Distruggersi in silenzio

Distruggersi in silenzio

Distruggersi in silenzio, per non dare nell’occhio e perché, forse, il rumore della distruzione lascerebbe indifferenti chiunque lo senta…

Distruggersi in silenzio, perso nell’indifferenza della gente, quando hai giornate così assurde da lasciarti senza fiato e senza speranze, senza progetti e senza disegni per l’avvenire, e senti dentro quel peso così stancante del dolore che devi portarti appresso, che devi far finta non esistere, che devi portarti addosso con un sorriso, perché nessuno, in fondo, riuscirebbe a provare una reazione, neanche di fronte al rumore di chi si distrugge un pezzo per volta, e crolla come crollano le certezze, come si frantumano le speranze di giornate che non sai neppure dove ti portano, verso cosa cercano di farti viaggiare, ma non trovi nessuna risposta, e questo dolore sembra non voler passare mai, sembra non volersi placare, non voler trovare pace, perché, in fondo, la pace dei sentimenti e dell’amore potrebbe trovarsi solo in un altro cuore…

Si, facile a dirsi, fin troppo facile… Ma dove lo trovo un altro cuore, dove lo trovo un cuore dentro il quale riporre il cuore? Restano solo parole e domande senza risposta, e il tempo passa appresso al tempo, le giornate passano davanti alle giornate, che diventano settimane, mesi, anni, persi ad aspettare, persi a sperare, persi a credere che oggi sarà diverso da ieri, e che domani sarà diverso da oggi, quando di diverso c’è solo quel cazzo di niente, sempre uguale e sempre diverso, mentre avresti voglia di urlare ma non trovi più neppure la forza di farlo, e se anche lo facessi, sai bene che non servirebbe a niente, tranne che a farti del male ancora un po, inutilmente, come il bene che hai fatto, come il tempo perduto a sognare un finale diverso.

Un finale che è sempre lo stesso, ed è sempre nel segno di una sofferenza silenziosa che urla e non passa…

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