La città di notte

La città, di notte, ha un gusto speciale, strano, tutto diverso da quello del giorno e della sua routine.

Le strade sembrano totalmente diverse da quelle che conosci la mattina, il pomeriggio, a prima sera: uscire fuori da un ristorante, nel weekend, raggiungere la macchina, accendere l’autoradio, il riscaldamento, e partire. Andare dove non si sa, in giro per la città, nelle strade maggiori e in quelle laterali, più grandi e più piccole, più popolate e più nascoste, più illuminate e più oscure. Andare piano, poi accelerare: guardare la città che, di notte, ha una vita totalmente diversa, stupirsi per quelle strade così diverse nel volto della notte, e cantare a squarciagola appresso alla radio, con i finestrini chiusi, Molto meglio se in auto, poi, si è in buona compagnia: cinque persone, due davanti, tre dietro, tanta buona musica, una costante ricerca delle stazioni alla radio per poi fermarsi su quella giusta, quella che ha il giusto equilibrio con  la strada davanti a te. No guardare l’orologio, ma andare avanti, dove l’auto decide di portarti: guardare le strade illuminate dalle luci arancioni, dalle luci bianche, dalla coda di fanali delle auto, e la radio che canta, messa a volume appena accennato, per fare da giusto sottofondo a quella magia chiamata notte. Una notte tutta da vivere, da sentire dentro e fuori.

I monumenti illuminati, i giovani che parlano, che si raccontano, che mangiano un gelato: la voglia di camminare ancora, di sorridere, e poi, d’improvviso, una canzone alla radio: alzare il volume, cantare, poi abbassare nuovamente, guardando la strada intorno. Risate che si rincorrono, che non la smettono mai: un batticuore nel sentir dire al guidatore: “abbiamo sbagliato strada: e adesso come usciamo?” e poi un sorriso nel non essersi accorti che, poco prima, dovevi voltare a destra!

Le strade libere ti cullano nel loro andare, e la notte ti da quel senso di serenità, di sicurezza, di armonia, che il giorno, con i suoi clacson, i suoi continui rumori, non riesce a regalarti: star seduti li, godersi il paesaggio, rilassarsi, ma soprattutto parlare, parlare di tutto e di tutti, raccontarsi, ridere, riflettere, commentare ciò che si vede. La radio che non sovrasta mai le parole, ma si fonde in un perfetto connubio tra i racconti e le sensazioni: ti guardi intorno, e pensi a quanto sia bello emozionarsi per cose semplici.

E’ bello pensare che la città, di notte, cambi completamente volto, e si trasformi in una creatura che pochi conoscono: sono pochi coloro che riescono a trovarne la vera essenza, che riescono a vederla nel suo splendore, semplice, puro, unico a suo modo. Non pensi a niente, non hai meta: guardi soltanto la strada davanti a te, e non sai dove ti porterà, da dove prenderai, se volterai a destra o a sinistra: ogni curva è una storia diversa, un paesaggio che non conoscevi, un pezzo di città che ti è stata totalmente sconosciuta fino a quel momento. Dal finestrino scorrono i negozi, i marciapiedi, la gente seduta ai tavolini, la vita nascosta nelle borgate poco illuminate, nei vicoli, negli anfratti e nelle alcove: la radio, adesso, suona un pezzo jazz, leggero, strumentale, delicato, godibile, come la notte e il suo mistero, la sua magia.

La notte la immagino come una donna riservata: esce solo quando nessuno la vede. Ha pochi amici, ma quelle poche persone che la conoscono realmente sanno che sa regalarti grandi emozioni, forti sensazioni, tutte da vivere, come la strada che hai di fronte, vagando senza meta. Non sai mai dove andrai, se prenderai qui o la. Sai solo quando è il momento di tornare a casa: in pochi istanti, nel vuoto silenzio della notte, l’incanto si tramuta in vero silenzio. Spegni il motore, spegni la radio. Buonanotte.

4 Commenti

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