
Le parole che ti direi, quelle che vorrei dirti guardandoti negli occhi e che tu, codardamente, mi impedisci di dirti…
Le parole che ti direi, e che mi impedisci di poterti dire.
Immagina che qualcuno ti accusi di qualcosa che non hai mai fatto né pensato, ed immagina che tu non abbia nessun diritto di replicare perché quella persona ti ha bloccato dovunque, sottraendosi ad un confronto pur sapendo che hai tutte le possibilità per dimostrare che quelle sono soltanto stupide bugie. Immagina che qualcuno ti additi senza nemmeno guardarti negli occhi, senza nemmeno avere il coraggio di sederti ad un tavolo con te e guardarti in faccia per spiegarti la tua posizione, ma, soprattutto, per permetterti di dire quello che pensi. Immagina che qualcuno faccia tutto il possibile per allontanarti da una persona iniziando a dirti peste e corna, e tu, senza neanche usare il tuo cervello, credessi pedissequamente a tutto quello che ti viene detto senza sentire tutte le campane.
Ho vissuto in prima persona questo atteggiamento, e noto che, chi lo ha messo in atto, è solito utilizzarlo spesso (e questo riscrive la narrazione di moltissimi eventi, perché come è successo a me può tranquillamente essere successo anche ad altre persone, magari accusate ingiustamente e sentendo soltanto la campana che fa più comodo!). Sono sempre stato contrario ai processi sommari, e, ancora di più, mi sono sempre schierato a viso aperto contro ogni forma di ingiustizia, soprattutto quando c’è chi sa come davvero sono andate le cose e preferisce restare in silenzio.
Il fatto è che la tranquillità di una coscienza pulita non basta, specialmente quando sei una persona vera e provi sulla tua pelle, ed in prima persona, un comportamento così indegno, reso ancor più ingiustificabile dal fatto che hai dati di fatto ben precisi che dimostrano ciò che avresti da dire, ma che, stranamente, non soltanto nessuno vuole sentire, ma che viene ben celato ed impedito per evitarti di poter dire la verità. La cosa che mi sono spesso chiesto in queste settimane è come possa essere possibile mettere in atto un comportamento così codardo e meschino senza neppure provare la minima remora per ciò che si sta volontariamente facendo, e questo fa ancora più paura, perché molto probabilmente dimostra la totale mancanza di consapevolezza nel rendersi conto del peso, della responsabilità e dell’importanza delle proprie azioni.
Da parte mia, continuerò a non restare in silenzio, osservando la fuga di chi non si rende conto che scappare equivale ad una vera ammissione di colpa: chi non ha paura della verità e non teme le sue conseguenze, di certo non fugge via ma affronta ciò che crede essere giusto. In fondo, credo che se non hai nulla da temere, di fatto, non hai nessuna necessità di scappare o bloccare le persone per paura del confronto: se questo coraggio non ce l’hai, allora è chiaro che hai davvero qualcosa da nascondere.
Ed in quel caso dovresti imparare a vergognarti.




