Cari padri, perché non comunicate con i vostri figli?

Cari padri, perché non comunicate con i vostri figli

Cari padri, perché non comunicate con i vostri figli? La domanda è tutt’altro che banale, soprattutto in tempi particolari e difficili come questi…

Cari padri, perché non comunicate con i vostri figli? La risposta appare tutt’altro che scontata…

Non so bene cosa stia accadendo da un po’ di tempo a questa parte, ma sempre più persone, sempre più amici, soprattutto adolescenti, mi riferiscono di avere seri problemi di comunicazione con i propri padri: non so se si tratta di incompatibilità caratteriale, di una questione prettamente generazionale, ma la situazione, a tratti, è quasi preoccupante.

È una condizione da attenzionare soprattutto perché, per quanto ho potuto notare, tanti amici, adolescenti ma anche più grandetti, mi raccontano di vedere un padre assente, chiuso nella propria quotidianità, che non dialoga, non si interessa, a tal punto da far sentire “orfano” il giovane che si vede privato di queste attenzioni. Probabilmente, i padri hanno una maggiore (naturale) difficoltà ad espletare questo tipo di affetto, ma la situazione oggetto del contendere sembra essersi inasprita negli ultimi periodi. Forse è colpa dello stress di questi tempi, forse il lavoro divenuto più pesante, forse le maggiori responsabilità derivanti dal periodo, ma è interessante notare come più di una persona mi abbia riportato la medesima realtà, e questa cosa, sicuramente, lascia spazio a diverse riflessioni in merito.

Per carità, adesso non voglio attirarmi le ire dei padri o creare disparità tra genitori affermando il maggior potere materno, ci mancherebbe altro, ma a fronte di un dato che è, obiettivamente, tale, è interessante cercare di capire perché questi giovani si sentano incompleti nel rapporto genitoriale, mancanti di un pezzo, privati di quelle attenzioni, di quel bene che si aspettano da un padre che, invece, pare disinteressarsi, pare non volerne sapere della vita del proprio figlio o della propria figlia.

Quel che è certo è che, decisamente, un atteggiamento di chiusura da entrambe le parti è deleterio, e non mi riferisco esclusivamente a questo caso, ma in generale nella vita: se da un lato sbaglia il genitore, credo che dall’altro sbagli anche il figlio a non chiedere spiegazioni. Il più delle volte, magari, si può scoprire che è soltanto una sensazione, o magari insistono ragioni più profonde, come un periodo particolarmente stressante o preoccupante da parte del padre, difficoltà di qualche tipo che si riflettono nel rapporto, e tantissime altre combinazioni e possibilità che solo il dialogo può chiarire.

Insomma: un dialogo vero, sincero, schietto, senza preclusioni o preconcetti, può sempre fare la differenza, e, tante volte, riuscire a salvare interi rapporti. Parliamone, prima che sia troppo tardi!

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