Donne... E no!

Donne E no!

Donne… E no! Perché, in fondo, non è sempre che le cose vanno come vorremmo e non è sempre che a comportarsi vergognosamente sia l’uomo…

Donne… E no.

La bravissima Iva Zanicchi cantava, nel 1988, nell’album “Nefertari”, che – da sempre – è considerato il suo lavoro più grande e migliore, “Uomini e no”.

Io direi anche “Donne e no”. In fondo, il senso della canzone si può serenamente volgere al femminile: sarà che sento forte il senso dello sdegno, sarà che ne ho visto di ogni dove e tantissime ne avrei da raccontare, ma quanta gente è passata, quanta gente si è fatta schifare, quanta gente si è dimostrata fasulla e quanta gente, per principio, è stata (oppure ho) tagliato fuori per “manifesta impossibilità”… Quante promesse, quanti progetti, quante parole, messaggi, frasi buttate insieme al tempo perduto di fronte ad un totale spreco di risorse, di giorni, di energie, con finali – a volte – assolutamente comici o tali da poter far ridere per non piangere.

Ah, parlo proprio di tutte eh. Mica di qualcuno in particolare.

Mi viene davvero voglia di urlare se penso a come, a volte, il tempo abbia semplicemente giocato a prenderci in giro, nell’attesa che qualcuno di realmente interessato possa arrivare… Ma questo tempo seguita a passare, così come passano gli anni, le giornate, le sere, e quando resti solo, e quando senti il mondo vivere mentre tu hai solo voglia di scappare via senza riuscirci, altro che bisogno di urlare… Vorresti spiccare il volo, vorresti prendere il sopravvento e dire basta a tutto il resto: basta al dolore, basta al bisogno di vederti felice una santa volta, basta all’idea di sapere che te lo meriteresti pure. E invece no, tutto resta imbambolato, tutto resta maledettamente inchiodato a quel cazzo di niente.

E chi mi ritorna indietro, adesso, il tempo che ho buttato appresso all’illusione di poter amare chi nemmeno conosceva il senso di questa così dolce parola?

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