La consapevolezza non ricuce più il tempo

La consapevolezza non ricuce più il tempo

La consapevolezza di qualcosa che non poteva essere che sbagliata non riesce, tuttavia, a ricucire il tempo che è stato e quello che verrà…

Arriva un momento in cui, tra le mani, hai la netta, sincera, chiara consapevolezza di una sola, unica, realtà dei fatti, che può piacere come può non piacere – anzi, il più delle volte non piace affatto – ma è quella, e ci puoi fare ben poco…

…Eppure, nonostante il tempo che passa, tra le mani ti resta poco o niente, compresa quella cavolo di consapevolezza, con cui cerchi, in qualche modo, di farti forza, non sempre riuscendo nell’intento, e il più delle volte, semplicemente, soffrendo quella terribile realtà dei fatti.

Magari ti fermi a pensare e dici “si, OK, le cose non potevano andare e non sarebbero mai potute andare, ma almeno qualcosa c’era”. Si, tutto bellissimo… Ma poi? Ma poi che cosa rimane? Ma poi che cosa ti resta, di concreto, di palpabile, di tangibile? Che cosa puoi raccontare a chi verrà dopo? Che cosa puoi raccontare a te stesso se non che è passato tanto tempo in mezzo al vuoto che, disperatamente, si è cercato di dipingere in qualche maniera, magari per trovare un punto in comune per crederci, per mascherare la realtà che non volevamo vedere…

,,,Ma se eravamo insieme, porca miseria, qualcosa doveva esserci, un senso, un motivo doveva esserci nella maniera più assoluta e totale possibile: doveva esserci qualsiasi cosa che ci unisse, qualsiasi cosa che ci rendesse capaci di stare insieme per un motivo ben preciso,  che non ricordiamo più, o che forse non vogliamo neppure ricordare, perché ci fa comodo così, perché non ha senso e non vale la pena rifletterci e parlarne ora… In fondo, “un cuore non si può inventare”.

Ancora adesso, col senno di poi, dopo tutto questo tempo, ti resta ancora una domanda: che senso ha potuto avere tutto questo?

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