Lettera a nessuno

Lettera a nessuno

Lettera a nessuno: una profonda riflessione sull’amore e su quello che ho vissuto e che non voglio più provare. Ma la strada è così lontana…

Lettera a nessuno, perduto in una silenziosa riflessione…

Vorrei soltanto che, per qualche istante, tu potessi metterti nei miei panni, cercando di capire quanto tutto questo possa essere mortificante per me.

Non è normale avere l’umano desiderio di compagnia, di condivisione, e doverlo chiedere agli estranei perché la persona che più vorresti avere al tuo fianco non ti ritiene così prioritario… Volevo lasciare cadere tutto nel vuoto, ma mi sono reso conto che non sarebbe stato giusto né maturo. Voglio cercare di trasferirti le sensazioni negative che tutto questo mi fa provare, e proprio per questo vorrei che, per qualche istante, potresti metterti nei miei panni.

E’ veramente mortificante non essere mai visto come una scelta: da troppi anni, mi rendo conto di non essere la scelta di nessuno. Da troppi anni mi rendo conto che nessuna persona sente la mia mancanza, sente la necessità di scegliermi, sente la necessità di condividere del tempo con me, sente la necessità di fare qualcosa insieme. Per troppi anni, ho vissuto dovendomi accontentare delle briciole, come se fossi un cane che non può chiedere altro se non accontentarsi degli avanzi. Ed io, di vivere così, non ho più la voglia e nemmeno la forza.

Chi mi conosce sa il dramma che ho vissuto nel mio passato: tutto era importante tranne che me. Tutto valeva la pena tranne che me. Io ero soltanto una scelta varia ed eventuale da prendere in considerazione solo come un misero tappabuchi, come una tra le tante opzioni e scelte nella vita di qualcuno.

Ma io non sono questo. Io non voglio essere questo.

Capisco perfettamente le necessità altrui, ma vivo lucidamente la sensazione che le mie necessità non siano mai così prioritarie come quelle che gli altri mettono sul piatto. Non voglio dire che qualcuno debba vivere solo e soltanto per me, e che io debba essere l’unica ragione di vita delle persone, ma voglio solamente condividere una riflessione. Per quale motivo conosco tante persone che frequentano ragazze o ragazzi con cui vedersi ogni giorno o, comunque, molto spesso, pur abitando con i rispettivi genitori e le rispettive famiglie?

In ogni rapporto mi sento sempre quello che soccombe, quello che non ha diritto a esporre le proprie aspettative e ciò che lo fa stare bene. Guardando lucidamente al tutto, io sono quello che ha soltanto diritto ad accontentarsi. In fondo, se dicessi che il mio modo di vivere è incentrato sulla presenza fisica, sul viversi davvero, mi sentirei dire che “o mi va bene così e me lo faccio piacere, oppure arrivederci e grazie!”

Ecco. Questo è ciò che ho sempre ricevuto: non c’è mai stata la voglia di trovare un punto d’incontro, la voglia di comprendere che anche io ho le mie necessità. Risultato: alla fine io sono quello che si deve sempre accontentare e stare zitto, mentre gli altri portano avanti serenamente il loro modo di vivere con grande tranquillità e sincerità. Gli altri stanno bene ed io soffro. Perché non ho nessun diritto a non essere d’accordo, e non ho nessun diritto a chiedere di voler vivere un rapporto per come io lo desidero davvero!

Ho diritto a vivere l’amore secondo le mie regole e secondo quello che mi fa stare bene, esattamente come fate voi con la vostra vita!

Io vorrei soltanto sapere perché non ho diritto, perché non ho mai avuto diritto, ad avere accanto qualcuno che fosse sempre con me, ad avere accanto qualcuno che non devo pregare, ad avere accanto qualcuno a cui non devo mendicare la presenza, a cui non devo mendicare i sentimenti! Per quale motivo io non sono mai stato la scelta di nessuno? Conosco mie amiche che considerano i fidanzati il centro del loro mondo, il centro del loro universo! Tutte le mie amiche ripetono che non hanno tempo da perdere, e che se si trovano bene con una persona, hanno in mente di andare a convivere e di fidanzarsi e poi sposarsi.

Sono stanco di non essere la scelta, sono stanco di essere quello che si deve accontentare delle briciole!

Tra le tante persone che ho conosciuto, probabilmente la più matura è stata una ragazza che voleva effettivamente venire a convivere con me, e mi disse una cosa molto importante: “ma che cazzo di rapporto di amicizia o di amore è se ti devi vedere una volta ogni 15 giorni? Io, una volta ogni 15 giorni posso vedere l’estetista, il parrucchiere, la cassiera, il macellaio, ma non il mio fidanzato o il mio migliore amico!” Io credo che questa sia la disamina più lucida che io abbia mai sentito.

Non ti voglio nascondere che più volte mi sono sentito vittima di Gaslighting: le persone che ho incontrato, pur di non mettersi in discussione, hanno cercato in tutti i modi di far passare me come quello che ha una dipendenza affettiva, come quello sbagliato, come quello che hai idee che non vanno bene. Io ho tutto il diritto di voler avere qualcuno accanto, e non per questo devo sentirmi dire che sono sbagliato o dipendente affettivo. Io ho tutto il diritto di mettere sul campo anche i miei modi di agire e di pensare, e di tutelarli ricordando che hanno la stessa valenza dei vostri. Personalmente, sono stanco di dover rispettare le regole che tutti mi hanno sempre imposto senza che le mie siano mai state prese in considerazione!

Sono stanco di sentirmi sempre mortificato in questo modo: sembra quasi che io non abbia alcun diritto a dire che voglio vivere i rapporti in un determinato modo, a dire quello che mi fa stare bene, quello di cui ho bisogno, perché se comincio soltanto a dire che vorrei qualcuno che mi fosse accanto ogni giorno, qualcuno che vuole convivere con me, qualcuno che non vuole perdere tempo e dopo sei mesi che ci frequentiamo vuole venire a vivere con me, qualcuno che vuole sposarsi, qualcuno che vuole fidanzarsi ufficialmente con me, qualcuno che vuole dei figli, mi sento dire che sono pazzo, mi sento dire che non vado bene, mi sento dire che sono un dipendente affettivo, mi sento dire – e me lo sono sentito dire veramente – che “i miei sentimenti non sono veri, ma sono soltanto il frutto della dipendenza affettiva, perché il mio non è amore!”

Non deve minimamente esistere questa cosa: io voglio vivere i sentimenti, le storie d’amore, le persone, esattamente per come voglio io e per come mi fanno stare bene! Sono stanco di essere quello che non ha diritto di non essere d’accordo, che non ha diritto di dire la sua, che non ha diritto a voler vivere diversamente, che deve sempre accettare le regole degli altri altrimenti si sente dire che quella è la strada dell’uscita!

Io ho tutto il pieno diritto a vivere l’amore e i sentimenti esattamente come li voglio vivere io, esattamente nel modo in cui mi fanno stare bene! Non mi posso permettere il lusso, ancora una volta, di dover stare zitto e non avere diritto a non essere d’accordo, di dovermi accontentare altrimenti vengo punito con l’abbandono, altrimenti vengo punito con la solitudine, altrimenti vengo punito attraverso l’uso delle mie fragilità e delle mie ferite interiori, e tutto questo fa sinceramente schifo, e non può essere diversamente da così!

Tutto questo alimenta in me la convinzione di essere io il problema: quando io tengo a qualcosa o a qualcuno, mi scrivo diecimila note sul calendario del telefono, mi metto ventimila promemoria… Ma mi volete spiegare perché nessuno lo ha mai fatto con me? Per quale motivo nessuno si è mai scritto un promemoria per ricordarsi di dovermi chiamare tra mezz’ora? Per quale motivo nessuno si è mai scritto un promemoria per ricordarsi che tra qualche giorno abbiamo un appuntamento? Per quale motivo nessuno mi ritiene così importante da essere una priorità nella sua vita?

Ho provato sulla mia pelle che tutte le persone con cui ho avuto rapporti sentimentali, mi hanno immediatamente imposto le loro regole, dicendo che se volevo andare d’amore d’accordo con loro dovevo rispettare ciò che loro erano e ciò che loro volevano, ma quando ho cercato di far capire quali erano le mie necessità e quali fossero le cose che mi facevano stare bene e di cui avevo bisogno, immediatamente venivano disattese. Io ero quello che doveva accettare ciò che l’altra persona metteva sul piatto, e che ero benissimo libero di non farlo, prendendomi la conseguenza di farsi che ognuno andasse per la propria strada.

Tutti mi chiedete di comprendervi, ma perché nessuno fa lo sforzo di comprendere me? Purtroppo, continuo a notare che è come se non ci fosse reciprocità: valgono le regole di chi mi sta di fronte ma non vengono mai rispettate le mie necessità, le mie aspettative. Io sono una persona pragmatica, che non può più permettersi il lusso di perdere tempo, perché ho già perso dieci anni della mia vita a cazzo.

Io ho diritto a vivere l’amore come cazzo lo voglio io: io ho tutto il diritto a volere accanto una persona che ci sia ogni santo giorno, ho tutto il diritto a non volere più accettare le briciole di presenza, le briciole di sentimento (sto facendo un discorso generale, lo ripeto) Io ho tutto il diritto a non accettare il ricatto del “eh, Io sono fatta cosí. Se non ti sta bene quella è la porta!”

La verità è soltanto una: il problema sono io. Ed io non ho più la forza di essere sbagliato. Non ho più la forza di perdere tempo. Volevo sposarmi, volevo dei figli, e tra venticinque giorni faccio trentanove anni, ed ormai è tardi per tutto. Per me l’amore è un impegno vero e non è una perdita di tempo: per me l’amore è conoscersi e iniziare a costruire qualcosa di serio su basi serie che ci porti a qualcosa di serio.

Sono stanco di non aver diritto ad essere la scelta di qualcuno. Io ho un cuore immenso, ed i miei sentimenti sono giganteschi, e meritano rispetto e tutela. Sono stato sostituito in due mesi. E non mi sento dire da una donna che sono tutto il suo mondo, che non saprebbe cosa fare se io non esistessi, almeno da quasi vent’anni. Vorrei soltanto sapere perché sono condannato a vivere questo schifo. Vorrei soltanto sapere perché sono condannati ad urlare il mio dolore dentro un cubo di vetro: ho la sensazione di urlare, ma ho la terribile sensazione che le mie urla non arrivino alle orecchie di nessuno.

Io sono stanco di non sentirmi mai scelto da nessuno. Sono stanco di essere invisibile, di essere un cane che si deve accontentare degli avanzi buttati dagli altri, delle briciole di presenza e di sentimento. Ho troppo dolore dentro, ho subito troppi abusi, ho subito violenza personale, psicologica, ho subito abusi invisibili ed indicibili, e non è mai importato a nessuno.

Adesso sono io che ho bisogno di posare l’armatura che mi sono costruito addosso. Adesso sono io che ho bisogno di essere fragile. Adesso sono io che ho bisogno di qualcuno che mi difenda. Adesso sono io che ho bisogno di abbandonare le forze e sentirmi fragile in maniera sicura, e sentirmi sicuro senza vivere il terrore che qualcuno possa accoltellarmi e ferirmi in qualsiasi istante, che qualcuno possa approfittarsi dei miei sentimenti e rendendosi conto che ho abbassato le difese e l’armatura che mi sono costruito in tutti questi anni per via di tutti gli abusi che ho subito.

Io sono stanco di stare in silenzio per tutte le pugnalate che ho preso, per tutte le volte che sono stato abusato, per tutte le volte che la gente ha usato le mie ferite per farmi del male e per punirmi.

Potevo anche far cadere nel vuoto tutto questo, ma stavolta ho deciso di non farlo.

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