Come si fa a trovare un amore?

Come si fa a trovare un amore

Come si fa a trovare un amore? Come si fa a trovare quel sentimento da stringere forte a noi per sempre? Come si fa?

Come si fa a trovare un amore? Nessuno, purtroppo, sa rispondere davvero…

È una domanda assolutamente semplice in fondo, ma la risposta contiene in sé una forza capace di scatenare la più grande delle deflagrazioni che l’essere umano abbia mai visto, e, molto probabilmente, nessuno è davvero in grado di conoscere la risposta. Come si fa a trovare un amore? È una domanda bella tosta, me ne rendo conto, un po’ come se vi domandassi perché nasciamo, perché si muore, perché esistono le ingiustizie, perché i bambini devono soffrire, perché gli esseri umani devono soffrire… Se ve lo domandassi, voi stessi non sapreste cosa rispondermi, e non c’è nulla di anormale in questo, anche perché nessuno di noi ha il potere di conoscere tutte le risposte.

Nella mia vita ho sofferto tanto e spesso silenziosamente, e tantissime volte mi sono chiesto come si faccia a trovare l’amore: mi sono illuso tante e troppe volte di averlo davvero trovato, ma quelle volte in cui ho davvero donato il mio cuore, ho ricevuto soltanto ingratitudine e dolore, cattiveria e malvagità… Eppure mi guardo in giro, e mi rendo conto che tante persone hanno davvero trovato l’amore della loro vita, l’essenza più pura di questo sentimento… Ma non ho mai smesso di pensare che, in qualche modo, sembra quasi che questa possibilità mi sia preclusa, e non ho mai capito perché. Alle volte chiedo al Buon Dio perché questa possibilità mi sia negata, ma non trovo nessuna risposta… Ovviamente, non prendo neanche lontanamente in considerazione le solite frasi cliché che mi sento dire da una vita, tipo che “l’amore arriva quando meno te lo aspetti”, che “quando smetti di cercarlo l’amore appare improvvisamente”, ed altre menate di questo tipo che mi fanno soltanto ridere. Sono anni che aspetto che le vostre minchiate di saggezza trovino un fondo di verità!

Ho provato – e provo – sulla mia pelle quel distruttivo senso di solitudine che tanti cercano di santificare, continuando a ripeterti che “se non sai stare da solo non sarai mai in grado di amare davvero”: per carità, assolutamente nulla da eccepire, ma vorrei dire a queste persone che, dopo ormai dieci anni, credo di essere più che sufficientemente esperto in solitudine, e che sarebbe anche arrivata l’ora di vedere quei risultati concreti tanto millantati ma per nulla presenti.

In questi anni ne ho davvero sentito dire di ogni: le app di dating, dove passi il tempo ad aspettare un match che non arriva mai, o le più strane e sconclusionate teorie sulle occasioni di vita sociale che dovresti imparare a crearti, tipo i corsi di ballo, di cucina, di lingue, di ceramica, e potrei ancora abbondantemente continuare. E poi c’è chi si limita alla demagogia, invitandoti ad uscire e passeggiare, come se l’amore fosse una merce che puoi acquistare dal fruttivendolo del Bangladesh sotto casa.

Mi fa ridere e contemporaneamente piangere pensare di essere quasi diventato una Bridget Jones al maschile: giusto un paio di giorni fa, a tal proposito, leggevo i risultati di una ricerca relativa proprio alla cosiddetta “Sindrome di Bridget Jones”, altrimenti detta “Anuptofobia”. Viene definita come

“la paura irrazionale di rimanere soli a vita o non trovare mai un partner, e, per questo motivo, la scelta anche di accontentarsi di amori obiettivamente errati o tossici pur di non restare soli”:

mi verrebbe da chiedere se, dopo dieci anni e un paio di relazioni (lunghe e non per gioco!) in cui ho veramente messo il cuore solo per riceverne calci in culo e il doppio di anni di terapia, si possa essere autorizzati a definirsi “anuptofobici” o se, al contrario, bisogna ancora continuare a prendere per il culo se stessi e farsi prendere per il culo dagli altri!

Ti vengono a parlare di “anuptofobia” e ti dicono che sei esagerato, che fai la vittima, e che sei anche un ingrato, perché non sai apprezzare la bellezza della solitudine, ma IO so che cosa significa vedere la stessa strada da dieci anni e percorrerla sempre nella stessa solitudine, IO so che cosa vuol dire vedersi passare addosso le stagioni, e vedere gli stessi paesaggi popolarsi e fiorire in primavera per poi morire nel vuoto e nel freddo dell’inverno, IO so che cosa vuol dire guardare la città vivere nei sabato sera e ritrovarmi a piangere tra le quattro mura di una stanza, IO so che cosa vuol dire renderti conto che qualcuno usa le tue ferite per farti del male ed ottenere ciò che desidera, IO so che cosa vuol dire guidare nel cuore della notte in mezzo alla città deserta, e ritrovarti a piangere ad ogni semaforo rosso, IO so che cosa vuol dire avere tonnellate di amore nel petto e sentire il fortissimo bisogno di amare qualcuno, ed invece renderti conto che non hai neanche una mano da stringere, IO so che cosa vuol dire piangere fino a farsi esplodere i capillari dalla faccia. IO so che cosa vuol dire ritrovarmi solo sotto la pioggia, a mezzanotte e trentasei minuti di questo sabato, a piangere senza più capire se sono lacrime o se è la pioggia.

Lo so solamente io, e forse chissà quante altre persone come me. E si permettono anche di parlarti di “anuptofobia”, come se la patologia fosse la tua, come se fossi tu il problema perché non apprezzi la meraviglia della solitudine. Ma che stracazzo ci trovate in questa solitudine di merda? Non c’è proprio niente di bello nell’aver voglia di condividere immagini, momenti, sensazioni, nell’aver voglia di creare ricordi, di scrivere giorni e tempo insieme, e renderti conto che non c’è nessuno accanto a te per poterlo fare. Non c’è niente di bello nel ritrovarti solo nel freddo della notte, in mezzo al niente, o in mezzo al vento leggerissimo e caldo delle notti d’estate, e renderti conto che non c’è nessuno che ti prenda per mano e ti dica “torniamo a casa”. E che nessuno si è nemmeno accorto della tua presenza o della tua assenza.

Chi continua a lodare la sua solitudine è solo una persona che ha fallito e non lo vuole ammettere, e ha fallito perché si è arreso a voler combattere e accetta che non c’è più niente da fare. Ma smettetela di essere ipocriti, smettetela di lodare il silenzio e la solitudine, perché non c’è un cazzo di niente di bello nell’essere soli, nel festeggiare il Natale da soli, sul divano, a vedere “Una poltrona per due” mentre mangi un pezzo di panettone rinsecchito, che se ti va di traverso crepi da solo e nessuno se ne rende conto. Ci avete pensato, eh? E avete anche il coraggio di venirmi a parlare di “anuptofobia”?

Provate a dirmelo in faccia, che l’anuptofobia ve la do sulle gengive. Ma che cazzo ne avete mai saputo di cosa significa essere SOLI? Come vi permettete di non portare rispetto a chi soffre per quello stesso silenzio?

Ormai da troppo tempo ho imparato ad immortalare il vuoto della notte e delle singole serate, di migliaia di serate, di milioni di serate che ho fermato per sempre nelle fotografie che ho scattato in questi anni e che continuo a scattare. Voi non lo potete capire, non siete neppure degni di farlo. E allora state zitti, e chinate la testa di fronte alla nostra rabbia. State zitti di fronte al nostro dolore. Inchinatevi di fronte alla nostra sofferenza silenziosa.

Siamo le persone che piangono senza che ve siate mai resi conto. Siamo le persone che avete abbandonato. Siamo le persone a cui avete distrutto il cuore senza nessuna remora, e che avete lasciato nel dolore perché la sola cosa che conta è il vostro schifoso e maledetto egoismo. Siamo le stesse persone che avete detto di amare e avete lasciato soffrire dentro quelle maledette lacrime. Siamo le stesse persone che avete ghostato, le stesse che avete bloccato sui Social senza neanche avere il coraggio di guardarle in faccia. Inchinatevi e abbassate la testa. Perché non siete degni. E se un domani le cose cambiassero – anche se ci vado credendo sempre di meno perché ho il preciso obbligo morale di essere realista – non dimenticherò tutto questo.

Perché per una persona che si salva dalla solitudine, la fuori, ci sono altre migliaia, forse milioni di persone che continuano a soffrire invisibili e nel silenzio. Ma adesso sono solo anche io, sotto questa pioggia che ha il sapore delle lacrime…

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