L'era (informatica) che fu

L'Era informatica che fu

L’era (informatica) che fu, nella consapevolezza di un tempo che sta cambiando, e che comunque non tornerà mai più, per quanto male possa fare ammetterlo…

L’era (informatica) che fu, in un tempo che non ritornerà comunque…

È notizia di qualche giorno fa la scelta, da parte di Yahoo!, di staccare la spina, per sempre, a “Yahoo Answers”, popolarissimo servizio nato nel lontano dicembre del 2005, che si basa su un principio basilare ma curiosamente innovativo: gli utenti possono fare delle domande e ricevere delle risposte, che, a loro volta, vengono votate dagli utenti tramite delle “stelle”. Più stelle ci sono ad una determinata risposta, più quella risposta è valida, ma il medesimo ragionamento funziona anche per le domande, ovvero più sono le stelle date ad una domanda, più essa è considerata “interessante” dalla Community.

Inutile star qui a raccontare quanta epicità sia uscita fuori da questo Sito Web: memorabili alcune domande poste dagli utenti, come quel ragazzo che chiede se gli alberi possano o meno parlare, ottenendo come risposta da parte di un utente evidentemente con ancor più senso dell’umorismo, che “se i monti sorridono e le caprette fanno ciao, non c’è nessun motivo per cui gli alberi non possano parlare!”, o ancora quel giovane che chiede “come mai, tramite il suo telescopio, non si vedano le stelle con cinque punte”.

Si perché, vedete, il bello di questo Sito era esattamente il fatto che, alla fine della fiera, si trasformava in un vero e proprio “contenitore di risate”, talvolta involontarie, talvolta no: quel che è certo, però, è che la sua chiusura rappresenta la chiusura di una vera e propria “era informatica”.

Credo di essere “abbastanza vetusto informaticamente”, se il termine mi è concesso, per ricordare, con estrema precisione, tante altre “ere informatiche” che si sono chiuse, traghettandoci – ma non sempre – verso epoche informaticamente più avanzate: ricordo con precisione, ad esempio, quando le ricerche sul Web si facevano con “Altavista”. Ve lo ricordate? Se la risposta alla domanda precedente è stata un si, avete sicuramente superato la soglia degli “enta”: altro che Google, altro che ricerche superveloci ed istantanee!

Altavista è stato, in assoluto, uno dei primi motori di ricerca del Web: correva l’anno 1995, e in quel periodo l’accesso ad Internet era considerato più uno strumento professionale, tutto sommato relegato a pochi, ma, a poco a poco, andava diffondendosi l’idea del collegamento alla rete in casa. I browser che andavano forte erano – neanche a dirlo – Internet Explorer ed il più gettonato Netscape Navigator. Già, perché in quel periodo, la guerra tra i browser era tutta tra questi due software, esattamente come è, oggi, tra Chrome e Firefox. Ecco: le “correnti di pensiero” della navigazione sul Web erano divise tra gli “Exploreriani” e i “Netscapiani”. Come sia andata a finire, beh, è storia: Netscape Navigator crollò progressivamente sotto la “longa manus” di Microsoft e di Internet Explorer, per anni “leader” indiscusso della navigazione sul Web, pur con le sue pecche ben note agli addetti ai lavori, ma anche ai singoli utenti, mentre Altavista divenne un motore di ricerca ben più noto in ogni parte del mondo, trasformandosi in Yahoo!.

Ecco: credo che una tra le più importanti “ere informatiche” si sia chiusa proprio con l’addio di Altavista per Yahoo, che spianò la strada a colossi come Google et similia, mentre la tecnologia avanzava e Windows 95 diventava Windows 98, con nuovi tool, una gestione ancora più semplificata del lavoro al PC, soprattutto in un’ottica di lavoro “casalingo”.

È proprio questa un’altra grande “era informatica” che prende il via in quel periodo: il cambio di “forma mentis” nell’uso del PC, che non viene più visto come uno strumento che usano i professionisti, che usano le aziende, ma comincia a diventare un valido aiuto in casa, per rilassarsi, divertirsi, studiare, tenere la contabilità. Di fatto, è proprio in quel periodo che si comincia a verificare la “profezia” che Bill Gates aveva ipotizzato qualche anno prima in una sua famosa massima: “Nel futuro vedo un computer su ogni scrivania e uno in ogni casa.”.

Senza andare troppo lontano, rimanendo in casa nostra, nel nostro Bel Paese, si sono verificati eventi che, di fatto, chiudono un’era: mi riferisco alla chiusura di Splinder. Forse tanti di voi ricorderanno di questa piattaforma, mentre i più giovani si staranno chiedendo di cosa stiamo parlando: Splinder era la più grande piattaforma per aprire un Blog in Italia. Era arrivata come un fulmine a ciel sereno, nel 2001, silenziosamente, e cambiò in modo radicale l’idea del “Diario Online”, conquistando, prima, gli utenti attraverso il concetto di “Blog”, ai più ancora sconosciuto in quel periodo, ed affermandosi come una tra le prime – se non la prima in assoluto – piattaforma di Blogging in Italia. Ai quei tempi, avere un Blog su Splinder significava essere quasi un VIP: ricordo alla perfezione che tutti i personaggi della TV e dello Spettacolo facevano a gara per averne uno, e ve lo dice una persona – ovvero il sottoscritto – che gestisce il Blog più antico d’Italia, e di aneddoti da raccontare ne ha a iosa!

Anche in questo caso, come sia andata a finire lo potete immaginare: intorno al 2010 si affermò una piattaforma per il Blogging esistente già dal 2003, ma esplosa all’improvviso per la sua facilità e flessibilità d’uso. Sto parlando, naturalmente, di WordPress, che permetteva – e permette ancora adesso – di diventare “Blogger Indipendenti”, installando il proprio Blog sul proprio spazio online, senza dipendere da piattaforme terze, legacci redazionali e tanto altro. WordPress, come una “bomba atomica” fatta di byte, fece piazza pulita di tantissime realtà come Splinder, che decisero di non passare al nuovo sistema. L’era dei siti che offrivano “hosting”, ovvero spazio gratuito per i Blog, era terminata: era tempo di camminare sulle proprie gambe!

Potrei stare qui a raccontarvi tantissime epoche informatiche che si sono chiuse per traghettarci verso qualcosa di meglio (ripeto: non sempre a dire il vero…): vi potrei parlare, ancora, di MSN Messenger (“non ce la faccio, troppi ricordi…” cit.), e di quel bisogno incessante di finire i compiti per connetterci, per vedere chi c’era online pronto a parlare con noi! Vi potrei parlare dei trilli! Ve li ricordate i trilli? Vi ricordate quel sistema, utile a destare l’attenzione della persona con cui stavamo chattando, che permetteva di far tremare il suo schermo per qualche istante? Esistevano delle apposite mod, cioè dei software che andavano a modificare il comportamento del programma, che permettevano di far trillare all’infinito il PC del nostro interlocutore. E voi non potete immaginare quanti “colpi di vaffa” partissero con i trilli illimitati!

Insomma, potrei star qui ancora delle ore, ma non basterebbe a raccontarvi, davvero, cosa si prova nel rendersi conto di stare invecchiando, avendo la capacità di aver visto nascere il futuro e morire ciò che non era più tempo di fare “informaticamente vivere”: è come una strana consapevolezza del tempo che è passato, che, in qualche modo, ti è passato addosso quasi senza che te ne sia reso conto.

In fondo, è la più triste delle consapevolezze, per noi che gli anni li contiamo in Versioni di Windows…

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