Bozze per un romanzo

 

Capitolo 8

Finalmente era arrivato.
Si avviò verso il tavolo, posò la pesante borsa, e si sedette quasi senza fiato. Guardava sul muro le ombre del sole che formavano strani disegni geometrici, come tante luci impazzite di gioia. Ammirava in controluce i raggi del sole che filtravano piano in quel mezzogiorno che sembrava senza una dimensione.
Si tolse la cravatta, e buttò via la giacca: ripose la borsa, non prima di aver tolto quel malloppo di carte, compiti, appunti, scarabocchi, pensieri.
Si avviò verso il computer, lo accese: il Messenger si era connesso d’improvviso, quasi senza chiedergli autorizzazione. Ha sempre odiato quei programmi che si connettono senza chiederti autorizzazione. Il Messenger mostrò un "messaggio offline": "vorrei vederti oggi pomeriggio, al solito bar. Ti aspetto alle quindici e trenta".
Non aveva parole: che fare? Accettare il suo invito, chiarirsi, parlare, o guardarla negli occhi e mandarla direttamente a quel paese? E poi quel pomeriggio c’era anche l’incontro per suonare insieme. Che fare?
Si tolse le scarpe, la camicia, i pantaloni: il sole colpiva la sua pelle, illuminando i muscoli sul petto. Poi, d’un tratto gli sembrò di sentire la sua voce, di rivedere per un istante tutto ciò che era passato, e tutto ciò che gli era rimasto dentro, compreso il dolore. Doveva trovare la forza di mandarla via dalla sua vita. Si decise. Inviò un SMS per annunciare che quel pomeriggio non sarebbe andato a suonare. E cominciò a rimuginare, a fantasticare sul pomeriggio.
Chiuse tutto. Spense il computer e corse a mangiare qualcosa. Non c’era un attimo da perdere: l’occasione era troppo importante per non sfruttarla.
Con un panino in mano, aprì l’armadio. Prese la camicia e la cravatta più elegante che aveva, poi la giacca e i pantaloni. Le scarpe completavano uno strano mix di eleganza e sensualità, del quale quasi si sorprendeva.
Il tempo sembrava non trascorrere più: si sedette sulla sedia in balcone, a guardare il traffico dell’ora di punta, che scorre monotono, poi veloce, quasi come se sfrecciasse su una strada di luce e di suoni, di ombre e di ricordi. Guardava il cielo completamente azzurro, e sembrava che si perdesse verso una linea infinita. Ripensava a tutto quel tempo passato, e credeva fossero passati anni, secoli, ma in fondo, di tempo, ne era passato non molto. Ma sentiva una forza dentro lui: la forza del cambiamento. La forza di voltare pagina e continuare a guardarsi intorno. Fino a qualche ora prima, probabilmente, avrebbe pensato diversamente, ma quell’occasione gli fece cambiare idea.
Non era più tempo per ragionamenti e fantasticherie: era giunto il momento.
Scese le scale, e si precipitò in strada. Con molta calma, ma anche con una certa emozione, camminava sul marciapiede baciato dal sole del primo pomeriggio, mentre accanto a lui le auto correvano veloci verso mete ignote. Ancora qualche passo e sarebbe arrivato di fronte a lei. Imbocco la curva. La vide.
Era già seduta al tavolo, pronta ad aspettarlo.
Si avvicinò piano al tavolo. Si voltò di scatto. Si perserò nei loro sguardi, come se non esistesse più nessuno intorno a loro. Eppure tanti ragazzi, tante persone erano intorno a loro. Ma per un’istante c’erano soltanto loro.
"C’è sempre un’aria di circostanza in queste occasioni", pensava. E in fondo non aveva tanto torto. Cosa potevano dirsi due persone che si reincontravano dopo più di due anni dal loro addio? Poco, molto poco.
"E’ un peccato", continuava a ripetersi, quasi come se volesse mentire a se stesso, ma più si guardavano, più sentiva dentro una rabbia che non sapeva spiegarsi.
Erano seduti al tavolo, a guardarsi senza parlare. Ma quel silenzio parlava più di miliardi di frasi. Poi, prese l’iniziativa: "se non la prendo io, qua rimaniamo per ore", pensò.
– "Allora, cosa vuoi da me?". Forse era un modo rude per iniziare una discussione tra due persone che si sono amate, ma quella rabbia era diventata insopportabile!
– "Beh, non ti sentivo da tanto tempo, e avevo voglia di vederti! Sai che, intanto, mi sono fidanzata?"
Quella frase fu la goccia che fece traboccare il vaso: – "ah, oltre al danno la beffa! Ma cosa ti credi? Cosa vuoi? Mi hai chiamato per prendermi in giro? Non ci vediamo da tanto tempo e vieni qua a dirmi che ti sei fidanzata? Cosa vuoi che possa importarmi?"
– "Ma ascoltami, tenta di capirmi! Io vorrei rimanerti amica! Guarda che tante persone che si sono lasciate sono rimaste amiche". – "Si, tante, ma non io. Se non hai altro da dirmi ora me ne vado"
– "Ma nò, ti prego, aspetta". -"E perchè dovrei? Per farmi prendere ancora in giro da te? O per soffrire ancora? Sai quanto ho sofferto per te, e ora vieni a dirmi che ti sei fidanzata, e per giunta vuoi anche rimanermi amica? Ma dico, non ti sembra di esagerare?"
– "Si, so come la pensi, però perchè non provare? In fondo, io sono fidanzata, e credo anche tu!" – "Se sono o non sono fidanzato non penso possa importarti. E poi perchè non ci hai pensato prima? Il mio numero lo hai sempre avuto, anzi sei stata tu che lo hai cambiato, abbandonandomi del tutto. Ricordi tutto quello che mi hai distrutto? Tutte le speranze che nutrivo per noi? No, non posso proprio rimanerti amico. Adesso scusami. Se non c’è altro, me ne andrei."
– "Okay. Almeno posso telefonarti?" – "Ciao"
Preferì non risponderle. Si voltò e se ne andò via. Ma si sentiva già molto meglio!

(Continua)

Bozze per un romanzo : solo una cosa voglio aggiungere . Non pensate che davvero quanto ho raccontato sia la fotocopia di cose accadute realmente . Magari ho preso spunto , ma per tutto il resto è soltanto frutto della mia fantasia . Questo racconto , come tutti quelli che seguiranno , sono PROTETTI DA LICENZA CREATIVE COMMONS LICENCE . E’ vietata la copia e la riproduzione, siano esse anche parziali . Se qualcuno fosse interessato al mio racconto , può contattarmi privatamente dalla sezione "Contatta Il Giomba" (C) Giomba – C.C.Licence

12 Commenti

  1. ciao supertech

    è una epidemiaaa – molti scrivono a puntate in qsto periodo –

    e cmq ho gia copiato e incollato il tuo romanzo e l ho pubblicato su IL TIMES e LA GAZZETTA DELLO SPORT DI VARESE –

    sbajato .. sigh ?

    ahah ciao

    v

  2. eheh vanitosone.,..

    ps

    maaaaaa tu sapevi ke irene era cosi brava a cantare ??

    mi ha lasciato or ora un messaggio. – sono contentissima per lei.

    se la senti salutalaaaa.

    grazie

    ciau

    v

  3. Ma guarda un pò, dopo due giorni di asssenza ti ritrovo scrittore!!! Sapevo di questo tuo racconto perchè ho visti i capitolo precedenti in colonna …. mò li devo andà a legge!!!! abbè, lo farò!!! Mi mancano due concerti ancora e poi si ritorna alla normalità!!! Non vedo l’ora, sono stanchissima!!!! Un bacione a te, ho letto il tuo commento da me. Grazie. Baci a tutti Nenet

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