La comunicazione come vettore di esperienze

La comunicazione come vettore di esperienze

Comunicare, uno dei bisogni assolutamente primari dell’uomo, rappresenta spesso un enorme vettore di esperienze… 

Comunicare ci aiuta, se possibile, a sentirci meno “anormali”: si, lo so benissimo che è un termine antipatico ed estremamente impreciso, ma rende perfettamente l’idea di quel che voglio dire. È paradossale ed anche un po’ assurdo – ma neanche tanto, fidatevi – che un semplice e routinario gesto come il comunicare  bisogno primario dell’uomo, possa trasformarsi in un vettore di esperienze che ci aiuta a capire che non siamo “né soli né i soli”  se così potrei dire.

Molto spesso, infatti, siamo vittime delle nostre stesse “distorsioni di pensiero”, e questo accade, ad esempio, quando pensiamo che “soltanto noi stiamo così male, e la gente non comprende cosa sia il panico, cosa sia l’ansia, e lo sappiamo solamente noi che combattiamo ogni giorno queste spiacevoli sensazioni e facciamo tutto il possibile per rimanere a galla e non farci rovinare la vita”

Nella nostra mente, quindi, solamente noi stiamo soffrendo in questo modo. Almeno finché non arriva il giorno in cui parlando, scopri che ci sono decine  centinaia, migliaia di persone, la fuori, che soffrono esattamente come te, che tentano di sopravvivere come te, che cercano soluzioni a questa sofferenza come te. E, probabilmente, la tua convinzione errata ed estremista non sarebbe mai stata scalfita se, parlando, non avessi messo in discussione ciò che pensi e credi sia l’unica verità. E tutto ciò grazie, solamente, alla comunicazione, al parlare, al raccontare, raccontarsi ed ascoltare.

Insomma: lo dico da sempre e ne sono sempre più convinto. Comunicare è vita, parlare, raccontare, osservare, riflettere e metterci, di conseguenza, in discussione, ci permette di scardinare le nostre convinzioni più assurde e radicate, e ci dà la possibilità di diventare, auspicabilmente, persone migliori in grado di vivere più serenamente la propria vita. E ti pare poco?

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