Alzheimer, dall'uva nuove speranze di sconfiggere la malattia

Alzheimer più curabile con l'uva

Alzheimer più facile da sconfiggere, si spera, con l’uva: una recente ricerca americana lo conferma. Ecco i dettagli della notizia.

Alzheimer, si spera, maggiormente curabile con l’uva. Sono questi i risultati di uno studio realizzato dai ricercatori della California University, secondo cui:

I risultati dello studio suggeriscono che l’assunzione regolare di uva può fornire un effetto protettivo contro il declino precoce associata alla malattia di Alzheimer. Questo studio pilota contribuisce alla crescente evidenza che supporta il ruolo benefico dell’uva sia neurologico che sulla salute cardiovascolare, tuttavia studi clinici più grandi sono necessari per confermare gli effetti da noi osservati.

Nello specifico, sembra che integrare dosi maggiori di uva aiuti chi soffre della malattia a guarire: la dose consigliata dagli esperti è pari a due tazze al giorno, così come dimostrato dall’analisi di volontari che hanno consumato il succoso frutto per diversi mesi. Si è visto che chi, appunto, ha consumato l’uva nelle dosi indicate, presentava un aumento del metabolismo in determinate aree del cervello, ovvero quelle deputate a miglioramento dell’attenzione e della memoria e una diminuzione del metabolismo nelle aree, invece, correlate alla malattia, con un vantaggio sicuramente evidente!

Alla base del meccanismo benefico dell’uva ci sono, infatti, i polifenoli, noti, principalmente, per le proprietà antiossidanti ed antinfiammatorie che riducono, appunto, lo stress ossidativo e favoriscono il flusso sanguigno, con tutta una serie di benefici conseguenti a tutto vantaggio delle funzioni mnemoniche e cerebrali.

Una speranza in più, insomma, per gli oltre quarantaquattro milioni di pazienti affetti da questa terribile ed ostica malattia, ancora così difficile da combattere e sconfiggere: resta da capire, tramite ulteriori studi, adesso, come questa scoperta verrà applicata in ambito medico, magari attraverso la creazione di farmaci mirati creati attraverso il principio di funzionamento scoperto dalla ricerca in questione.

Ancora una volta, quindi, la speranza è in mano alla ricerca… Incrociamo le dita e speriamo per il meglio!

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