"Incontri sempre le persone sbagliate"

Incontri sempre le persone sbagliate

“Incontri sempre le persone sbagliate”… E’ una vita che me lo sento dire, e, forse, è una vita che soffro… Anzi, senza il “forse”…

“Incontri sempre le persone sbagliate”. E fa schifosamente male…

Mi sento ripetere da una vita questa frase: “incontri sempre le persone sbagliate”. Non lo so se è davvero così: l’unica cosa che conosco alla perfezione è la maledetta sensazione di dolore invisibile che senti dentro quando ti accorgi del vuoto che sembra circondarti. Ho commesso l’errore di dare sempre il mio cuore a tutti, e regolarmente mi hanno sempre fatto sentire sbagliato: proprio recentemente mi sono sentito dire che il mio è puro “vittimismo” (tra le altre cose detto anche in forma anonima, e già questo fa capire di fronte a quale livello ci troviamo…), e questo fa comprendere quanto sia facile, per le persone, mistificare la realtà cercando di addossarti colpe che, nella maggior parte dei casi, non hai neppure lontanamente!

Ho amato con tutto me stesso, e mi sono ritrovato a non aver diritto a ciò che era giusto per me: dovevo soltanto accontentarmi delle briciole, e se malauguratamente non ero d’accordo, ecco che subito venivo punito, che immediatamente venivo riportato nei ranghi delle condizioni che mi venivano imposte. Io volevo solamente amare, e di contro ricevevo soltanto assenza, briciole, mortificazione, e la perdita di qualsiasi diritto, anche di perdere la pazienza e farmi rispettare per come meritavo. Volevo soltanto vivere un amore vero, e non accontentarmi delle briciole di presenza mentre mi rendevo conto che nessuno stava davvero combattendo per me e per quel rapporto, esattamente come se non fosse neppure così importante. E poi, anziché diventare consapevoli dei propri errori, ed anziché mettere in atto quei correttivi che possono davvero salvare l’amore e che davvero possono portare un sentimento ad andare lontano, semplicemente si rinuncia, si scappa via.

Ricordo perfettamente quel giorno, alla fine della primavera, in cui con una scusa non vidi più quella persona, e da quel giorno non si fece vedere mai più: cercavo solo di farle capire quanto tutto potesse davvero andare avanti se ci fosse stato un impegno comune, ma l’amore ha bisogno di vera reciprocità, perché non puoi amare per te stesso e per l’altra persona, ma più lo ripetevo e più venivo punito, quasi come a ricordarmi che non avevo nessun diritto a tutelare l’amore vero… Ho passato notti infinite d’estate a piangere sperando che le persone avessero il mio stesso cuore, ma sono soltanto rimasto abbandonato in un angolo, in mezzo alla più totale indifferenza della gente, che mi passavano davanti e non si accorgevano nemmeno di tutte le lacrime che sgorgavano dal mio viso.

So perfettamente quanto la sofferenza dia fastidio, lo so: è proprio per questo che continuo a raccontare il mio calvario invisibile, perché per troppi anni sono stato in silenzio, perché per troppo tempo nessuno si è accorto di quanto male continuasse a fare il silenzio del vuoto intorno. Per troppo tempo non ho avuto diritto di urlare tutto il dolore che sentivo dentro, e vi posso assicurare che difenderò con tutto me stesso il diritto di continuare a raccontare ciò che provo, ciò che sento nella maniera più pura. Anche se so che tutto questo da fastidio, perché il dolore degli altri da sempre fastidio: però, se davvero mi rendo conto che raccontare la mia sofferenza da così tanto fastidio a chi legge ed osserva, allora vuol dire che il mio racconto non è vano, che la mia sofferenza serve davvero ad aprire gli occhi a molte persone, che probabilmente possono anche ritrovarsi nei racconti di tutto questo dolore…

Sfogarmi nello scrivere è per me terapeutico: scrivere mi ha salvato in tutti quei sabato sera in cui gli amici e gli amori mi hanno abbandonato, in cui l’abbandono è stato usato come arma per farmi del male usando le mie ferite e le mie cicatrici profonde, in cui il silenzio è stato usato come arma della vendetta. Ma forse è il caso di rendersi conto che solo delle emerite merde possono usare le cicatrici e il dolore di una persona per punirla e fargli del male, e questi comportamenti giudicano più chi li mette in atto che chi li subisce, e ti permettono di osservare i racconti di tutta quella gente con un occhio diverso, probabilmente critico, perché ad un certo punto ti chiedi se quelle persone definite come “mostri”, quelle appartenute al passato di questa gente – rivelatasi poi pari alla personificazione della cattiveria – non fossero soltanto vittime dell’odio e della cattiveria insita di questi falsi buoni.

In fondo è il loro stupido gioco: questa gente cerca spesso di trasformarsi da carnefice a vittima, in un subdolo gioco di scambio dei ruoli, arrivando anche a farti dubitare di te stesso.

Mi riferisco, ad esempio, a quella persona che affermò di sentirsi “soffocata dal mio troppo amore”, dai sentimenti e dal bene vero che sgorgava da un cuore puro e che voleva soltanto creare qualcosa di concreto, qualcosa che valesse davvero la pena, magari proprio un futuro insieme, estremamente diverso da quel passato che – nei racconti di certi personaggi – aveva fatto loro talmente del male da lasciargli dolori e cicatrici profonde. Però è molto strano: non appena questa gente ha di fronte qualcuno disposto ad amarli davvero, ecco che credono di avere a che fare con qualcuno da manipolare, con una persona debole da poter modellare come fosse plastilina. Peccato che non si siano resi conto che non sia affatto così: quando hai a che fare con qualcuno che sa amare davvero, questa persona ti dà ogni parte del suo cuore, ogni singolo frammento di sé, del suo tempo, dei suoi sacrifici. Ma è la stessa persona che non resterà a guardare se si renderà conto che stai soltanto giocando con il suo cuore ed i suoi sentimenti.

Chi ha sofferto non è cretino, al contrario di quello che molta, stupida, gente ha la pretesa di pensare: non ti permetteranno di scagliargli addosso ulteriore dolore, e non resteranno a guardare per nessun motivo. Pur sapendo che, per l’ennesima volta, chi si pone davanti a loro cercherà di mistificare la realtà, arrivando a dire che loro sono le povere vittime, e che le stai infangando o ricoprendo di merda. Ma c’è soltanto una cosa che non hanno capito: quella merda di cui parlano è già, abbondantemente, dentro di loro, e non fa altro che muovere le loro azioni piene di perfidia. Almeno finché non trovano chi li sputtana a dovere: in quel caso, creeranno gruppetti pronti a bullizzarti e punirti con l’abbandono e con il tagliarti fuori dalle loro vite. C’è solo una cosa che dispiace davvero: il fatto che nessuno di loro si sia reso conto di aver perduto la faccia da fin troppo tempo. E questo, la dice davvero lunga su costoro.

Ora non resta altro che il silenzio di questo sabato sera vuoto, in cui la mente torna a tutto quello che è stato, consapevole che quel manto di invisibilità continuerà ad essere presente, e la sensazione di veder mutare le stagioni sulla tua pelle proseguirà silenziosamente ma facendo sentire ogni virgola del suo dolore.

Ecco perché scrivo. Per cercare di rendere meno invisibile il mio dolore.

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