Angoli di vuoto

Angoli di vuoto

Angoli di vuoto, nel caldo di pomeriggi d’estate che sembrano senza tempo e senza fine, nella casa vuota che riecheggia tra le mura tiepide…

Angoli di vuoto, dentro e fuori di noi, negli angoli di casa vuoti che riecheggiano di passi e calore, di ricordi e lacrime nascoste, piante sopra un tavolo da lavoro, senza che nessuno se ne fosse mai accorto, senza che nessuno mai sentisse cosa provi davvero dentro.

Questo tempo continua il suo lungo viaggio nel niente, nel silenzio di giornate afose, di urla buttate al vento e mai più ascoltate, di visi rigati dal dolore, come tutte quelle parole, quelle frasi vuote e stupide perse nel vero essere che ci si è ritrovati, nella vera persona che ha trovato modo di esistere, nella tiepida e diretta consapevolezza dell’insensato vuoto, del grande niente che sarebbe stato ancora, che sarebbe potuto essere, che sarebbe potuto restare se solo tutto fosse rimasto immobile ed immutato.

Restano soltanto frasi perdute, parole accavallate ad altre parole, momenti belli, momenti di illusione, in cui, per un solo istante, si è creduto di potercela fare, ma in cui ci si è resi conto di quanto nulla sarebbe rimasto tale, come tale è rimasto quel silenzio che rimbomba la sua presenza nelle ore che si accavallano ad altre ore, divenute giorni, mesi, anni. Perché scappare è stata la sola cosa in grado di buttar giù la maschera a chi di quell’amore non ha saputo che cosa farsene.

Eppure io quella mattina me la ricordo: era una mattina limpida e calda, come queste notti bollenti piene di afa e con l’aria secca, ma quella mattina l’aria era gradevole. Ricordo perfettamente quel passeggiare, quell’andare in giro, camminando tra le strade a raccontare, a fermarsi su una panchina aspettando l’autobus.

E mi pare assurdo che sia passato tutto questo tempo!

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