
Io sono quello che non esiste, ma che soffre, che ci sta male, e che ha subito tutto il male che può fare la vera indifferenza…
Io sono quello che non esiste. Ma che soffre.
Io sono quello che non esiste, e che non è mai esistito per te. Io sono quello che hai rinnegato con tutta la forza che hai dentro, ma sono anche quello che continuavi a chiamare quando avevi paura. Io sono quello che non esiste, perché ormai mi sono abituato ad essere invisibile per le persone che ho intorno, perché quasi per nessuno esistono davvero… In fondo, il peso di tutte le lacrime che ho versato in questi mesi ed in questi anni nella più totale indifferenza, mi fa comprendere che sono quella persona, quella che nessuno ha mai scelto davvero.
Io non esisto, ma sono quella persona a cui urlavi le peggiori parole, e col senno di poi mi pento amaramente di aver avuto la forza di reagire. Lo so, sembra molto strano ciò che sto dicendo, ma ha un senso profondo: se solo avessi avuto la forza di non reagire a tutto il male che mi hai fatto, a tutto il dolore che mi hai gratuitamente scagliato addosso, alla cattiveria delle tue parole, probabilmente sarei stato in grado di farti rendere conto di quanto potessi farmi del male senza che tu te ne sia mai resa conto davvero. Io sono quello che non esiste, ma sono quello che ti divertivi a punire abbandonandomi tra le lacrime, perché sapevi perfettamente di farmi soffrire attraverso l’uso mirato dell’abbandono usato come punizione. Una tale violenza psicologica di cui continuo a piangere le ferite e le conseguenze ancora adesso.
Io sono quello che non esiste, ma sono quello che voleva darti tutto di sé, e alla quale hai negato la speranza di un futuro insieme, quando sapevi perfettamente che l’unica cosa che avrei voluto davvero era quella di averti accanto. Non ho mai avuto nessuna pretesa, ma anche per quel minimo che ti ho chiesto, mi hai sempre colpevolizzato, arrivando a farmi credere di non aver alcun diritto nel chiederti presenza fisica, nel chiederti di essermi davvero accanto.
Io non esisto, non esisto per gli altri e, adesso, non esisto per te, o forse non sono mai esistito davvero – questo non lo so – ma sono quella persona che hai distrutto additandola con sensi di colpa che in realtà non ha mai avuto, solo e soltanto per portare avanti il tuo stupido e maledetto tornaconto, la tua stupida voglia di farmi del male solo per ripicca. Io non esisto, ma sono quella persona che hai cercato di far sentire errata, sbagliata, rotta, solo e soltanto perché, ad un certo punto, ho deciso di reagire a tutto il male che mi facevi, iniziando a difendere la mia persona e la mia dignità.
Hai cercato di distorcere la realtà tentando di farmi passare come il carnefice del racconto, quando io ero soltanto la persona che stava subendo tutto il male e la cattiveria che hai deciso di scagliare contro di me, divenuto il tuo bersaglio umano, la persona contro cui scagliare tutta la rabbia che covi dentro da una vita. Ma che cosa ti ho fatto io? Qual è stata la mia colpa se non quella di voler vivere un sogno d’amore insieme a te, costruendo qualcosa per il quale valesse davvero la pena vivere ogni singolo giorno, sperando in un meraviglioso futuro insieme? Perché mi hai usato solo come stupido vettore per vendicarti di tutto il male che ti ha fatto la vita? Non hai mai capito che una persona che ti amava davvero, non era affatto un debole, e che il suo desiderio di amarti ogni singolo giorno, e di volerti bene ogni giorno di più, non lo rendeva un pupazzo manipolabile e alla mercé di tutto il tuo rancore.
Hai continuato a farmi del male usando le mie ferite, sfruttando ciò che potesse farmi del male solo per continuare a punirmi. Non mi hai mai permesso, anche solo per una volta, di realizzare anche le mie necessità, e se cercavo di farti capire, tu mi lasciavi solo ovunque ci trovassimo, come tutte quelle volte quando scappavi via e mi lasciavi indietro, o quando te ne andavi e mi lasciavi, da solo, seduto su una panchina. Continuavi a farmela pagare ogni qualvolta decidessi di condannarmi senza appello, ogni qualvolta ritenessi di aver violato le leggi che tu avevi scritto, e che io ero tenuto a seguire senza fiatare.
Nonostante tutto questo, avrei voluto dirti queste parole guardandoti negli occhi, e rendendomi conto che avresti, almeno, avuto il coraggio di guardarmi in faccia: gli anni vissuti insieme non si cancellano certo in poche settimane, e non si cancellano di certo attraverso la presenza di qualsiasi estraneo adesso divenuto padrone dei tuoi sogni e del tuo futuro. Sto continuando, giorno dopo giorno, a piangere le conseguenze delle ferite che mi hai lasciato, dimostrando, stupidamente, la tua superiorità anche ad ogni legge della morale, perché ciò che hai sempre dimostrato è stata solo la tua superiorità e la tua altezzosità anche di fronte ad ogni consiglio, anche di fronte ad ogni regola di puro buon senso.
Ricordo perfettamente le tue stupide promesse vane di fronte a chi ti ricordava quanto avessi già sofferto nella mia vita, e di fronte a tutti gli amici che ti chiedevano di impegnarti nel non farmi soffrire più. Ricordo perfettamente tutte le parole scritte sulla mia lavagna, che adesso ti diverti a riciclare, tutte le frasi d’amore usate come un triste ciclostilo, come una stupida ed inutile fotocopia ingiallita, che non potrà mai essere bella e profonda quanto l’originale.
E parlo con te: con te che non hai neanche avuto il coraggio di guardarmi in faccia, che sei sparita nella maniera più vigliacca e codarda che potesse esistere. Parlo con te, che hai distrutto tutti i nostri sogni e li hai svenduti alla mercé della tua misera voglia di vendetta. Parlo con te, che hai fatto tutto il modo ed il possibile di colpevolizzarmi, di trascinarmi al tuo stesso livello solo per dire che eri la vittima dell’ennesimo tiranno. Ma io conosco la verità, e non voglio più stare zitto, perché il dolore delle mie ferite psicologiche, sentimentali e dell’anima, è diventato troppo forte, e lentamente sembra voler distruggere anche la mia salute, proprio come accade in tutte le forme di abuso, in tutte le forme di violenza psicologica.
E quando cercavo di reagire, tu cercavi immediatamente di sovvertire la realtà, di dire che era solo colpa mia: eppure, col senno di poi, tante persone mi hanno fatto notare di essere soltanto stato vittima della tua triste e misera manipolazione. Tante persone mi hanno fatto notare di non aver avuto pretese, ma solo le giuste richieste di un uomo che ti amava davvero. Hai sempre pensato che io fossi un debole, la vittima giusta da manipolare: quella da usare per ottenere la tua vendetta contro tutto il male che la vita ha saputo farti. E neanche alla fine hai avuto il coraggio di ammettere che non hai mai voluto amarmi davvero: anche alla fine hai continuato a manipolarmi scagliando su di me tutte le tue colpe.
Sì: anche io ho sbagliato. Ho sbagliato perché non avrei dovuto reagire, perché non avrei dovuto rispondere a nessuna delle tue cattiverie, a nessuna delle tue falsità e provocazioni. Ho sbagliato perché non avrei neanche dovuto risponderti, e non avrei dovuto permetterti di proseguire questo stupido, distorto e disfunzionale gioco mirato soltanto a prenderti gioco di me e dei miei sentimenti. Gli stessi sentimenti che hai continuato ad utilizzare per farmi del male, per punirmi: quando non eri d’accordo, mi abbandonavi, sbattetevi la porta, te ne andavi e continuavi a farmi parlare da solo.
Ho perso il conto delle volte in cui hai sbattuto la porta di casa, in cui mi insultavi, in cui mi facevi pagare ogni singola conseguenza del mio non essere d’accordo con le tue stupide imposizioni, e quando cercavo di reagire e di difendermi, iniziavi a dirmi che era soltanto colpa mia. La verità è che non avrei mai avuto bisogno di reagire se tu non mi avessi portato al punto di farlo: come ti ho sempre detto, io non ho nessun motivo di alzarmi al mattino e reagire contro qualcuno che cerca di ferirmi con inutili sensi di colpa e senza mai avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità e chiedere scusa. Ma purtroppo, l’ho capito troppo tardi. E ne ne dispiaccio.
Io non esisto: io sono quello che la gente non vede, quello di cui le persone non si rendono neanche conto. Ma sono quello che, adesso, piange le conseguenze delle ferite che tu mi hai scagliato addosso senza alcuna pietà, mentre fingi di essere una donna ormai realizzata è piena di sé. Ma sei soltanto la stessa donna che avrei voluto amare per il resto del tempo che mi sarebbe rimasto: la stessa donna che non ha voluto vivere un futuro insieme a me, che mi ha sempre punito abbandonandomi, che mi ha sempre fatto sentire in colpa quando di colpe non ne avevo neanche una. Sei la stessa persona che ricicla frasi d’amore come fossero caramelle, e che scambia continuamente i sentimenti come fossero figurine.
Se adesso sto male è solamente per colpa tua, e lo urlo ancora più forte, anche se avrei voluto dirtelo guardandoti negli occhi, perché ho imparato a chiamare quel malessere con nome e cognome, perché ho imparato che non è colpa mia se sto male, ma è colpa delle ferite che mi hai lasciato tu, del male che hai continuato a farmi nonostante mi vedessi in lacrime, fino al giorno in cui hai fatto in modo che non una sola lacrima scendesse più dal mio volto. Il peso di non aver pianto per troppo tempo lo sto piangendo ora. Ma adesso non voglio più stare zitto: ho sofferto per troppo tempo, ho subito restando in silenzio, ma, nonostante tutto, non ti ho mai abbandonato, perché l’amore per te è sempre stato più forte anche di tutto il resto. Puoi continuare la tua farsa per quanto tempo vuoi, e beato chi ci crede ancora. Ma credimi: le persone che continuano a credere a questo inutile film, a questo stupido remake dei sentimenti realizzato a bassissimo budget, tanto da sembrare una commedia di “Serie Z”, sono sempre di meno.
Tutti, adesso, vedono il dolore che mi hai lasciato, le ferite che hai inferto sul mio cuore e nella mia anima. Ma se ferire una persona che voleva soltanto amarti, che voleva vivere con te il più grande sogno della sua e della nostra vita, ti rende così felice ed importante, significa che della vita e di tutto il dolore che ti ha scagliato addosso, non hai proprio capito niente. Hai soltanto sprecato l’occasione di vivere l’amore più grande che potessi mai provare. E nonostante tutto, ho sperato fino alla fine di essere la tua storia più lunga ed importante… Ma è stato tutto inutile.
In qualche modo, la casa continua a ricordarmi di te, e, mentre scrivo queste parole, mi sembra di sentirti ancora in cucina, o di vederti seduta sul divano mentre scorrevi ossessionatamente il feed di Instagram, e mi sembra di sentire ancora i profumi che indossavi e che tanto adoravo. Lascia soltanto che ti dica quanto tu possa essere stata stupida: stupida nell’aver rinunciato a qualcuno che non avrebbe mai rinunciato a te. Stupida nel non aver capito che avevo soltanto bisogno di averti accanto, di vivere incredibili giornate ed avventure insieme. Stupida per non aver capito che non ti avrei mai abbandonato, per nessun motivo al mondo. Stupida per non aver capito che quando restavo in silenzio era solo perché mi avevi ferito, perché mi avevi fatto del male.
Mentre scrivo mi guardo intorno, la mia mente torna a quella sera, esattamente nel punto che i miei occhi stanno guardando in questo momento, quando mi hai fatto male per la prima volta, ed io ti chiesi, con tutto il mio cuore, di non farlo mai più. Ti scusasti tra le lacrime, e mi promettesti che non sarebbe mai successo. Ma è successo ancora, ancora, ed ancora.
Ho la pretesa – e so perfettamente cosa dico e perché lo dico – di pensare che mai nessuno ti amerà come ti ho amato io e come avrei voluto ancora amarti per tutto il resto del tempo. Ed è veramente un peccato pensare che stavamo per raggiungere quel traguardo che mi avrebbe reso la persona più importante della tua vita.
L’altro giorno riguardavo le nostre foto, e ripensavo a quando facevamo finta che tu aspettassi un bambino. Io ti baciavo la pancia e tu piangevi e non riuscivi neppure a fermarti. E poi ci veniva voglia di andare via, a camminare, stare ancora nel silenzio dei nostri luoghi. E mi chiedo quanta cattiveria e quanta vera mancanza di anima e di cuore possa volerci per distruggere tutto questo, e per svendere tutto quello che avevamo costruito. Potrei anche usare le nostre frasi con mille altre persone, ma tanto so perfettamente che ciò che hai detto e fatto con me, di certo, non potrai mai viverlo con chiunque altro. E non sai quanta voglia avrei avuto di dirti queste cose guardandoti negli occhi, ma scappare è sempre stata la tua via più breve.
C’è una cosa che non ti perdono: non hai avuto il coraggio di parlare e dialogare davvero. Hai sempre preteso che io ti leggessi nella mente, quando per migliaia di volte ti ho chiesto cosa non andasse, cosa avremmo potuto fare per essere più felici insieme, ma l’unica soluzione che mi proponevi era quella di accettare le tue regole senza aggiungere una sola parola. Mi dispiace che tu non abbia avuto il coraggio di voler credere davvero non soltanto in questo rapporto, ma in una persona che avrebbe fatto tutto il possibile per renderti felice. Perché mentre tu cercavi di ostentare la materialità dei gesti, io facevo tutto il possibile per costruire il nostro futuro, la nostra vita insieme, la nostra casa, la nostra famiglia, i nostri figli, il nostro tempo per sempre insieme.
E adesso vai a dire a chiunque che ogni casa ti dà sensazione di famiglia e che ti senti al sicuro. Ma non troverai più nulla di ciò che avrei potuto e voluto darti io, e che non sei neanche stata in grado di riconoscere e difendere.
La totalità delle persone che conosco, che mi vogliono bene, e che vedono la mia sofferenza con i loro occhi, oltre a tutti i sacrifici che porto avanti ogni singolo giorno, continuano a ripetermi che dovrei odiarti, che dovrei ripudiarti e fare “Damnatio Memoriae” della tua presenza e del tuo ricordo. Ma nonostante tutto, purtroppo, non riesco ad odiarti. Spero solo che il tempo mi aiuti, così come spero che il tempo mi aiuti a comprendere quanto male mi hai fatto, quante ferite hai lasciato aperte dentro di me.
Ma soprattutto, spero che il futuro mi aiuti a capire che mentre io piangevo sotto il tuo balcone, mentre piangevo da solo nelle sere d’estate mentre cercavo di capire cosa avessi potuto fare, o che cosa avessi fatto di sbagliato, tu continuavi a farmela pagare voltandomi le spalle, abbandonandomi e sghignazzando di fronte al mio dolore. E c’è una scena che non riesce ad andare via dalla mia mente: un sabato sera ad agosto mentre tu mi guardi dalla finestra, e, con l’indifferenza che solo le persone cattive e senza cuore hanno, ti volti e torni a guardare la TV, lasciandomi solo a cercare una tua parola.
Spero soltanto che il tempo mi aiuti a ricordarmi di tutto questo. E mi faccia capire quanta dignità ho avuto, e quanto rispetto e maturità ho dimostrato di avere. Non agli altri, ma a me stesso. E sono molto fiero nell’avere il coraggio di dirti queste parole nonostante le mie lacrime è tutto il dolore che mi hai lasciato: pensi di essere forte, di essere la persona che ha vinto, quella che è stata in grado di farla pagare ed ha ottenuto vendetta. Ma non ti sei ancora resa conto che, adesso, sei solamente più sola. E che, ancora una volta, sei riuscita a sabotare te stessa.
Ti dirò la verità: non credo ci sia molto di cui andare fieri…
Continua pure la tua inutile farsa fatta di orgoglio e rancore, ma, prima o poi, ti renderai conto di quanto tu abbia potuto sbagliare nell’abbandonare chi aveva solo quello sciocco desiderio di amarti per sempre. E chissà che un giorno, tu non possa renderti conto di essere in fuga da te stessa. E da quella pace che rincorri e cerchi inutilmente, mentre cerchi di farla pagare a chiunque, è cerchi vendetta portando avanti il tuo rancore.
Ma cosa hai ottenuto dall’averci distrutto? Nulla di più di un imperdonabile spreco. E della distruzione di un sogno d’amore che valeva davvero la pena di vivere e rendere reale.
Spero solo – inutilmente, lo so – che tu possa rendertene conto.




