L'arte della "Sciàrra"

"Sciarriàre" (trad. lett. "Litigare") è un’arte!
Essì cari signori, e mica si può litigare così, come se niente fosse: c’è gente che studia anni e anni prima di diventare perfetto "curtigghiàro", come si dice da noi.
La vera "sciàrra" ha origini antichissime: si pensa sia nata anni e anni fa, quando la vicina di caverna, stendendo i panni tutti bagnati, macchiava il bucato alla cavernicola del piano di sotto: le due, infatti, emettevano degli strani versi, che gli studiosi hanno tradotto in "pezz’ i fango", ovvero, in bell’italiano, "brutto miscuglio di acqua e di terra".
I tempi, poi, si sono evoluti, e anche l’arte del litigio ha mutato le sue forme e le sue motivazioni: quella che era una semplice sciàrra per un bucato steso troppo in fretta, è diventato, con il passare dei tempi, quasi una vera forma "teatrale", con attori, protagonisti e comparse a vario titolo e genere.
Le location in cui la sciàrra si svolge, sono molteplici e diverse: il più delle volte torna il tema del bucato che, con il passare del tempo, si è trasformato dalla forma "cavernicola" a quella più moderna del "palazzo", in cui una signora con i bigodini in testa comincia a sbraitare contro la signora del piano di sopra, alta, solitamente, circa 150 centimetri per 150 Kg di peso, di cui 70 di tette, cominciando a caricargliene di tutti i colori!
E’ qui che entrano in scena le comparse: sono, per la maggior parte, passanti che si schierano per l’una o per l’altra fazione, intercalando il discorso con alcuni "pi ìmmia avi ragiuni ‘dda cristiana" (per me ha ragione quella signora, N.D.Giomba), e tentando di mettere pace tra le due con la classica frase "amunì ca ‘n ci fu nenti", ovvero "avanti, non c’è stato niente!" (o meglio: "non è successo nulla!" N.D.Giomba)

Più che una semplice trattazione di eventi più o meno giornalieri, quindi, la "sciàrra" assume quasi una valenza folkloristica, quasi come manifestazione di come un popolo è: passionale verace… E fiero di esserlo!

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