A distanza di tre anni

A distanza di tre anni

A distanza di tre anni: cosa è cambiato, cosa vorrei cambiasse, cosa ho perso, cosa ho trovato, cosa ho ritrovato, cosa correi trovare.

A distanza di tre anni: è un bel periodo per una persona, per la sua crescita personale, per il suo cambiamento.

Tra poco saranno passati tre anni dal giorno in cui la mia vita – vuoi o non vuoi – si è radicalmente trasformata, ritornando a quella specie di routine che era tale fino a diversi anni prima di quella data: di cose ne sono cambiate parecchie, e sicuramente ho perso molte cose, ma posso anche dire di averne trovate e ritrovate altrettante, senza contare l’indubbia crescita personale che questo periodo continua a rappresentare a distanza di tanto tempo.

Quello che provo, e che continuo regolarmente a ripetere, è incredulità di fronte a questo tempo passato: mi sembra assurdo pensare che siano passati tre anni, cioè non è proprio possibile! Sembra che fosse accaduto ieri, la settimana scorsa al massimo, ed invece sono tre anni che le cose sono cambiate.

Cerco sempre di ricordarmi che le cose non potevano andare diversamente, e che ciò che è accaduto mi ha messo al riparo da un futuro decisamente peggiore, ma posso anche dire che le cose che mi mancano sono quelle che, col senno di poi, mi rendo conto non essere mai esistite davvero tranne che nella illusione, come quando t’illudi che tutto vada bene, e pretendi di vedere che tutto vada bene. Poi ragioni, e capisci che non va bene un cazzo di niente.

Ecco: se mi chiedessero cosa mi manca direi che mi manca esattamente quella cavolo di parte illusoria che si era creata, e che ho scoperto di essere tale soltanto dopo, quando ho scoperto come, realmente, sono andate le cose: è paradossale dover ammettere che le cose che ti mancano di più sono quelle che ti sei illuso di aver vissuto, ma che – molto probabilmente – non avresti mai avuto modo di vivere davvero!

Per tutto il resto, è chiaro che sono qui a raccontarlo, ma le ferite del dolore, quei pomeriggi immensi ed infiniti, la prima estate trascorsa a piangere e sperare, quella, davvero, è difficile da dimenticare e da considerare come “mai esistita”. Quel dolore è esistito davvero, ma poi è passato: il dolore pi grande è sapere che tutto quello che hai vissuto è stato inutile, come il tempo sprecato, come i progetti costruiti. Tutto falso, tutto inutile, tutto inesistente.

Direi che c’è già abbastanza per restare senza altre parole da dire…

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