La rassegnazione dei sentimenti

La rassegnazione dei sentimenti

La rassegnazione dei sentimenti, come quella stanchezza che si trascina, ciondolante, verso la solita consuetudine, verso le solite frasi…

La rassegnazione dei sentimenti, come un libro di cui conosci la trama anche senza averlo letto, del quale conosci anche il finale, anche se non lo hai letto ma sei pienamente consapevole di come vada a finire. E ad un certo punto, si finisce con il decidere di rassegnarsi e di lasciare perdere, perchè, verosimilmente, non ne vale affatto più la pena, e sai benissimo che, se tenti un minimo di lasciarti andare, finirai, sempre e regolarmente, con il vivere il medesimo finale che fin troppo bene conosci. Ad un certo punto, arrivi serenamente a chiederti quale senso possa avere, a conti fatti!

Si, certo, è facile dire che le cose possono cambiare da un momento all’altro, ma da un altro lato c’è anche la legittima domanda del quante volte hai deciso di crederci rimanendo fregato: è logico che, ad un certo momento, è quasi come se scattasse una sorta di salvavita, di “stop imposto” che devi darti per smettere di soffrire, o, quantomeno, per limitare i danni, e a questo punto ecco che tutto cambia, ecco che tutto si trasforma in quel contesto che hai già visto e vissuto fin troppe volte, tanto da – a conti fatti – smettere di credere in un cambiamento e rassegnarti all’ennesimo palo, che sai benissimo arriverà, che sai benissimo diventare un classico che si ripete in loop.

Arriva un momento preciso, insomma, in cui prendi la sacrosanta scelta di smettere di soffrire e metterci un punto: vivi senza aspettative, con una sorta di “rassegnazione sentimentale” tipica di chi ne ha viste, sentite e provate troppe, e, alla fine della fiera, si è solamente rotto le palle di continuare una pantomima che non porta a nulla. Estremo? Stupido? Forse, ma sempre meglio della sofferenza!

Scrivi un commento