcuno sia accanto a me a tendermi la mano e a dirmi che “tutto va bene” , a darmi forza , a darmi quella voglia di “crederci ancora” . Ma io non riesco .
Non riesco perchè non c’è quel “qualcosa” tale da fare scattare una scintilla , ancora una scintilla , ancora una volta . Ma perchè illudermi ?
Chi parla vede di me e dei miei pensieri la parte forse più “superficiale” , l’apparenza , la classica “punta dell’iceberg” , quella che è l’apparenza , quell’esteriorità di ogni giorno . Ma dentro c’è di più . Dentro c’è un mondo fatto di sentimenti e di sofferenza , di amore e vita che voglio vivere .
Ma da troppo tempo le mie giornate sono grigie : vado avanti quasi per inerzia , senza più una “nuova spinta” che mi renda felice , che sappia donarmi ancora un nuovo appiglio . Vedo in ogni donna il viso di una persona che non c’è più . Ma non capisco .
Non capisco come si possa essere così infidderenti di fronte alla sofferenza . Alle volte riesco davvero a capire chi soffre , chi impazisce per un amore che non ha più , e decide di andarsene via verso quel che ancora non sa . Riesco a comprendere le ragioni di chi se ne va via alla ricerca di un amore che non trova qui , che forse ha sempre avuto e del quale non si è mai accorto .
La cosa che mi fa stare peggio è sapere adesso che non ci sarà mai più niente , che non potrò rivedere il volto della persona che ho amato e continuo ad amare , e vorrei continuare ancora , ancora e ancora .
Non mi è rimasto proprio niente . L’indifferenza è quella che mi fà più male . Sapere che lei non soffre più per me , non soffre se non mi sente .
Ho sempre amato con tutto il cuore . Non ho mai tradito . Non ho mai fatto niente di negativo . Il troppo bene che ho voluto è sempre stato equivocato . Le attenzioni ed il bene che ho dato sono soltanto state inutili .
Il coltello che squarcia è il sapere che non sono speciale . Non sono diverso da chi ha tradito . Non sono diverso da chi ha fatto gratuitamente del male .

?Ora ti faccio piangere? : la frase più brutta che si possa dire ad un bambino

Pensiero di lunedì, 28 agosto 2006 - 77 Commenti


Io certi modi proprio non li capisco . Davvero .
ma porca della miseria , penso sia normale che un bambino , un tenero e simpatico cucciolotto :-) faccia i capricci , no ? E? un bambino , quindi è una cosa (credo) normale . Ma come si fa a dire ad un bambino , magari al PROPRIO bambino : ?adesso ti faccio piangere? ?

Le scene di una giornaliera realtà sono quelle che ci danno più spunti di discussione .
Giusto l?altro giorno ero all?interno di un noto negozio d?abbigliamento , del quale non faccio nome per ovvie ragioni , quando ad un tratto , dopo aver fatto le mie scelte , mi avvio verso la cassa , e verso la fila chilometrica che costeggia il banco dei pagamenti , tutto pieno di gadget del negozio e circondato da commesse ?mature? e meno mature , tutte indaffarate , confuse e quasi in paranoia per tutto il lavoro che le aspetta .
Mentre la commessa addetta ai pagamenti parlava con la sua collega della pausa che volevano fare , un bambino , un tenero piccolo patatino :-) comincia a fare i capricci perché , avendo visto un giocattolo , vorrebbe tanto averlo , ma la madre comincia a dire le solite frasi che si usano in queste casi : è l?inizio di un interessante scenetta tutta da gustare !
?Dai , smettila di fare i capricci , te l?ho comprato giusto l?altro giorno? , e il bambino intanto urla disperato , con il suo visino che è diventato paonazzo dalle urla che butta . Così , si avvicina verso gli stand che contengono i giocattoli e i gadgets e, visibilmente innervosito (e contrariato , direi) , comincia a scuotere il banco , facendo cadere dagli appositi spazi qualcuno di quei piccoli giocattolini .
La madre , intanto , si gira verso il bambino e con aria severa (e alquanto antipatica , mi verrebbe da dire) gli molla uno schiaffo e gli dice : ?ora basta , adesso ti faccio piangere? (mi verrebbe da dire : ?grazie a sto ca … volo , certo che quel povero piccolo piange , gli hai dato uno schiaffo !!!! N.D.Giomba :-) .
Come se non bastasse , allora , la commessa si alza dalla sua sedia in finta pelle con alzata a gas , si rivolge verso la signora e , con la puzza sotto il naso esclama : ?signora , vuole allontanare questo bambino da qui ? Sta distruggendo tutto !?
Che rabbia che mi è venuta ! Ma dico : è soltanto un bambino !
Vabbene dire che ?certe cose non si fanno? , e magari cercare di fargli capire le cose , ma se io fossi stato la madre , di certo non sarei stato zitto di fronte a quanto ha detto la commessa , che ha trattato quel piccolo bambino come se fosse un intralcio , un pericolo !
La madre , allora , per far zittire il bambino , esce i soldi , paga il giocattolo e dice al piccolo : ?tieni , basta solo che ti stai zitto !?
Credetemi , sono rimasto senza parole veramente !

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Bozze per un romanzo

Pensiero di domenica, 27 agosto 2006 - 6 Commenti


Capitolo 2

Quella mattina si svegliò con un tremendo mal di testa. La notte non aveva portato consiglio, semmai lo aveva confuso ancora di più, in quella “lotta interiore” tra i ricordi e la “perdita volontaria” di uan persona a cui voler bene, anche se è un bene non ricambiato.
Non aveva di certo voglia di mettere gli occhi davanti ad un foglio bianco con un cursore lampegginate, ma doveva a tutti i costi consegnare le programmazioni annuali. Il direttore brontolava già da giorni e lui, di certo, non poteva tirarsi indietro.
Quando la gente sentiva che un ragazzo così giovane insegnava già, spesso rimaneva senza parole. Eppure era una passione che coltivava fin da quando era piccolo, quando riuniva i peluche e insegnava loro a scrivere…
Così arrivò al lavoro, si avviò verso la sala professorì per firmare il registro delle presenze e, approfittando delle tre ore di buca che si ritrovava, si avviò lentamente verso l’Aula Informatica, certo che lì nessuno avrebbe potuto disturbarlo. Percorse il lungo corridoio bianco. Aprì la porta e subito la richiuse dietro sè. Aprì la finestra, giusto uno spiraglio per far filtrare i raggi di un timido sole mattituino, aprì il portatile e cominciò a battere nervosamente sui tasti. Accanto a lui i registri blu gli davano compagnia, con tutti quei numeri e quei voti.
Mentre scriveva, la sua mente viaggiava lontano, verso un pensiero, verso i pensieri, e gli sembrava quasi di vedere la sua ombra sullo schermo, di sentire ancora le sue mani calde, il suo dolce profumo. Le sue mani ormai scrivevano da sole. I pensieri pian piano stavano prendendo il sopravvento, e la rabbia rimontava dentro di se, sapendo che qualche giorno dopo, ormai, nulla sarebbe più esistito. Lui non voleva, si sforzava di guarire, ma era una cosa necessaria. Basta. Non ce la faceva più.
Ridusse ad icona il file aperto e aprì Outlook. Fece clic su “Invia/Ricevi”. Sentiva che questa volta avrebbe risposto alla sua e mail. In basso a destra la bustina argentata confermava la ricezione di un nuovo messaggio. Il cuore batteva forte, ma era una nuova illusione, da accodare a tutte quelle che aveva vissuto fino a quel momento. Era un messaggio da parte di una newsletter che nemmeno ricordava più di aver attivato. Lo cestinò e tornò al suo lavoro.
Era ancora l’insensibilità a fare da padrone al suo dolore, alla sua sofferenza. Era certo, però, che lei aveva letto quella e mail, e che non aveva risposto pur sapendo quanto lui stava male.
Non aveva tutti i torti: lei, insensibile e testarda, quella sera, aveva letto il suo messaggio, pensato e ripensato a quello che fù un tempo e a quello che poteva essere. Eppure, non sapeva pensare ad altro che ad odiarlo. Si sforzava d reprimere quella dolcezza che alle volte faceva la sua comparsa in lei, perchè mai più doveva esistere dolcezza con lui, con lui che l’aveva fatta soffrire, con lui che voleva ancora amare ma ormai non poteva più. La sua sofferenza doveva essere pari alla sua. Ecco il ragionamento che faceva: come lei aveva sofferto anche lui doveva.
Non ce la faceva più, stava soffrendo un altra volta. Salvò le ultime modifiche ed aprì la cartella con le loro vecchie foto. Le guardava e ripensava a loro, al loro amore, al sentimento che univa i loro sguardi e i loro pensieri.
Era immerso nei pensieri più profondi, e si perdeva nelle congetture arzigogolate della sua mente. Solo il suono della campanella lo riportò alla realtà. Per fortuna che aveva finito di scrivere tutto.
Non aveva voglia di uscire fuori: il tempo di stampare tutto e i programmi erano pronti per essere consegnati.
Finiti di stampare quei documenti, richiuse l’aula e si avviò verso l’ufficio del direttore. Stava per arrivare, quando un flash, un frangente lo bloccò. Era il suo profumo.
Non poteva sbagliarsi, lo conosceva fin troppo bene: quello stesso profumo aveva fatto da cornice ai suoi momenti più belli, alle sue emozioni, alla sua gioia e alle sue lacrime quando quel dì lei se ne andò.
Si voltò di scatto. In lontananza, la silhouette di una ragazza scoloriva piano.
Era fermo sul ciglio del corridoio, quando lo squillo del cellulare lo riportò alla realtà di ogni giorno. Prese in mano il telefono e lesse il promemoria che lui stesso aveva scritto qualche giorno prima (e di cui si era regolarmente dimenticato) : “ORE 16: APPUNTAMENTO DOTTORE”.
Già, doveva andare dal dottore. Aveva appuntamento con chi avrebbe cancellato il suo passato.
Cancellare il passato.
Nella sua mente rimbombava da tanti giorni questa frase, ancora da prima che il dottore facesse la sua proposta. Pensava e ripensava a che senso avrebbe cancellare il passato e mascherarsi ai suoi occhi solo per sfuggire da chi ti ama.
Ci pensava da quando scoprì che la sua ex, ora, si faceva chiamare con un altro nome, solo perchè aveva paura di essere scoperta dal suo ex, da lui, e non capiva che senso avesse fuggire dal passato per non farsi trovare dagli occhi di chi ama, di chi soffre, di chi vorrebbe soltanto un bacio ed un abbraccio. Soltanto un bacio ed un abbraccio.
Il pomeriggio arrivò presto: il tempo di un pasto veloce e via, nel traffico della metropoli, per andare incontro alla fine del proprio passato.
Il dottore lo aspettava già.
Lo vide ed esclamò “benvenuto, la aspettavo. Si accomodi pure qui, sul lettino”
Nell’aria, l’odore di fragranze esotiche favorivano la concentrazione sui suoi pensieri, sulla sua parte interiore, sul su dolore, sulla sua solitudine che sembrava immensa dentro quelle mura, dentro quel corpo, dentro quel suo piccolo grande dolore, quella sofferenza nel non avere più una persona da amare.
Il dottore aveva capito che il ricordo era il suo dolore più grande. L’unica soluzione era fargli dimenticare di aver vissuto quell’amore. Lo guardo dritto negli occhi. Abbassò poco la finestra da cui entrava un sole caldo, filtrato dalle nuvole. I raggi bucavano le nuvole e spandevano intorno una luce bianca, divenuta più scura con quella persiana che oscurava la stanza e creava atmosfera.
“Amico caro”, disse, “lei capisce che così non può andare avanti? Capisce che la sua sofferenza la fa stare male, le fa perdere concentrazione? Perchè non capisce? Provi per un attimo a dire BASTA! Lo faccia per lei stesso. Dimentichi.”
Quelle parole aprirono in lui un vuoto silenzioso, che lo fece sciogliere in lacrime, in disperazione, perchè capiva di non riuscirci. Quell’amore era troppo grande per lui, significata troppo, era troppo, troppo importante. Sapeva che non aveva senso continuare a crederci, ma capiva anche che l’unica cosa che voleva era un abbraccio. Che tutti gli abbracci del mondo non avevano la stessa “valenza” del suo abbraccio, delle sue mani, del suo profumo, della sua voce. Di tutto quello che era lei.
Si struggeva nella sua indifferenza. Lei non soffriva del suo dolore, lei era totalmente indifferente. Cosa le importava se lui viveva, se lui moriva, se lui era lì o soffriva?
“Testarda” – Non sapeva descriverla in altro modo.
Quando il dottore gli chiese di descrivere la sua ex, il suo pensiero fisso, il suo tormento, non sapeva descriverla in altro modo. Diceva soltanto che “per lei il passato non esiste più e non esiste remissione di farlo tornare, di ripensarci”
Il dottore, intanto, prendeva nota sul suo taccuino, che ormai cominciava a non bastare più, tanto da doverne adottare uno soltanto per lui.
Stava male, era visiblmente triste.
Quell’amore che non aveva lo stava distruggendo, come una candela che si spegneva giorno dopo giorno dopo giorno…

(Continua)

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Ricomincia la mia stagione di danza (e parte davvero in maniera "caliente" :-)

Pensiero di domenica, 27 agosto 2006 - 14 Commenti


Dopo la pausa estiva , ieri sera ho ricominciato la mia stagione di danza , e devo dire che è cominciata davvero in maniera esorbitante e abbastanza “caliente” e decisamente piccante … Leggere per credere !

Sono (siamo) arrivati al locale abbastanza presto : ovviamente , essendo riaperto da poco , il locale era semi deserto (almeno all’inizio , visto che dopo è arrivata una vera e propria “carrettata” di gente :-) .
Dopo aver mangiato e finito , abbiamo aspettato l’inizio della serata danzante . Intanto , di fronte a me c’era un gruppo di ragazze che festeggiava l’addio al celibato di una di loro .
Dopo aver fatto un brindisi , scartano i regali , e … credetemi … sono rimasto senza parole °_O
Beh , un reggiseno , per una donna non è certo un regalo “scabroso” , ma quell’altro regalo che le hanno fatto , beh …. ecco ….
Diciamo che la “forma” mi ricordava “qualcosa” , ma non ero riuscito bene a capire cosa fosse … Quando poi ho capito che vibrava , allora ho capito che regalo le hanno fatto le simpatiche amiche :-)
Immaginate la scena , quindi : ste ragazze che festeggiano , che urlano , fanno il brindisi nel tavolo accanto al nostro e io (noi maschietti più che altro) come dei pesci lessi a guardare , senza parole ! Forse lo hanno capito , difatti , e han subito deciso di cambiare discorso …
Vabbè , superato lo “shock” di aver visto quel coso … ehm … di aver visto il simpatico regalo , è cominciata la serata … Il bello arriva adesso !!!
Mi sono subito buttato in pista e , non si sa bene come , c’erano solo poche persone , almeno all’inizio , ripeto .
Non appena han messo i balli , ripeto , non si sa bene come , mi sono ritrovato da solo in mezzo alla pista con tutta la gente intorno a me che cercava di capire come si ballasse , quindi era un pò come se fossi il “capogruppo” … Tutti a seguire me e APPLAUSI PER GIOMBA GIOMBA GIOMBA APPLUASI PER GIOMBA :-D
L’aria abbastanza “caliente” di ieri sera , unito forse al fatto che avrò decisamente “fatto colpo” ha fatto in modo che , nel corso della serata , due ragazze si siano avvicinate a me .
Arrivato ad un certo punto , al Pasodoble , due ragazze si avvicinano a me , mi stringono la mano , mi guardano negli occhi e mi chiedono se potevo insegnare anche a loro come si ballasse :-D
Ballando ballano il “fuego” si accende in qualche modo e , al momento della bachata , ballo sensuale per antonomasia , una delle due ragazze mi si mette davanti e si struscia su di me come se fossi il palo della lap – dance °_O
Vi lascio immaginare il mio imbarazzo , ma nel contempo anche il batticuore che avevo :-D
Durante la serata abbiamo ballato insieme e dopo ci siamo salutati :-)
Niente di chè , ma decisamente una serata diversa … Abbastanza “caliente” direi :-D

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