Il falso , l'ipocrita e chi ci casca

Talvolta , ci si ritrova a ragionare , a fare quattro calcoli , partendo dalla famosa frase di Totò che "è la somma che fa il totale".
Quando la somma è una somma formata da numeri chiari , onesti e schietti , molto probabilmente il totale sarà limpido , trasparente , chiaro , lucente . Al contrario , quando la somma è formata da elementi che , in un modo o nell’altro , sono "poco chiari" , "opachi" , e in qualche modo ambigui , il totale non può che esserne la naturale conseguenza .
Il più delle volte , ed è una cosa che capita a molti , ci si ritrova a fare delle somme con il classico "senno di poi" , cioè "scienti" delle esperienze , delle sensazioni che hanno forgiato l’attuale espeienza cui una persona si trova ad operare . Insomma : si traggono delle conclusioni sapendo che siamo figli delle esperienze cissute fino a quell’istante , perchè è proprio su quelle che ci basiamo per trarre delel conclusioni , per ragionare , per fare dei confronti , ma anche per discutere , per cercare di capire cosa è giusto e cosa no .
Lo stesso discorso può essere applicato alle persone : gente che ti sembra pressochè perfetta , ineccepibile sotto ogni punto di vista , senza alcuna macchia , senza nessuna nota di demerito possono rivelarsi essere veri e propri stronzi in massa , e , più raramente , gente che invece ti sembrano stronzi in massa possono invece rivelarsi come perfetti sotto ogni punto di vista , peraltro con grande stupore , rimanendo ancora una volta sorpreso del fatto che "le apparenze ingannano" . E fino a qua nulla da eccepire .
Ma il discorso può tranquillamente "allargarsi" anche alla parte del modo di comportarsi , più che a quella "caratteriale" : persone che si sono comportate in un determinato modo , "col senno di poi" si comportano in un’altro se poste all’interno di un nuovo "background" in cui si trovano ad operare . Niente panico : mi spiego meglio .
Supponiamo di sentirsi dire la frase : "ma tu che vuoi da me ? Io mica ti ho illuso : la nostra era solo una conoscenza , un’amicizia , nulla di altro !"
Vi sarà capitato , e a chi non è capitato , di sentirsi dire questa frase almeno una volta nella vita , no ? Ecco : aldilà dei conseguenti ed ovvi ragionamenti circa l’ipocrisia estrema che una frase del genere cela , ma neanche tanto cela , visto che è estremamente palese , supponiamo di andare più a fondo nelle conseguenti reazioni ad una frase simile . Partendo dall’assunto che la frase viene detta in un determinato contesto in cui ci si trova , in un determinato "background psicologico" , cioè lo "scenario" fatto di abitudini della nostra vita , che poi sono l’insieme di tutte le nostre giornate , formate da abitudini "routinarie" , come l’andare a lavorare , telefonare alla nostra ragazza , tudiare , guardare un programma alla TV e così via , ci si ritrova a far parte della cosidetta "rete del pescatore" .
La "Rete del Pescatore" è una metafora usata in sociologia per descrivere l’insieme delle relazioni che ci legano al mondo che viviamo .
Guardate l’immagine della rete qui a lato : immaginate che il punto di congiunzione tra le varie parti della rete siate voi . Da quel punto si irradiano le altre parti della rete , unite dai fili . I primi quattro punti che vengono uniti partendo dal vostro punto sono i rapporti che avete con i vostri familiari più stretti : madre , padre , fratello , sorella . Di conseguenza , da quei punti se ne irradiano altri , e ancora , e ancora , e ancora . man mano che vi allontanate dal vostro punto , le relazioni si fanno sempre più "lontane" e di conseguenza meno "familiari" . Si passa così al gruppo degli amici , a quello dei conoscenti e via di seguito .
Il concetto di "rete" si lega "a doppio filo" (scusate il gioco di parole , ma stavolta ci stava davvero bene ! N.D.Giomba) con quello di "Gruppo sociale" : con questo termine , coniato da Merton , intendiamo un’insieme di persone unite tra loro mediante relazione di continuità secondo schemi relativamente stabili , che vengono definiti "membri del gruppo" e sono definiti tali da altri .
Ora , potrei parlarvi delle caratteristiche salienti del gruppo , ma m’inoltrerei in una lezione universitaria , che solo adesso mi accorgo di aver semi intrapreso . No , non ci siamo : non è questo il mio intento ! Così fuorviamo !
Tuttavia , la metafora ci è servita per affrontare delle riflessioni : torniamo al discorso principale . Riprendiamo in mano l’esempio della rete e proviamo a porre la rete di cui sopra in un nuovo "background" . Proviamo , qunidi , a "decontestualizzare" la rete mettendola in una nuova situazione .
Detto per inciso , se decontestualizziamo la rete , creiamo un vero e proprio scompiglio ! Supponiamo che l’affermazione precedente ("ma tu che vuoi da me ? Io mica ti ho illuso : la nostra era solo una conoscenza , un’amicizia , nulla di altro !") abbia portato la coppia a "scoppiare" . diciamo che era solo l’antitesi della fine della storia . La rete , quindi , si "decontestualizza" : ognuno va per la sua strada , conosce nuove persone , si creano nuovi legami , e la rete si "aggiorna" : vengono eliminati i protagonisti "precedenti" e vengono sostituiti da nuovi .
Ovviamente , ad ogni "legame" della rete corrisponde un certa persona , con un suo carattere , con un suo modo di agire , con un suo modo di pensare , come è normale che sia . Ciò che ci chiederemo adesso è : è possibile che al variare del contesto della rete , e delle relazioni che ci sono , le persone "plasmino" il loro carattere in relazione dei legami stessi che si creano ?
E non fate quella faccia : è più semplice di quanto non possiate immaginare !
La domanda è se c’è una relazione tra i "componenti" della rete e il modo in cui alcuni componenti della rete stessa si comportano : la risposta è probabilmente si . E’ normale che se "A" sta antipatico a "B" , e poi arriva "C" al posto di "B" , magari "A" avrà maggiore simpatia verso "C" e quindi plasmerà il suo carattere in relazione alla persona . Ma come si traduce , questo , in pratica ?
Si può tradurre in mille modi : dal comportamento chiuso e retrogrado ad uno aperto , espansivo come mai ed estremamente moderno . Insomma : un vero e proprio cambiamento radicale , che si nota nelle cose più semplici , nei comportamenti che prima una determinata persona , o più persone , non avevano e di colpo hanno , diventando ciò che non sono mai state fino a quel momento .
Però c’è anche una seconda soluzione : il cambiamento potrebbe essere frutto dell’ipoocrisia , quindi un vero e proprio "falso psicologico" , che trarrà in inganno qualcuno . E così si arriva alla soluzione finale , formata dai
tre elementi che , finalmente , siamo riusciti a capire come si formano : il falso , l’ipocrita e chi ci casca !

9 Commenti

  1. io credo che le dinamiche che regolano le relazioni sociali umane siano ben più complicate e non facilmente classificabili come alcuni sociologi hanno la supponenza di fare. E’ pure normale e non ci trovo nulla di sconvolgente “adattare” alcuni propri comportamenti per andare incontro alla sensibilità degli altri, si chiama buona educazione e amicizia. Pure assolutamente plausibile è comprensibile è quando ci sembra che gli altri abbiano cambiato atteggiamento nei nostri confronti a seguito di episodi o situazioni che si sono venute a creare.Tu riesci ad essere superiore a tutto questo? Non credo sia possibile. Se non lo hai già fatto e ti interessa ti consiglio di leggere Bauman, la società liquida e l’amore liquido soprattutto.

    saluti

  2. Diciamo che ci capiamo al volo , nel senso che molto probabilmente stiamo affrontando lo stesso “curriculum studiorum” , almeno in questo senso :-)

    Non penos si tratti di essere superiore a dinamiche di gruppo e sociali che sono ben definite e dalla quale raramente si riesce ad “uscir fuori” . Si tratta più probabilmente di una “forma mentis” che viene plasmata in relazione alle situazioni che si vivono ! E poi , ovviamente , le conseguenze del proprio comportamento penso siano normali ! Detto per inciso : è ovvio che si “aggiorna” la propria “forma mentis” in relazione alle nuove esperienze che si vivono e alle nuove persone che s’incontrano sul nostro cammino !

  3. Vedo che il problema è risolto. Passiamo al post. Concordo con Guiro e con il tuo commento al suo commento (che “giuoco” di parole!). Si cambia crescendo, in bae alle situazioni che ci si presentano ecc… ed è anche vero come qualcuno ha detto ululate con i lupi e belate con le pecore .. il falso è per me quello che ti è amico, o si dimostrta tale e poi ti tradisce, e questo succede spesso quando si è “aperti” con chiunque. Io continuoi a dire che ci si “spoglia” davanti a pochi … forse uno o due al massimo. Unh beso a todos. Nenet

  4. Non mi trovo molto d’accordo sull’affermazione che il cambiamento potrebbe essere frutto dell’ipocrisia.

    Il nostro carattere secondo me si compone di tanti aspetti,allegro,gioioso triste,aperto,chiuso…

    Uno in genere è più manifesto normalmente;ma uno degli altri aspetti si può “affacciare”se si incontra una persona che lo permette…

    Mi spiego meglio:se incontro una persona allegra faccio uscire la mia parte allegra,se incontro una persona molto seria non mi sento di scherzare,e divento più seria….

    Ma questo non significa essere ipocriti,per me significa “adattarsi”all’altro …

    Io non parlo mai il mio dialetto,ma se incontro per esempio un anziano che si trova in difficoltà a parlare in italiano,mi adeguo,e parlo in dialetto,anche se lo parlo male;cerco di “adattarmi”alla persona che ho di fronte.

    Non so se sono riuscita a spiegare.

    Ciao.faraluna

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