Deluso da quel senso di incompletezza opprimente...

Deluso da quel senso di incompletezza opprimente

Deluso da quel senso di incompletezza opprimente… A volte ti fermi, rifletti, e vorresti essere davvero completo per come meriti…

Deluso da quel senso di incompletezza opprimente… Non si tratta certo di essere i proverbiali eterni scontenti, o, come dice una persona che conosco, i proverbiali nemici della contentezza… Piuttosto si tratta di quello strano, costante, senso di incompletezza che talvolta ti attanaglia. Cerchi di non pensarci, cerchi di andare avanti, cerchi di sorridere, lavori, studi, osservi, ti applichi, fai passare, in qualche maniera, le giornate, ma questa strana, costante sensazione rimane accanto, ed è quasi come se, ormai, facesse totalmente parte di te!

Si tratta, forse, di quella famosa storia – che ho affrontato tante volte, anche su queste pagine – relativa alla metà della mela, che ci rende così infelici nel non riuscire a sentirci completi per come vorremmo. E ribadisco: non si tratta di essere irriconoscenti verso le tante cose che abbiamo, le tante cose che abbiamo costruito, che fanno la differenza, e che mancano, magari, ad altra gente. No, non si tratta di questo, davvero: si tratta soltanto di quel senso di vuoto, di quel senso di totale incompletezza – e non riesco a trovare parola che descriva meglio quel che intendo – nel dover affrontare questa vita da soli, certo, ma con la consapevolezza che vorremmo che qualcosa cambi, che arrivi quella persona pronta a diventare la nostra estensione, ma che non c’è.

E smettetela una santa, buona volta per tutte che “devi completarti da solo”, “devi bastarti da solo”, e tutte queste cazzate, perché non fate altro che mentire a voi stessi, sapendo bene, benissimo che l’uomo non è fatto e non nasce affatto per stare da solo, ma per vivere, procreare, continuare la sua specie, creare una famiglia, un futuro, una continuità. E quando manca questa prospettiva, senti dentro quel senso di vuoto che non riesce ad andare via…

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