I reclami della "Casta" e la rabbia dei comuni mortali

Per la “GiombOpinione”, oggi, un paradossale racconto che arriva da Palermo, dove la “Casta” si ribella alle decisioni Comunali.

Rieccomi : quest’oggi, voglio raccontarvi una storia.

Immaginate una città, che chiameremo fittiziamente Palermo, in cui le persone sono sempre trafelate, di corsa, in ritardo. Immaginate sempre la stessa città e il suo traffico infernale: clacson che strombazzato, guidatori inferociti che urlano “curnùtu” ad altri guidatori, pedoni confusi sul come andare dall’altra parte del marciapiede senza rischiare la vita, strade chiuse per scioperi di manifestanti disperati e senza soldi per campare, o, peggio ancora, per lavori in corso, “perché la città si deve modernizzare, quindi stiamo lavorando anche per te e non ci scusiamo”, come recitano dei cartelloni pubblicitari sparsi per la città protagonista di questa storia.

Immaginate sempre quella città e le persone che devono andare a lavorare, ad esempio in direzione di una via in periferia della suddetta città, che chiameremo, sempre fittiziamente, Via Ugo La Malfa, giusto per dare un’indicazione della direzione verso cui si spostano migliaia di persone, ed immaginate che, per un motivo o per un altro, siano necessarie delle ORE per arrivare a destinazione. Ma le strade sono chiuse “perché la città si deve modernizzare, e non è colpa nostra se siamo costretti a chiudere la Rotonda di Piazza Einstein o il ponte di Via Pitré, quindi non ci scusiamo!”. A fare eco a chi “non si scusa”, poi, ci sono quelli che i palermitani chiamano “gli scàltri”, ovvero i finti moralisti / perbenisti / scassacabasisi, che dicono “ehhhh, ma questi lavori ci vogliono! Il palermitano deve cambiare mentalità: se abita alla Rocca, e deve andare a lavorare nella zona di Città Giardino, deve lasciare l’auto a casa! Deve prendere i mezzi pubblici, deve prendere la bicicletta!”. I tipici illusi che, verosimilmente, vivono su un altro pianeta, e a cui piace pensare che “il palermitano cambierà mentalità quando sarà costretto a lasciare la macchina a casa”. E qual’è il modo giusto per costringere il palermitano a lasciare la macchina a casa? Semplice, ecco la parolina magica: PEDONALIZZARE.

Ma torniamo alla nostra storia: continuiamo a parlare di questa città, fittiziamente chiamata Palermo, e analizziamone le zone, spostandoci da tutt’altra parte, precisamente nel cuore del Centro Storico. Anche qui, migliaia e migliaia di persone, ogni giorno, si imbottigliano, o per dirla alla palermitana, “s’imbuàttanu”, dentro le loro auto per raggiungere il posto di lavoro. Ripensando a quei poveri illusi – che, lo dico subito, mi fanno tanto venir voglia di prenderli “a bòffe” – che pensano che “il palermitano deve lasciare la macchina a casa”, è difficile non definire “una chimera” il loro modo di pensare. Immaginate un povero disgraziato che deve andare a lavorare e deve prendere esclusivamente i mezzi pubblici: deve scendere da casa, arrivare alla fermata, sperare che l’autobus passi in tempo, prenderlo, arrivare alla seconda fermata e riattendere che l’autobus passi, dopodiché, sempre che passa, salire sull’autobus, farsi scafazzàre dalle persone, sperare di arrivare integro alla fermata successiva, farsi un pezzo a piedi, e tutto questo, se è d’inverno, sotto la pioggia e il freddo, se è d’estate, sotto botte di 30 gradi alle sette del mattino. Il palermitano è un’altra cosa: “cu cciu fa ffàri” di prendere l’autobus, aspettare, doversi alzare presto… Troppa fatica: già è camurriùsu andare a lavorare, figurarsi farlo in quelle condizioni! Se proprio si deve restare imbottigliati, meglio farlo nella propria macchina, con i finestrini abbassati, la radio accesa e la sigaretta addumàta (sottolineo che io, personalmente, non fumo, e odio chi mi fuma accanto costringendomi a respirare la sua schifezza!).

Ma ritorniamo a noi: dicevamo che migliaia di persone, ogni giorno, in questa fantomatica città protagonista della nostra storia, sono costrette a restare imbottigliate nelle loro auto. Si da il caso, però, che, un po per far felici gli “pseudo buonisti illusi”, e un po per far torto a tutte quelle persone che, ogni giorno, devono recarsi a lavorare, e sono già in ritardo, magari per aver lasciato i propri figli a scuola, scattino, sempre più serrate e sempre più pressanti, le “pedonalizzazioni” cittadine. Intere arterie cittadine inibite al traffico veicolare, per creare ancor più casino di quanto non ce ne sia. Immaginate la scena: nove del mattino, mattina d’inverno, pioggia, sciopero, lavori del tram e strade pedonalizzate. In questo caso, l’unica cosa COERENTE da fare è fare retromarcia, ritornare a casa, rimettersi il pigiama, tornare a letto e alzarsi l’indomani mattina, nella speranza che vada meglio. Ma i guidatori poco possono fare contro l’obbligo delle pedonalizzazioni: c’è un modo di dire siculo che, purtroppo, non posso riportare in queste righe se non in forma altamente censurata, pena l’essere, a mia volta – giustamente – cassato, che rappresenta chiaramente il “muto e statti zitto, accettando quello che ti viene obbligato”. Si suol dire, infatti, “mutu e s##a”, dove la seconda parolina – se siete palermitani ci siete arrivati da soli, è riportata anche in altre forme sui muri della città (famossima la “versione nascosta” nota come “800A”), proprio per indicare quelle situazioni in cui altro non si può fare se non accettare il volere del più forte.

Ed era proprio quello che accadeva nella città protagonista della nostra storia: i poveri cittadini erano sempre costretti ad accettare il volere del più forte. Lavori del tram? “Muto e accettali! Noi non ci scusiamo: stiamo lavorando per te, VAISTASU e ingrato c’un si avutru!” Pedonalizzazioni? Via Maqueda chiusa? “Muto accetta, ingrato d’un cittadino! Non lo capisci che lo stiamo facendo per te, per valorizzare l’ambiente e le risorse?”. Ma non per tutti era così: in quella città, infatti, c’era un folto gruppo di persone che sembrava godere di enormi privilegi, tanto da arrivare a dire: “pedonalizzazioni? Ma stiamo scherzando? Noi siamo privilegiati, noi siamo esseri superiori! Non possiamo assolutamente permettere che ci venga tolto il diritto di posteggiare le macchine e fare quello che ci pare! Noi non siamo guidatori normali come tutti quelli che restano imbottigliati nelle macchine: noi siamo supereroi! Diamo il via alle contromisure: raccogliamo 800 firme per dire NO all’Isola Pedonale che intralcerà la nostra pace e il nostro status! Ma che stiamo scherzando?”

AHAHAHAHAH, che ridere: per fortuna è solo una storia… Per fortuna… Per fort… No, vero?

No, non è una storia, purtroppo: è notizia di qualche giorno la raccolta di 800 firme, da parte di dipendenti e deputati dell’ARS contro l’Isola Pedonale in Piazza del Parlamento, a Palermo. Secondo il presidente dell’Assemblea regionale Giovanni Ardizzone, “il parcheggio non è un privilegio, ma è un servizio necessario” per tutti coloro che lavorano all’ARS, specialmente per i deputati. Quando, infatti, le sedute dell’ARS terminano alle cinque del mattino, i poveri deputati, dove posteggiano? Mischini…

…Va bene, tento di mantenere la calma…

Cari deputati, cara ARS,

spesse volte avete chiarito che non si parla di “Casta” ne di privilegi, ma porca della miseria: mi spiegate come pensate che si possa credere ad una bazzecola simile? Facciamo un ragionamento: VOI dite che E’ ASSOLUTAMENTE FUORI DISCUSSIONE che venga istituita l’Isola Pedonale perché VOI dovete posteggiare, e NOI dobbiamo pensare che non si tratta di un privilegio? Se per caso un povero mischinazzo deve recarsi in una zona chiusa al traffico, col cavolo che può passare: siete a conoscenza del fatto che, ogni giorno, c’è gente che passa le ore chiusa nel traffico, e voi che cosa venite a dire? Che “non potete permettervi di far istituire la zona pedonale”. Non so cosa mi stia trattenendo dall’urlare!

Non sapete come risolvere il problema? Ve lo spiego io: alle cinque di mattina, chiamate il Radio Taxi e ve ne tornate a casa COME TUTTO IL RESTO DELLA CITTÀ. Non solo fare un favore alla collettività, e, pagando il taxi, darete una mano alla categoria risollevandone le sorti, ma proverete anche voi l’ebbrezza del restare imbottigliati “a picu ri suli”. Ma non vi preoccupate: sui taxi l’aria condizionata c’è. Slacciatevi la cravatta, allentatevi le scarpe e mettetevi comodi: il viaggio sarà molto lungo!

2 Commenti

  1. Poveri mischineddi , chiedere a chi amministra le proprie tasche di fare il sacrificio di prendere il tassi, a spese proprie? Comu danni a recuperare i soldi che dovrebbero spendere per il tassi. Megghiu lassari a machina ravanti l’ufficio. Chi su stupidi? Noi siamo stupidi che ancora andiamo a votare per gente ipocrite che pensano solo alla loro comodità.
    Ma quannu a finemu ri farini pigghiari pu culu!!!!!!!!!!!!!?

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