Emigranti : per non dimenticare i loro viaggi , le loro speranze per un futuro migliore

… E pensare che non era neanche tanto tempo fà , ma è come se ci fossimo dimenticati delle persone che , tanti anni fa , sono partiti con una valigia piena di speranze per il futuro verso l’ignoto , verso terre sconosciute per cercare fortuna .
Alcuni , forse , hanno trovato la vita che cercavano , altri sono stati più sfortunati , ma l’errore più grande che possiamo commettere , sopratutto noi giovani , è quello di dimenticare .
Dimenticare è come cancellare pagine di storia , giorni che sono passati e sono rimaste scritte nelle menti e nelle immagini ancora vive dei nostri anziani , della nostra memoria storica che ancora adesso ci racconta di quei viaggi verso la speranza , di quei saluti dal finestrino del treno , dei sacrifici partendo verso l’America , sogno di gloria e speranza per una vita migliore .
E quante scene di mani che si sfioravano per non toccarsi più , di saluti con i fazzoletti bianchi agitati verso il vento , con le madri che salutavano i loro figli accarezzando i loro visi ,con la speranza dipoterli riabbracciare ancora , di poterli stringere , di poterli ancora avere tra le loro braccia . Così come le mogli che vedevano andar via i loro mariti , figli della fame , padri della speranza verso un futuro migliore , tra le lacrime e le poche cose nei fardelli : mandarini per non avere nostalgia della propria terra lontana , un pezzo di pane fresco per sentire ancora l’odore di una pagnotta appena sfornata , e biancheria bianca per avere l’illusione di sentire ancora le voci di casa , dei propri figli , degli amici , e di chi non si sarebbe più visto per tanti giorni …

L’emigranti ripartunu
(Ignazio Buttitta)

 

Ottu jorna di festa
e ora si nni vannu
ca non è chiù Natali
e mancu Capudannu.

Ritornanu nta nivi
unni c’è negghia e scuru,
e c’è u patruni straniu
e c’è u travagghiu duru.

Unni sunnu chiamati
pi nciùria, terroni
e l’òmini da Sicilia
non semu genti boni.

E partinu cu suli
nto trenu senza suli

… Nto trenu senza suli
cu cori chi ci chianci:
"Addiu bedda Sicilia,

… Oh, terra mia d’aranci,
d’aranci e di canzuni;
u latti mi lu dasti
ma pani un mi nni duni".

Gli emigranti ripartono
(Di Ignazio Buttitta)

 

Otto giorni di festa
e ora se ne vanno
perchè non è più Natale
e nemmanco Capodanno.

Ritornano nella neve
dove c’è nebbia e scuro,
e c’è il padrone estraneo
e c’è il lavoro duro.

Dove sono chiamati
per ingiuria, terroni
e gli uomini della Sicilia
non siamo gente buona.

E partono col sole
nel treno senza sole

… Nel treno senza sole
col cuore che piange:
"Addio bella Sicilia,

… Oh, terra mia d’arance,
d’arance e di canzoni;
me hai dato il latte
ma non mi dai pane".

 

 

 

11 Commenti

  1. Grazie Dani per questo post … ricordare questo nostro passato, non poi così tanto passato, riporta le cose al loro giusto posto …

    ogni tanto bisognerebbe farlo ….

    Aoh … qui c’è il Liga che vorrebbe un caffè DURO ma che roba è?

    A casa mia ha cantato tutta la notte e ha detto che vuole cantare tutto il giorno!!!

    Aiuto Dani, te lo posso lasciare qui mentre vado al lavoro????

    Besos a todos

    NEnet!!!

  2. emigrazione – visto immagini in B/N – letto o visto in tv -e una italia ke nn conosco personalmente .

    la mia famiglia e rimasta stanziale.

    io invece ho vissuto qua e la ma ma per circostanze della mia vita. .)

    buona giornata a tutti.

    v

  3. Liga, hai fatto il bravo?

    Ah, vuoi restare ancora? ceni qui ? ah vabbè meglio così non devo preparare per cinque stassera!!!

    Torno dopo!! Mandi bielis!!

    Nenet

    parola “vola” ma non era Viola?

    :-D

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