Il terribile giorno del sabato

Il terribile giorno del sabato

Il terribile giorno del sabato: un dolore che nessuno riesce a comprendere, che nessuno riesce, davvero, a guardare in faccia…

Il terribile giorno del sabato: nessuno si è mai reso conto di quanto male faccia…

Da quando la solitudine si è impossessata di questo tempo senza fine, grazie ala deliberata scelta di chi ha deciso di farmi del male, il sabato è diventato il peggiore di tutta la settimana: tutto il dolore sembra concentrarsi in questo giorno da sempre dedito alla spensieratezza ed al relax, in cui tutti sembrano divertirsi e vivere felicemente e serenamente. Eppure, c’è qualcuno che, in mezzo a quella maledetta e falsa felicità, soffre silenziosamente, ed è quasi una incredibile dicotomia pensare che mentre fuori il mondo si diverte ed è felice, qualcuno soffre nel silenzio dei suoi pensieri, mentre fuori la città corre e si illumina di mille luci, mentre la città continua a vivere e sorridere, in mezzo a quella gente che balla e si diverte, che ride e vive la gioia della propria spensieratezza.

Da quando sono stato abbandonato, è proprio durante il sabato che ho versato le lacrime più amare della mia vita, in cui ho sentito addosso tutto il peso delle cicatrici, delle ferite che mi hanno scagliato addosso senza nessuna pietà: ho dovuto imparare a reinventarmi e, da solo, ho dovuto imparare ad asciugarmi le lacrime, trovando modi e possibilità di trascorrere quelle ore che sembrano infinite. Ho guidato per migliaia di chilometri nel silenzio di quelle sere infinite, distratto soltanto dal suono della radio, sempre sulla stessa emittente, che illumina d’azzurro il volante ed il cruscotto. Ho dovuto trovare il coraggio di uscire da solo, di non pensare che qualcuno, dall’altra parte della città, viveva felicemente la propria vita ignorando il mio dolore, assolvendo la sua stessa persona dalla sua personale consapevolezza di essere stata proprio l’artefice di quelle lacrime. Ho cercato amici e distrazioni da quel dolore che non mi lasciava, e soltanto io so il male che si prova quando tutto ti ricorda tutto, quando ti ritrovi a camminare, da solo, lungo quelle strade che hai vissuto insieme in un tempo che credevi essere felice.

La casa è diventata una fortezza di silenzio, al punto tale da non riuscire neppure più a viverci: quel maledetto silenzio è così forte da farmi fischiare le orecchie, ed ogni angolo, ogni mattone del pavimento, mi ricorda un momento trascorso. Ad un certo istante, non ho più avuto né la forza né il coraggio di restare rinchiuso in quel silenzio, di vivere in quel vuoto ed in quel buio, e troppe persone mi hanno criticato senza neanche comprendere quanto io mi sentissi – e mi sento attualmente – completamente distrutto. Ma sai quanto cazzo gliene frega a chi mi ha fatto del male di avermi ridotto così: in fondo, chi cazzo se ne frega sei distrutto la vita di una persona, se lo hai abbandonato sapendo che quella era la sua ferita più grande, se hai lasciato alle tue spalle tutto quello che avevi costruito anche tu senza provare la minima remora ed il minimo dolore. Tanto, alla fine, per costoro un amore vale l’altro, e per chi tratta i sentimenti come fossero mutande da togliersi e gettare via, è impossibile aspettarsi comprensione quando sei l’unico rimasto in mezzo alle macerie lasciate da quelle persone.

Soltanto io sono rimasto in mezzo a quelle macerie che ora mi distruggono dentro: soltanto io so cosa significa non riuscire a trovare il coraggio e la forza di restare in mezzo a quel silenzio. Soltanto io so cosa significa sentirsi distrutto in mille pezzi in quel sabato sera di dolore, in cui il tempo sembra dilatarsi infinitamente, in cui senti tutte le mancanze che un uomo possa sentire, in cui senti addosso tutto il peso di quelle ferite, tutta la stupida indifferenza delle persone che credevi ti ritenessero importanti, che credevi non avessero mai potuto abbandonarti, perché pensavi di essere importante allo stesso modo di come ritenevi importanti loro.

Provo solamente tanta rabbia e tanto dolore. In ogni sabato sera che ho vissuto in mezzo all’abbandono, ho versato le lacrime più amare che potessi vivere. E nessuno se ne è mai reso conto.

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