La solitudine: c'è chi la piange e chi la copre con chiunque...

La solitudine c'è chi la piange e chi la copre con chiunque

La solitudine: c’è chi la piange e chi la copre con chiunque… E c’è una differenza neanche da poco, anche se non tutti lo capiscono…

La solitudine: c’è chi la piange e chi la copre con chiunque…

Da che io ne abbia memoria, credo di aver praticamente quasi sempre sofferto la solitudine: a pensarci bene, è qualcosa che accade ancora adesso, quando ti rendi conto che nessuno è disposto a darti compagnia, quando vorresti chiamare decine e decine di persone ma ognuna di loro ha impegni differenti e, di fatto, non ha minimamente tempo per te. Un esempio che porto spesso risale a qualche tempo fa, ad un sabato sera d’estate in cui le morse della solitudine mi stavano letteralmente distruggendo: ricordo perfettamente di aver contattato almeno dieci persone per cercare compagnia, e nessuna di loro ha avuto un minimo di tempo per me o ha trovato il modo di dedicarmi del tempo.

Insomma: c’è chi, come me, la solitudine la piange a calde lacrime, e chi, invece, la copre con chiunque, specialmente se ha deciso di crearsela volontariamente, magari dopo aver lasciato qualcuno che riempiva l’enormità di quegli spazi vuoti.

Sono le tipiche dinamiche di queste persone: all’inizio sono estremamente convinte della loro decisione, a tal punto da dimostrarsi sprezzanti di qualsiasi conseguenza. Man mano che il tempo passa, però, si rendono conto del peso che quella scelta ha, e cominciano a capire che, molto probabilmente, avrebbero fatto meglio a non agire d’istinto. Ma si sa: la maggior parte delle volte, questa gente è orgogliosa da fare schifo, e preferisce soffrire piuttosto che fare un passo indietro. E cosa fare, quindi, quando ti ritrovi in una situazione simile ma non vuoi tornare indietro e dimostrare di aver sbagliato?

La risposta è molto semplice: sovrascrivi e copri quella solitudine con chiunque, la maggior parte delle volte con gente completamente diversa da te.

Immaginate cosa possa accadere se un simile ragionamento viene applicato dopo la fine di un rapporto: lasci una persona, ti rendi conto che quella persona valeva veramente la pena, ma sei talmente orgoglioso oppure orgogliosa da non avere il coraggio di ammetterlo a te stesso oppure a te stessa, ritornando sui tuoi passi. Così, ti ritrovi ad avere accanto la prima persona che incontri sul tuo cammino, anche se è completamente differente da te: in fondo, l’unica cosa che ti interessa davvero è che possa coprire quei vuoti lasciati dalla persona che hai abbandonato così frettolosamente.

Per carità: può funzionare per qualche tempo, ma – continuando a portare un esempio che riporto molto spesso – è un po’ come chi “beve per dimenticare”. All’inizio sembra tutto meraviglioso ed euforico, ma, quando la sbronza finisce, torni prepotentemente con i piedi per terra piangendo tutti gli interessi. Mi è capitato, in passato, di trovarmi circondato da persone con cui non avevo una sola virgola in comune, e vi posso assicurare che è una sensazione assolutamente terribile ritrovarsi tra persone completamente estranee e chiedersi “ma io che ci faccio qua?”

Ma state tranquilli: questa gente è talmente vuota dentro da essere completamente incapace di provare dolore quando si ritrova in simili di situazioni. È gente che non ha cuore ed è totalmente insensibile, per cui figurati se possano provare la minima sofferenza… La verità resta soltanto una: c’è chi piange la solitudine giorno dopo giorno e chi, invece, cerca di coprirla con chiunque.

E onestamente, non so quale delle due situazioni possa essere più dignitosa…

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