
Fino alla fine. Io sono fatto così: lotto fino alla fine, finché c’è bisogno di chiarezza. Specialmente perché conosco la verità.
Fino alla fine. Finché c’è verità.
Ciao.
Stasera, per puro caso, mi sono accorto che si sarebbe avvicinato quello che era il nostro anniversario, e allora ti ho pensato, anche se, a dirla tutta, è un po’ che ti penso perché – curiosamente – la vita sembra continuare a darmi dei segnali continui, che, alla fine, non riesci più ad ignorare. Boh, non lo so perché, ma volevo scriverti già da un po’, da un bel pezzo, almeno da quando tu stessa – seppure in forma anonima – mi hai chiesto di scriverti, anche se io, purtroppo, non me ne sono mai reso conto perché quel messaggio, peraltro anonimo (ma non per me…) è arrivato su un telefono vecchio e, chiaramente, spento.
E questa è proprio una delle cose che vorrei chiederti: perché mi hai chiesto di scriverti, tanto da arrivare a sbloccarmi su tutte le piattaforme in cui avrei avuto la possibilità di comunicare con te? Quando, qualche settimana fa, ho ricevuto una tua e mail vuota, seguita dal fatto che ero stato sbloccato sulle varie piattaforme di messaggistica, non riuscivo a spiegarmi il motivo, tanto da credere che si trattasse dell’ennesima, stupida, scusa per litigare, quasi come a volermi far “cadere in trappola”. In realtà, non riuscivo a capirlo esattamente perché non avevo visto quell’NGL, altrimenti – mi devi credere, e sai perfettamente che è vero – ti avrei scritto subito, senza neppure perdere tempo, non fosse altro che per capire.
Allo stesso modo, non riesco a comprendere il perché di quel tuo NGL, il 10 marzo, in cui mi chiedevi chi fosse la persona che mi mancava (e dai, non prendiamoci in giro e facciamo le persone mature: sai perfettamente pure tu che quel messaggio lo hai mandato tu, perché potrei anche dimostrartelo…) Spiegamelo tu: qual è il motivo del chiedermi tutto questo se poi, quando ho cercato di risponderti, quando ho cercato di capire, hai preso – al tuo solito – ad insultarmi inutilmente, quasi come se fosse impossibile parlare in maniera matura ed adulta!
Questo mi fa capire ancora di più ciò che non vede solo il mio cuore, ma anche la lucidità di chi mi sta intorno: non hai il coraggio di ammettere a te stessa che ciò che stai vivendo è solo l’ennesima messinscena per scappare da te stessa, o forse da me e da quello che hai dentro il cuore. Forse, convinta che io non ti avessi risposto per cattiveria o disinteresse (cosa non vera, lo ripeto: semplicemente, non mi sono proprio accorto di quei messaggi, almeno finché non ho riacceso il vecchio telefono!), hai deciso di arrenderti ed accontentarti, di rassegnarti al fatto che quello che hai deve bastarti, raccontando a te stessa la bella barzelletta di un grande amore ritrovato, di un’immensa gioia che hai ritrovato in meno di due mesi.
Ma dimmi la verità: la persona che dici di avere accanto e che – diciamolo – sta fungendo da inconsapevole “tappabuchi”, lo sa che mentre stavi con lui scrivevi a me? Lo sa dei tuoi messaggi anonimi, degli squilli anonimi? Lo sa? Ma – aldilà del fatto che lui lo sappia o meno – e ti posso assicurare che – anche se potrei comportarmi come si sono sempre comportate tante persone prima di me, ovvero fregandomene categoricamente della sua presenza – mi dispiace, anche se non lo conosco e non ho questo piacere di conoscerlo, ma capisco perfettamente che lui è soltanto messo “in mezzo” a tutta sta vicenda, la vera domanda che vorrei farti è se TU sei consapevole di tutto questo!
Cara, ricordati che un amore durato anni non si cancella in due mesi, e, soprattutto, non si sovrascrive usando scorciatoie di ogni tipo. Al contrario mio, che sto soffrendo e sto piangendo fino all’ultima lacrima che mi è rimasta, tu hai – molto semplicemente – cercato la strada più breve, ovvero quella di “sovrascrivere per dimenticare”, quasi come chi “beve per dimenticare”. Ma, come ho avuto modo di dire tantissime volte, quando l’effetto della sbornia finisce, ti assicuro che si torna con i piedi per terra, e tu non riesci a renderti affatto conto di tutto ciò che stai facendo. E se solo avessi il coraggio di essere sincera – per una cazzo di volta – con te stessa, ti renderesti conto che sto dicendo la verità, perché lo sai perfettamente e ne sei perfettamente consapevole!
Aldilà di tutto questo, avevo solo voglia di scriverti, perché dal giorno in cui ho riacceso il vecchio telefono con quel messaggio che mi diceva “Scrivile scemo”, è paradossale e assurdo rendermi conto di quanti segnali riceva che mi spingano a scriverti. Addirittura, ho acceso la radio e hanno passato proprio questa canzone!
Ad una certa, ho pensato che fosse la cosa più logica e matura che io possa fare, perché non riesco a tenermi tutto dentro e, fino alla fine, devo dare delle spiegazioni a me stesso, convincendomi che non ho nessun rimpianto e non mi sono risparmiato nulla nell’aver fatto tutto quello che era possibile.
Prosegui pure questa farsa, ma sono tra i pochi che sanno leggere i tuoi occhi – e sarebbe troppo facile avere la pretesa di essere l’unico a poterlo fare – e la verità – questo si – la conosciamo soltanto io e te.
Dal momento che io stesso sono stato vittima di quei tuoi ex che, quando eri insieme a me, continuavano a scriverti, è anche per questo che non ti ho scritto nulla, ma, facendo quattro conti con me stesso, mi sono reso conto che non ho paura ne di nessuno ne di nessuna circostanza, perché quando hai la verità dentro di te, sai perfettamente che non hai niente da temere. E poi, a dirla tutta, comunicare non è vietato ne, tantomeno, avere un dialogo civile. In fondo, non ci vedo niente di male. Onestamente, vedo più male nella cattiveria di affrontare le situazioni guidati dal rancore e dalla rabbia che avere la maturità di esprimere il proprio pensiero sapendo che si sta dicendo una verità dimostrabile in qualsiasi momento.
L’unica cosa che mi era rimasta da dirti è che non si strappa via brutalmente l’ultimo pezzo di mondo a chi ha perso già tutto. E di momenti schifosi ne ho passati tantissimi, specialmente quando hai deciso di andartene senza nemmeno avere il coraggio di guardarmi in faccia. Ma non sono discorsi che voglio fare, perché la persona rancorosa, qui, sei tu. Io devo soltanto dare a me stesso la possibilità di non dover avere nessun rancore, e di aver fatto tutto quello che potevo fare e dire. Non mi interessa provare rancore, anche se, visto quante ne ho passate, ne avrei tutto il diritto.
Però, se vuoi ancora prendere in giro te stessa, sei padrona di farlo. Ma prima di farlo, devo metterti di fronte a ciò che ti illudi di non voler vedere. Lo devo a me stesso. E in fondo, lo devo a quel “noi” che continuo a rispettare, anche se tu gli hai sputato addosso.
Ciao.




