La responsabilità e le conseguenze dell'avere un cuore

La responsabilità e le conseguenze dell avere un cuore

Avere un cuore comporta responsabilità e conseguenze che si pagano, spesso, in sofferenza, dolore e tanti bocconi amari da dover mangiare giù…

Avere un cuore è ciò che, spesso, differenzia certa gente da altra gente: chi un cuore ce l’ha, infatti, si ritrova spesso e suo malgrado a soffrire pesantemente, piangere, patendo profondi e delicati dolori, dovendo mandar giù tanti bocconi amari che fanno male (eccome!) e che, probabilmente, lascerebbero indifferenti gran parte delle persone che un cuore non ce l’hanno, o che hanno imparato – vuoi per mera stronzaggine, vuoi per un proprio, delicato, delirio mentale, o vuoi, semplicemente, per esperienza – a non averne uno.

Se accetti di avere un cuore, se accetti di trascinarti appresso questa pesantissima responsabilità, accetti implicitamente la sofferenza che tutto questo comporta, sapendo che, di certo, la tua sensibilità ti farà onore e sarà – forse – riconosciuta, ma ti farà soffrire, ed anche tanto, sebbene ci sarebbe da domandarsi se e cosa va dimostrato e a chi se non a noi stessi, e questo ci fa mettere in discussione non solo il fatto che qualcuno possa riconoscere il nostro soffrire, il nostro “rimanerci male”, ma anche il fatto che si possa o no “avere” un cuore, e quanto questo possa importare agli altri.

Non è una cosa così difficile se ci si pensa: tu sai che, a dispetto di altri, hai un cuore capace di farti provare grandi emozioni e grandi sofferenze, mentre qualcun altro, al contrario, è pienamente cosciente di aver preso e gettato nell’immondizia il proprio cuore e la propria sensibilità, decidendo, deliberatamente, di diventare uno stronzo. 

C’è poi una terza categoria, formata da tutti coloro che non solo non si rendono conto di essere dei veri stronzi, ma non se ne importano nemmeno e fanno del male a viso aperto: quella è – se possibile – la categoria peggiore, perché formata da una preoccupante massa di insensibili che dovrebbe far riflettere circa la propria capacità di non provare dolore facendo del male.

Alla luce di tutto questo, non vale, quindi, la pena di avere un cuore per differenziarsi da quella massa così detestabile di insensibili?

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