Italia, rispunta la "Legge Ammazza Blog"

E’ una costante: ogni sei mesi / un anno ci riprovano: è “ricicciata” fuori la “Legge Ammazza Blog”. Scopriamo, stavolta, di cosa si tratta.

Passano i mesi, gli anni, i Governi, le facce, le persone, le idee, ma una costante resta: ogni sei mesi / un anno, “riciccia” fuori come i funghi la “Legge Ammazza Blog”. Ci provano, ci riprovano e ci riprovano ancora una volta: fino ad oggi gli è andata male. Vediamo stavolta cosa accade.

A ripresentare la proposta, questa volta, Scelta Civica, nel quadro della legge in materia di diffamazione: ecco il testo della proposta in questione.

 

“Per i siti informatici, ivi compresi i blog , le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate entro quarantotto ore dalla richiesta, in testa alla pagina, prima del corpo dell’articolo, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”. Per chi non rispetterà l’obbligo di pubblicazione della rettifica scatterà una multa da un minimo di “euro 8.000″ a un massimo di “euro 16.000″. L’obbligo di rettifica viene esteso anche alla stampa non periodica, includendo quindi anche i saggi e i libri: la pubblicazione dovrà avvenire entro sette giorni dalla richiesta su due quotidiani a tiratura nazionale e nelle successive edizioni e ristampe con chiaro riferimento allo scritto ‘incriminato”.

 

Insomma: ci si prova ancora una volta.

Non sono bastati gli scioperi e le manifestazioni del popolo della rete, e non solo, che si è scagliato contro quest’idea. Evidentemente no.

Per carità, comprendiamoci: regolamentare la diffamazione in rete è corretto, specialmente per chi ne è vittima, ma farlo in maniera sproporzionata “estendendo” in maniera indiscriminata la “mannaia censoria” è esagerato! E’ come dire che “se non vuoi morire da vecchio devi spararti da giovane!”

Certo, una regolamentazione ci vuole, lo ripeto, anche per evitare che ogni persona usi Internet a suo piacimento, sentendosi libero di ingiuriare e diffamare liberamente il prossimo, ma non si potrebbe regolamentare in maniera corretta, anziché farci andare di mezzo tutti?

Staremo a vedere come finirà: di certo, la Rete non intende restare a guardare. E’ poco ma è sicuro!

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