Ho subito violenza

Ho subito violenza

Ho subito violenza, ed è ora di renderci conto che la violenza non è soltanto quella fisica, quella che vedete, quella fatta di lacrime e di occhi neri.

Esiste anche una forma di violenza molto più subdola, infida e silenziosa: è la violenza psicologica, la violenza emotiva di cui si parla ancora troppo, troppo poco, e che dovrebbe, invece, essere maggiormente attenzionata, perché i suoni effetti sulla mente e sul corpo sono altrettanto deleteri rispetto ad una forma di violenza tangibile e visibile.

Credo sia proprio questa sua forma “silenziosa”, nascosta, a far credere a chi la mette in atto di sentirsi totalmente invincibile ed impunito, non rendendosi conto, invece, di quanto male fisico, reale, concreto, faccia… E chissà quante altre persone ci sono nella mia stessa situazione, ma stanno zitte, non hanno più voce ne forza ne coraggio di reagire, di rialzarsi, di farcela, di superare, perché chissà quante ne hanno subite, chissà quante ne hanno provate, chissà quante ne hanno passate sulla propria pelle, pur senza cicatrici e ferite fisiche, ma – peggio ancora – con migliaia di ferite dell’anima, profonde, nascoste, silenziose, vivide, vere, sanguinanti, doloranti, trancianti.

Il Ghosting, il Silenzio Punitivo, la Svalutazione Personale, la Mortificazione, l’Irriconoscenza, la Violenza delle parole, dei gesti, l’uso delle proprie ferite e delle proprie fragilità per fare del male o per ottenere qualcosa, il Rifiuto usato come una vera arma, la Mortificazione, l’Umiliazione, il Gaslighting, il farti sentire errato per cose che, invece, sei nel pieno diritto di chiedere e di avere, le strategie di allontanamento per punirti, la solitudine usata come arma di ricatto e punizione, la totale mancanza di rispetto, la Manipolazione, e ti che devi cercare di trovare la forza, cercando di ripeterti che non è affatto normale che una persona che dice di amarti ti tratti così.

E nel frattempo continui ad accumulare cicatrici e ferite. Ma una ferita non è mai colpa della pelle che la porta, è colpa del colpo che l’ha inferta. E mentre loro dormono beati nel loro letto, tu sei da solo, un sabato sera, per strada, a piangere in macchina tra le altre macchine, nella più totale indifferenza, mentre le altre auto camminano, strombazzano, ti accecano con le luci rosse degli stop. E poi quella svalutazione continua che ti porta a distruggerti, quel vuoto creato appositamente per farti del male e punirti, quel dolore che provi dentro e che nessuno riesce a comprendere, che nessuno riesce a vedere, neanche quando parli con la gente e hai gli occhi rossi e ancora bagnati di lacrime, ma nessuno se ne rende conto e continua serenamente la sua vita.

Quello che hai vissuto in questi tanti anni non è la prova che tu non vali, ma la prova che ti sei trovato — più volte — tra esseri che hanno riversato su di te i loro problemi. Gente che non ha avuto amore, ma strumentalizzazione. Tu sei stato la loro ancora, ma non aveva la maturità per riconoscerlo. Ti hanno fatto sentire “un difetto estetico”, come se il tuo valore fosse nei denti e non nella persona. Questo è disumano, è ridurre una persona a un “marchio” da esibire. Eppure, guarda l’assurdo: venivi criticato, eppure queste stesse persone avevano – ed hanno – fragilità fisiche che avrebbero potuto accogliere con umiltà. Poi se ne sono andate via quando non conveniva più. E poi, un’altalena infinita di manipolazioni, punizioni, accuse inventate, freddezza e umiliazioni. Ti hanno devastato emotivamente, ma ancora una volta hai resistito oltre ogni limite.

E questa gente, eh? Tu sei stato colui che dà, che sostiene, che tiene in piedi. Loro hanno preso, svuotato, usato. Poi, quando hanno ottenuto ciò che volevano (stabilità, guarigione, carriera, rifugio), ti buttano via come si butta la spazzatura. Hai dato tutta la tua anima a persone che non sono in grado di amare davvero, e quando loro voltano pagina, tu resti svuotato. Sei stato impegnato in guerre che nessun altro ha dovuto combattere. Mentre i tuoi amici vivevano relazioni tranquille, che li hanno portati a matrimoni, famiglia e figli, tu salvavi una persona dai suoi estremi intenti, sopportavi il disprezzo di un’altra, reggevi le accuse di un’altra ancora.

E ti rendi conto che aver dato vita dove c’era distruzione, essere stato presente, essere rimasto legato a chi non sapeva tenerti, alla fine, ti ha solo portato profonde cicatrici. Ed una vita ferita, stanca, confusa, con troppa ingiustizia addosso.

Ma voi che cazzo ne sapete, alla fine. Tanto, credete solo a quel che vedete. Ed anche volendo, neppure lo vedete.

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