I Siciliani e il Jazz: storia di uno strano connubio

In pochi lo sanno, ma la terra di Sicilia è stata, ed è, terra di grande Jazz. Scopriamo perché.

Un paio di sere fa, Rai Due ha trasmesso, a mezzanotte circa, una trasmissione davvero originale ed interessante, “Da Palermo a New Orleans… E fu subito Jazz”, condotta, e non poteva essere altrimenti, dal caro Renzo Arbore che, di Jazz, è sempre stato un grande appassionato.

Strano ma vero, la trasmissione ha raccontato il legame tra la terra di Sicilia – e del capoluogo in particolare – e il Jazz, specialmente agli inizi del Novecento, con i tanti migranti in cerca di fortuna verso l’America, alla volta della tristemente nota Ellis Island, luogo di “approdo” e “censimento” di chi andava in America alla ricerca di una vita nuova che, spesso, purtroppo, si rivelava essere tutt’altro che felice.

“Pochi sanno che il 26 febbraio 1917, un musicista italiano di New Orleans, incideva il primo disco al mondo nella storia del jazz. Era siciliano e si chiamava Nick La Rocca“.

Esordisce così Arbore nel suo documentario, raccontandoci di questo curioso legame, sconosciuto a molti tranne, probabilmente, agli “addetti ai lavori”, a dimostrazione di come la Sicilia non sia solo quella delle coppole e delle lupare, degli uomini con i baffi malati di gelosia.

La Sicilia dovrebbe investire di più sulla sua immagine e sulla sua storia: anche attraverso racconti come questo, quindi, capiamo il grande potenziale di questa sfortunata terra, ormai incapace di rialzarsi e tornare a combattere, tormentata e sempre più al tappeto per via della sua centenaria disoccupazione e crisi, che fu proprio la “causa” di quelle migrazioni di cui Arbore ha dato nota nel programma.

E allora, perché non credere nel cambiamento? Perché non pensare che la terra di Sicilia non deve arrendersi? Basta crederci davvero, per sperare in un cambiamento culturale e generazionale. Dobbiamo farlo per noi, dobbiamo farlo per i nostri figli.

Scrivi un commento