
Essere semplicemente Roberta, ma va bene anche Katia, Giovanni, Maria, Alberto, Giuseppe o chi vuoi tu: basta davvero essere se stessi!
Essere semplicemente Roberta: essere se stessi, specialmente quando è davvero difficile…
Questa sera ho parlato a lungo con la mia amica: ammetto che mi si è letteralmente aperto un mondo. Un mondo fatto di pensieri, di riflessioni, ma anche di tante parole che di restano in mente e ti permettono di pensare a lungo su tanti aspetti della tua vita e di quella degli altri. Mi ha molto colpito la difficoltà di essere se stessi: rendersi conto di non sapere più chi si è davvero, di non riuscire più ad essere la parte più vera e genuina di noi stessi, la parte più vera e razionale che possiamo dare agli altri. E posso solamente immaginare cosa si provi nel non riuscire più a sapere chi sei, nel non riuscire più a trovare la strada che davvero ti indica il cuore. Posso solamente immaginarlo, ma la sofferenza vera la vedi negli occhi delle persone che hai davanti, sempre che tu sia davvero in grado di leggere oltre le parole, di leggere ciò che gli occhi di una persona sanno dirti. Io ci riesco, molto probabilmente perché la sofferenza di cui parla la mia amica è la stessa sofferenza che ho provato tante, troppe volte nella mia vita: l’abbandono improvviso e volontario delle persone a cui abbiamo voluto bene, la cattiveria a viso aperto senza nessuna pietà e senza nessun pentimento, il dolore che ti distrugge e sembra volerti rovinare ogni singola giornata, nell’attesa che sia tu a reagire e che sia tu a trovare la strada per rialzarti ancora una volta. Ho guardato dentro i suoi occhi, ed ho rivisto molta della mia sofferenza, ma, ancora una volta, ho visto il dolore che chiede solamente di essere sfogato, di essere compreso, di essere capito. Ancora una volta, ho visto la necessità che tutto quel dolore venisse annullato e buttato fuori attraverso le parole, attraverso il bisogno di raccontare la sofferenza. E ci vuole davvero molto coraggio per rendersi conto che non si è mai davvero da soli. Soltanto il gesto di un abbraccio suggella la sincera unione tra coloro che sanno davvero cos’è la sofferenza.
Ed il resto è soltanto silenzio.




