La terribile e maledetta sensazione di aver fallito

La terribile e maledetta sensazione di aver fallito

La terribile e maledetta sensazione di aver fallito, quella che nessuno può comprendere davvero perché non riesce davvero a provarla…

La terribile e maledetta sensazione di aver fallito: una sensazione che, davvero, non auguro a nessuno di provare…

Da qualche tempo, devo ammettere di essere devastato e sovrastato dalla terribile maledetta sensazione di aver fallito: mi rendo conto di quanto possa essere davvero forte questa affermazione, specialmente detta da me, così come mi rendo ampiamente e perfettamente conto di correre il rischio di passare per irriconoscente ed esagerato, ma c’è qualcosa di più profondo che va al di là delle semplici parole. Per anni ho desiderato di vivere l’emozione di veder realizzati i miei desideri più profondi: una famiglia, dei bambini che mi volessero bene, un amore che valesse davvero la pena, che mi desse davvero la gioia di sentirmi desiderato e voluto bene, che mi facesse davvero capire quanto io potessi essere importante per quella persona.
Ho sperato per anni di vedere questo sogno realizzarsi e materializzarsi, ma mi è sempre stato negato. Adesso, sento che le morse del tempo si stanno stringendo sempre di più ed in maniera sempre più netta, e anche se in tanti mi continuano a ripetere che la mia è solo “una gigantesca esagerazione”, che non ho ancora “neanche quarant’anni”, che “la vita può ancora offrirmi tantissime cose”, che “non è colpa mia se ho solo incontrato gente stupida”, ma la mia onestà intellettuale ed il mio realismo – quasi cinico a volte, me ne rendo conto – mi impediscono completamente di illudermi in qualche maniera.

Questa sera, per la prima volta, ho visto un capolavoro del cinema italiano: sto parlando di Filumena Marturano, nell’edizione del 1951 diretta da Eduardo De Filippo.

Chi ha visto il film, o conosce la famosissima trasposizione teatrale, sa bene che i figli sono uno dei temi centrali della narrazione. Ma c’è stato un punto, verso la fine del film, che mi ha colpito particolarmente. Quando Filumena riesce finalmente a sposarsi, durante il viaggio in macchina verso la chiesa, recita un monologo che mi ha, letteralmente, fatto venire i brividi:

Dummì, ‘o bello dei figli noi l’abbiamo perduto, i figli sono quelli che si tengono in braccio quando sono bambini, quelli che ti danno preoccupazioni quando stanno malati e non ti sanno dire che si sentono, quelli che ti corrono incontro cu ‘e braccelle aperte e ti chiamano ‘papà’, chille che e vide venì da’ scola cu ‘e manelle fredde, cu ‘o nasillo russo e te cercano ‘a bella cosa… ma quando sò gruoss, quando sono uomini o so’ figli tutti uguali o so’ nemic.

Dopo aver sentito queste frasi, sono diventato profondamente triste, e ho sentito ancora più forte la sensazione di aver davvero fallito.

Quando andava a scuola, ricordo perfettamente quel gruppo di bulli che hanno, costantemente ed in maniera indisturbata, continuato ad abusare psicologicamente di me. Ricordo perfettamente i loro schiaffi, le loro spinte, e le loro frasi, che mi facevano anche più male della violenza fisica. Mi dicevano che non avrei mai combinato nulla nella vita, che sarei rimasto solo come un cane, che non sarei mai interessato a nessuno, perché ero inutile come essere umano, perché non servivo a nulla, perché continuavano a ripetermi quanto “facessi schifo” e quanto dovessi considerarmi “al pari di un rifiuto della società”.

Io, nel frattempo, sono andato avanti, ho studiato, sono diventato un serio e stimato professionista, ho raggiunto tante mete e tantissime altre continuo a superarne, ma quella gente non ha avuto del tutto torto. Ho incontrato tanta gente sbagliata sul mio cammino, che ha continuato ad approfittarsi di me e del mio tenero desiderio di famiglia, di amore, di una speranza condivisa. Ho incontrato persone che mi hanno fatto del male a viso aperto, che mi hanno abbandonato sapendo di farmi del male, giocando volontariamente con le mie ferite interiori, e mai nessuna di queste persone si è mai degnata di maneggiarmi con cura, di avere cura di me, di rispettare le mie fragilità, ma, al contrario, le hanno sempre usate solo ed esclusivamente per il raggiungimento del loro inutile e stupido tornaconto.

Al pari di quegli infami, quelle persone hanno continuato ad abusare delle mie speranze, dei miei progetti, del mio amore. Non mi hanno mai fatto sentire importante, ma solo uno stupido oggetto nelle loro mani, solo un inutile passatempo, una pezza da usare nei loro momenti di vuoto, quando non sapevano neppure cosa fare. Nessuno mi ha mai ritenuto importante, nessuno ha mai avuto paura di perdermi. Nessuno ha mai avuto paura che io potessi andare via. Nessuno ha mai tremato all’idea che io potessi andarmene, perché il mio amore non è mai stato veramente importante e fondamentale per nessuna di quelle stupide persone.

E da un po’ di tempo, da troppo tempo, sento fortissima la sensazione di aver fallito, perché ho potuto raggiungere tante mete, è vero, ma non c’è stato verso di poter costruire quell’amore e quella famiglia che ho tanto desiderato in questi anni. Avrei solamente desiderato vivere l’amore di una donna che potesse attendermi con gioia al mio ritorno a casa. Volevo solamente avere la gioia di diventare padre, di avere una famiglia, dei figli che mi volessero bene e mi attendessero ogni sera al mio ritorno.

Nessuno ha mai capito che volevo al mio fianco qualcuno che volesse amare allo stesso modo di come amo io, che condividesse il mio grande progetto di amore e di vita insieme, che comprendesse quanto amore avevo voglia di dare. E invece hanno distrutto tutto, senza nemmeno pietà. Senza niente. Solo con la sadica voglia di distruggere e farmi del male. Dando amore sempre alle maledette persone sbagliate, che hanno finito con il farmi sentire così vuoto, così sbagliati, nell’infinità del vuoto che adesso sento dentro, a portarmi il peso di questa maledetta armatura. Avrei solo voluto qualcuno con cui gettare via l’armatura che mi porto addosso, qualcuno si cui fidarmi davvero, ma ogni santa volta che l’ho fatto, sono diventato vulnerabile e mi hanno sempre fatto del male. Quanto amore inutile dato a gente che non ha mai capito niente, che mi ha sempre fatto vivere con l’incubo dell’abbandono, quasi usato come arma per farmi del male, per togliermi ogni diritto anche solo di non essere d’accordo.

La gente non sa tutto quello che ho passato. Non lo sa. Ed è per questo che sento di aver fallito. Perché forse è il caso di non prendersi in giro: forse è già troppo tardi, forse non è più tempo.

Forse, ho solo fallito.

Scrivi un commento

SEGUIMI ORA SU INSTAGRAM: Scopri i reel, le dirette e tantissimi contenuti esclusivi! CLICCA QUI!