Il mondo da dietro un volante

Vorrei guardare il mondo da dietro un volante, piano, senza fretta, camminando verso la libertà, come le onde del mare corrono verso la spiaggia per disegnare frasi sul bagnasciuga.

Vorrei agguantare la calma, la libertà, la certezza di non avere preoccupazioni e non pensare a nulla, senza, per forza, dover dimostrare qualcosa a qualcuno: la città sarebbe tutta mia, come i paesaggi, le autostrade, i piccoli paesini in riva al mare, le reti dei pescatori e quelli più lontani, fin dove l’occhio perde il suo sguardo, nel verde delle montagne, tra i prati o le spighe.

Guardare dove nascono le nuvole, conoscere spazi, condividere i silenzi del mare, mentre l’autoradio spande note nell’abitacolo, e il cruscotto s’illumina entrando nelle gallerie, per poi ritrovarmi nuovamente fuori, nel silenzio delle cicale che cantano. Le mani, salde, sul volante, e le gambe rilassate, per nulla tese, nel gioco leggero di freno e acceleratore. Non servono nemmeno le marce, in fondo: il cambio automatico aiuta a godermi le emozioni dei paesaggi. E se poi il cambio c’è, basta ricordarsi della frizione, tra le auto, i clacson e i silenzi dei nuovi paesaggi.

I finestrini sono come quadri nati dalla tela d’un pittore che, continuamente, dipinge nuove sensazioni, nuove cose, nuove tinte: prima azzurro, poi grigio come le strade, poi verde, poi giallo come il sole, come le mura delle case di campagna, poi rosso bruno, come i mattoni, come i tetti, e ancora rosso come le nasse dei pescatori. Tinte su tinte che colorano una libertà drasticamente lontana, un’illusione che, ciclicamente, torna a porti la stessa domanda: “che senso ha?”

Che senso ha tutto ciò? Non ha senso rincorrere il nulla, star dietro ad una speranza che rimarrà tale, nella certezza che mai niente cambierà e, quando cambierà, avrà perso il suo significato, il suo perchè, il suo valore.

La stanchezza è a un passo, lo sconforto, lo scoramento, il capir perchè andare appresso al vuoto: non ha senso, ecco tutto.

Resta solo un desiderio che mi porterò, costantemente, appresso, ma resterà tale per sempre: non a tutti è concesso tutto, ed è forse così che le cose devono andare. Rassegnarsi è la strada migliore: il tempo non avrà mai ragione su ciò che voglio.

Preferisco gettar la spugna che permettere che qualcosa accada quando, ormai, sarà tardi e non servirà più.

12 Commenti

  1. Pingback: upnews.it

    Il mondo da dietro un volante…

    Vorrei guardare il mondo da dietro un volante, piano, senza fretta, camminando verso la libertà, come le onde del mare corrono verso la spiaggia per disegnare frasi sul bagnasciuga. Vorrei agguantare la calma, la libertà, la certezza di non avere preoc…

  2. “Gettare la spugna” è rassegnarsi, rassegnarsi al fatto che adesso non si può, ma soltanto in un futuro inutile.
    Questo è rassegnarsi.

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