Aiutatemi a tornare a casa

L’estate appassiva silenziosa.

Mi ritrovai per quella strada, tra tutte quelle persone, tra quelle voci: i venditori ambulanti urlavano la bontà della loro merce, mentre il giorno si faceva alto come il sole che brillava nel cielo, ma i suoi raggi non riscaldavano più come i bei giorni del tempo andato, quando le mattine profumavano del tempo andato, dei fiori sbocciati nei primi raggi del mattino.
Il mercato di Corso Calatafimi proseguiva lento nel suo vocìo, e tra le bancarelle ognuno toccava, camminava, parlava, stringeva e sfiorava la merce.
Camminavo quasi per inerzia, senza curarmi di quelle voci, di quegli uomini sudati sotto gli ombrelloni, intenti a urlare, intenti a richiamare l’attenzione. Ma io quasi non me ne accorgevo più.
Camminavo e, d’un tratto, qualcosa colpì la mia attenzione, come un muro, d’improvviso, di fronte a me.
Tra una bancarella e l’altra, in un piccolo spazio, c’era una ragazza in ginocchio, e davanti aveva un cartello: aiutatemi a tornare a casa.
Aveva pressappoco 25/26 anni. La sua etnìa e i suoi tratti erano, evidentemente, stranieri: chissà quali storie avevano incrociato il suo destino, quali aneddoti potevano raccontare i suoi occhi stanchi.
Restava in ginocchio li, accanto a poche foglie ormai ingiallite dal finire della bella stagione. Restava li, davanti all’insofferenza della gente che passava ignorando le sue ragioni, ignorando la sua sofferenza.

Da quel giorno non la vidi più. Chissà se è mai riuscita a tornare a casa. Chissà se ora è felice. Chissà adesso dov’è…

 

 

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4 Commenti

  1. Spero di cuore che ora, questa ragazza, sia tra l’affetto della sua famiglia… sia felice… sia a casa!

    Leggendo mi viene da pensare a tutte quelle persone che si incontrano per strada: c’è chi fugge da una realtà terribile, c’è chi insegue un sogno dipinto dei colori della speranza per un futuro migliore, c’è chi soffre in un mondo che sente più proprio… Chissà se un giorno le cose cambieranno e non ci sarà bisogno di fuggire dal propro paese, dai propri cari, per poter sorridere al domani…

  2. io non credo più a nessuno tutti poveri tutti che fuggono e per la maggior parte sono frottole vengono solo perchè si aspettano guadagni facili e vita facile perchè non se ne stanno al loro paese e impiegano le loro forze per cambiare il modo di vivere del popolo come abbiamo fatto noi a suo tempo?Aiuta qui aiuta là e noi italiani chi ci aiuta?dopo una vita di lavoro di pagare fior di tasse passiamo la vecchiaia al limite della fame.Tante volte mi vien voglia di fare la pendolare,predndere un treno andare in una città dove nessuno mi conosce e chiedere la carità alla sera tornare a casa forse sarebbe il modo di vivere meglio e non spaccare il centesimo ciao Ida

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