Eppure, sono certo che qualcosa l'hai capita!

Eppure, sono certo che qualcosa l'hai capita

Eppure, sono certo che qualcosa l’hai capita! Sono sicuro che, anche se non lo ammetterai mai, qualcosa ne hai pur tratto da tutto questo!

Eppure, sono certo che qualcosa l’hai capita! Non me lo toglie dalla mente nessuno che, probabilmente, hai riflettuto, hai pensato, e forse hai anche capito qualcosa.

Che cosa non lo so, ne posso essere io a dirtelo, ma sono più che sicuro che qualcosa ti è pur rimasto di tutto questo dolore, di tutto questo farsi male e distruggere, anche sapendo che non sarebbe mai più stato uguale niente: magari, ci si può anche ritornare alla mente, certe volte, e non c’è niente di male, ma è sempre importante trarre delle conclusioni, degli insegnamenti.

Da parte mia – e l’ho detto tante e tante volte – posso dire che di insegnamenti e di conclusioni ne ho tratte parecchie, anche troppe, e con esse ho raggiunto nuove consapevolezze che solamente il tempo e l’esperienza han saputo darmi, ma posso ben dire che, forse, sarebbe stato meglio arrivarci prima, rendermene conto prima, osservare prima e giungere prima alle medesime conclusioni che mi han permesso, adesso, di capire tutto quel che non avevo capito fino a quel preciso momento, e che ho continuato a non capire per molto tempo, facendomi del male, soffrendo, pensando e ripensando. Ma non serviva a niente, non è servito a niente e non sarebbe servito a niente!

Ad ogni buon modo, voglio solo sperare che, nel tuo profondo, nel tuo più sincero profondo, possa essere arrivata ad una conclusione che hai voluto tu stessa. Non m’importa quale essa sia: personalmente, custodirò gelosamente l’odore di quei pomeriggi e il suono degli alberi che si piegavano alla brezza leggera dei primi giorni di primavera, e non dimenticherò mai l’azzurrità di quelle mattine in cui stavo davvero bene, in cui tutto mi sembrava colorato e felice, in cui tutto somigliava a quella perfezione che avevo cercato per tanto e tanto tempo nella mia vita senza mai trovarla davvero. Non dimenticherò le passeggiate, il silenzio e quelle foglie sugli alberi, i pomeriggi in centro, la spesa al supermercato e le domeniche pomeriggio a girare per la città, a parlare di noi, a guardare il tramonto dentro l’auto, fermi nel parcheggio, così come non dimentico l’odore dei fiori nel giardino nel primo pomeriggio d’estate e quello splendido odore della sera. Non avremmo mai voluto che restassi “la voce del telefono”, ma, alla fine, è ciò che mi hai fatto diventare. Anzi no: nemmeno quella, perché pure l’ultima voce, l’ultimo filo del telefono, lo hai reciso per sempre.

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