Il giorno che dissi inconsapevolmente addio alla mia vecchia vita

Il giorno che dissi inconsapevolmente addio alla mia vecchia vita

Il giorno che dissi inconsapevolmente addio alla mia vecchia vita era una giorno, forse, come tutti gli altri. Ma nulla fu mai più lo stesso!

Il giorno che dissi inconsapevolmente addio alla mia vecchia vita era un giorno normale, che scorreva come tanti altri ne erano passati fino a quell’istante. Eppure, io non potevo sapere che da quel momento nulla sarebbe mai più stato uguale.

Ricordo solo che, di colpo, non rimase più niente di quello che ero: è stato come spegnere un interruttore, come se qualcuno avesse spento la luce sul vecchio me che ero e su quella che era la mia vita fino a quell’istante. In pochi giorni, in poche settimane, persone, luoghi, consuetudini, cambiarono radicalmente ed improvvisamente, senza darmi possibilità d’appello, senza darmi possibilità di dire anche una semplice parola che, al contrario, si spezzò in gola come quello che c’era rimasto.

Non potevo immaginare che non sarebbe rimasto niente, che sarebbe cambiata completamente la mia vita, la composizione del mio tempo, delle mie giornate, delle mie ore, dei miei ritmi: a ripensarci adesso, mi sembra quasi incredibile pensare come una serie di circostante portarono ad un cambiamento radicale non soltanto di tutto ciò che era stato fino a quel momento, ma anche di tutto quello che si era salvato, dei luoghi, della gente, dei punti di ritrovo, delle consuetudini giornaliere. Niente: tutto piallato, tutto spazzato via dal destino, dalle situazioni, dalle circostante.

Mi sembra assurdo ancora adesso, a distanza di anni, quando ripasso da quei luoghi e vedo che non c’è rimasto niente, nessuna traccia di quella che era la mia vecchia vita: a volte mi sembra quasi di sentire tracce di ricordi, di voci, di odori, magari nel vento del pomeriggio che diventa sera. Mentre cerco di guardare delle ombre disegnate sui marciapiedi e non vedo più niente. Più niente che m’appartenga.

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