
Il dolore invisibile dell’indifferenza, che forse non si vede, ma che può distruggere chi lo prova sulla propria pelle…
Il dolore invisibile dell’indifferenza: quanto male fa può saperlo solo chi lo prova sulla sua pelle…
Pur di non sentire quel dolore, ammetto di aver desiderato di diventare indifferente e senza cuore, proprio come chi mi ha scagliato addosso tutta quella sofferenza e quella cattiveria capaci di distruggerti giorno dopo giorno, istante dopo istante. L’indifferenza è proprio ciò che mi fa più male: avere la consapevolezza che possa esistere qualcuno in grado di non provare il minimo dolore, pur facendoti del male volontariamente, è una sofferenza che non si può descrivere e neppure comprendere, specialmente se non la si prova in prima persona. Vivere ogni giorno, da un anno, lo stesso dolore, non si può capire e non si può spiegare se non lo si vive sulla propria pelle: la gente la risolve in maniera facile e sbrigativa, ripetendoti che, alla fine, basta semplicemente fregarsene ed andare avanti, proprio come chi ha fatto la stessa cosa con te.
Ma credete sia davvero così semplice? Certo: anche io vorrei imparare l’arte di quella completa indifferenza, di quella totale incapacità di soffrire avendo la forza di non sentire il cuore e non lasciarsi condizionare. Anche io vorrei essere spietato come quelle persone che continuano a scagliarti addosso quella sofferenza in maniera consapevole, sapendo perfettamente di ferirti e farti del male, ma pregandosene totalmente. Parlo di loro, di quelle persone che continuano a voler dimostrare la loro forza, la loro spietatezza, arrivando finanche a vantarsene, come se, per loro, fosse una medaglia da appuntarsi al petto.
Ma non c’è nulla di cui vantarsi: non hai nulla per cui sorridere se lasci, per un anno intero, una persona nella più completa indifferenza, nel suo più grande dolore, e non hai niente di cui vantarti se sai che il tuo comportamento riapre le ferite dell’abbandono in chi ha subito questa enorme cattiveria. Di cui tu eri pienamente consapevole. Non hai proprio niente di cui vantarti, e questo non ti rende affatto una persona migliore, più forte, o da portare come esempio. Vorrei riuscire anch’io ad essere indifferente e non pensare a tutto quello che ho subito, a fregarmene tranquillamente e riderci su , ma, anche se mi metto d’impegno, non riesco proprio a dimenticare il dolore che ho subito ogni santo giorno, il pianto e la sofferenza che mi hanno accompagnato in questo anno di sofferenza, il dolore quando la notte giunge sulla città, e i ricordi mi distruggono in miliardi di pezzi.
Non posso dimenticare i pomeriggi d’estate, e l’eternità di quelle domeniche pomeriggio senza fine, passate a piangere nel dolore di una città vuota ed assente, ad aspettare anche solo un segno, anche soltanto un cenno, anche solamente un messaggio che non è mai arrivato. Ed io non merito tutto questo: provo rabbia e dolore nel pensare e credere che possa esistere qualcuno talmente spietato da sorridere e godere del male fatto ad un’altra persona, del dolore volontariamente scagliato addosso senza la benché minima pietà. Non posso credere che esista gente così cattiva, ed ancora di più non posso credere che questa gente possa sempre passare impunita, quasi come se non esistesse una giustizia per costoro, quasi come se questa gente fosse completamente libera di fare del male senza mai pagarne qualcuna conseguenza.
Non posso credere che esista qualcuno con il cuore talmente arido, e l’anima talmente sporca, da riuscire a rimanere così completamente indifferente al male fatto ad una persona dal cuore buono, a qualsiasi persona che sappia davvero che cos’è l’amore. È un dolore troppo grande, profondo e radicato per essere descritto attraverso semplici parole: può comprenderlo solamente chi lo ha provato sulla propria pelle, chi ha sentito il viso andare in fiamme per le mille lacrime cadute, chi ha provato il dolore di un pomeriggio di sole in primavera, e la voglia, la necessità, di condividerlo con qualcuno presente nel profondo del proprio cuore e della propria anima ma fisicamente e volontariamente assente.
Io quel dolore, purtroppo, lo conosco anche troppo bene, perché l’ho provato troppe volte nella mia vita: so di non aver mai meritato l’abbandono è tutto il male che ne è scaturito, perché avrei voluto soltanto soltanto trovare un dialogo che mi permettesse di non aver paura di svegliarmi un mattino e non trovare più, accanto a me, la persona a cui ho dato il cuore. Non so: non so se è colpa mia, se ho dato il cuore alle persone sbagliate, se ho amato chi non lo meritava, ma so di averlo fatto mettendo tutto me stesso, tutti i miei sentimenti e tutto l’amore che potevo dare. Ed è stato proprio quello che mi ha distrutto, che mi ha ridotto il cuore in frantumi, che mi ha fatto vivere il più profondo senso della solitudine, e quelle sensazioni che non augurerei neppure per mio peggior nemico, ammesso che potessi averne uno.
Voi non potete capirlo. Tu stessa non lo puoi capire, mentre ti diverti a farmi del male. E nel mentre continuano a ripetermi che “devo semplicemente fregarmene e fare finta di niente”.
Non capite il dolore che si prova. Non riuscite a capirlo, a comprenderlo. E non riuscite neppure a vederlo, perché non siete neppure mai stati in grado di vedere le lacrime che ho pianto, spesso, nel cuore della notte. Magari mentre chi mi ha fatto del male continuava a vivere, con gioia e spregiudicatezza, la sua vita come se niente fosse successo, andando ancora nei nostri stessi posti con la più totale e completa indifferenza. Non so neppure io come ho fatto a non impazzire in quelle notti in cui mi sentivo esplodere, in quelle domeniche pomeriggio eterne in cui il silenzio mi faceva fischiare le orecchie, e cercavo di scappare via per non sentire il vuoto, ma l’unica cosa che sentivo era il suono delle foglie secche sul marciapiede, il mio respiro ed il cuore che sembrava impazzito. Non so neppure io come ho fatto a non urlare il mio dolore nelle notti di festa, nei sabato sera in cui la città viveva e si illuminava, e la sola cosa che avrei desiderato era di avere accanto proprio chi non ha perso tempo a ridere con tutto quel rancore, con la cattiveria di chi non ha mai voluto combattere i propri demoni.
Ho pregato mille volte Dio di illuminarti la mente, di farti sentire anche un solo millesimo di tutto il dolore che mi hai scagliato addosso, ma tu non hai mai capito, ed io ho continuato a camminare lungo quelle stesse strade in cui ho visto fiorire le margherite ed i gelsomini, e poi sfiorire ancora una volta nelle gelide notti d’inverno. Ho cercato in tutti i modi la tua voce, le tue mani, anche soltanto in un messaggio, ma mi sono reso conto che non avevi neanche il coraggio di guardarmi in faccia, e che, anche per insultarmi, hai avuto bisogno di mandarmi dei messaggi anonimi.
Tutto questo non può essere vero: ti piaceva così tanto sentirmi suonare, sentirmi cantare, ma hai fatto codardamente la voce grossa attraverso i messaggi anonimi per esprimermi tutto il rancore che covavi, tutta la rabbia e l’ostilità che avevi dentro, per cercare di offendermi e farmi del male facendo leva su quello che per me è importante. Proprio come hai sempre fatto per punirmi: facendo leva sulle mie ferite più profonde, sapendo dove mi avresti fatto più male.
Le persone che mi vogliono bene continuano a ripetermi che dovresti combattere i tuoi demoni, che io non ho nessuna colpa. Ma io, non riesco a farlo capire al mio cuore.
E se ripenso a quelle domeniche pomeriggio, a quella sera di Ferragosto trascorsa in mezzo ad una strada vuota, in mezzo ai palazzi spenti, in mezzo al vuoto di una città assente, scappata via a divertirsi, sento tutto il peso di quell’angoscia, di quel dolore che mi distrugge e mi frantuma a mille pezzi. Puoi goderne quanto vuoi, puoi continuare il tuo teatrino quanto ti pare, e puoi far credere al mondo intero di essere felice e di aver superato tutto con l’inutile facilità di chi non ha nemmeno un cuore. Ma soltanto io so che mi scrivevi mentre stavi con lui, e che hai continuato a farlo. Tutto questo, mi sembra, se è possibile, ancora più ridicolo, incredibile ed inaccettabile.
Mi auguro solo che tu non possa mai provare la terribile angoscia di quel vuoto e quel terribile dolore della sofferenza e dell’abbandono. Ma stai tranquilla: per soffrire c’è bisogno di un cuore.
E tu sei esentata dalla sofferenza. Perché un cuore non ce l’hai mai avuto.




