Il senso di distacco verso quel che m'è appartenuto

Il senso di distacco verso quel che m'è appartenuto

Il senso di distacco verso quel che m’è appartenuto è quasi una sorta di vittoria a riguardarlo adesso, ma quanto dolore m’è costato?

Il senso di distacco verso quel che m’è appartenuto diventa, quasi, una paradossale vittoria se ci ripenso adesso, e se mi rendo conto che, ora, posso modulare il ricordo e la sua intensità esattamente come e quando voglio io, senza lasciare che sia lui a decidere del dolore che io debba provare o della forza con cui si presentano certi ricordi in certi momenti. Sembra, lo ripeto, quasi paradossale a ben giudicare adesso, ma so soltanto io quanto dolore e sacrificio mi sia costato, e quanto male io abbia dovuto affrontare giorno dopo giorno per conquistare questo curioso, questo strano senso di distacco verso quel che m’è appartenuto.

Non posso certo dire che sia stato semplice o che sia stato immediato, ma posso sicuramente dire che mi fa strano pensarlo, non posso certo dire di no, anche perché mi rendo conto che difficilmente avrei immaginato di riuscirci e che si rendesse necessario, a parte – vabbè – anche solo lontanamente immaginare che potesse andare a finire così, figurarsi. Eppure, nonostante tutto, nonostante tutti, la vita mi ha riservato questo, o forse dovrei dire che me lo sono conquistato con la forza e il sacrificio, passando in mezzo a tutto il dolore del mondo, a tutte le lacrime che ho pianto e che sono diventate pietra sul mio volto, rendendomi quasi insensibile al ricordo di quello che è stato e che ho vissuto, e alla consapevolezza che niente è stato più come prima, e questo, forse, è un bene, anche se, a volte, qualche domanda continuo a pormela.

Forse, però, ho semplicemente compreso che non vale la pena di pensare che potesse andare diversamente: i soggetti della storia son sempre quelli. Il finale non poteva, affatto, essere diverso…

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