Ma io che cazzo ci faccio qui?

Ma io che cazzo ci faccio qui

Ma io che cazzo ci faccio qui? Perché resto ancora una notte nel vuoto e nel buio di queste strade a cercarti inutilmente?

Ma io che cazzo ci faccio qui? E tu… Dove sei?

Fermo ad un semaforo, con la testa che mi scoppia e i pensieri che continuano ad urlare in ogni modo possibile, mi domando, ancora una volta, che cazzo ci faccio qui, fermo nel vuoto della notte a guardare le auto passare, ad ascoltare la radio che canta ed un semaforo adesso diventato giallo lampeggiante… Non ho perso l’abitudine di suonare il clacson sotto la tua finestra quando passo davanti casa tua, e mi sembra di ricordare tutte quelle sere in cui le luci dei pianerottoli si illuminavano, e ti vedevo salire le scale dalle finestre del palazzo.

Ripensavo che, senza grandi giri di parole, nessuno potrà mai guardarti con la stessa intensità è la stessa luce negli occhi che avevo io quando ti vedevo andare via: mi fa molto male ammetterlo, ma non ti sei mai accorta che, quando te ne andavi, io piangevo in silenzio. E non hai idea di quante volte io abbia pregato Dio affinché tu potessi tornare indietro e dirmi che non c’era nulla da temere, che andava tutto bene, che non te ne saresti mai andata. Continuo a guardare quel semaforo giallo lampeggiante, e la mia mente torna alle migliaia di chilometri che ho fatto di notte, da solo, guidando tra le lacrime, piangendo ad ogni maledetto semaforo rosso. Nessuno si è mai accorto di me e delle mie lacrime, tanto che ho finito con l’abituarmi a vedere i miei pantaloni pieni dei riflessi lasciati da quelle gocce che cadono dagli occhi e rigano il viso, e non riesco a non pensare alla tua inutile freddezza, mentre mi domando come possano esistere esseri umani capaci di una tale indifferenza al dolore altrui, specialmente se sono stati proprio loro a cagionarlo. Se n’è andata l’estate, l’autunno, l’inverno, un anno intero, le stagioni, le occasioni speciali che ci univano, ed è di nuovo tornata alla primavera, mentre il tuo distacco continua a fare da cornice quel dolore che non mi passa e che vive soltanto dentro di me.

Ho cercato invano ed inutilmente di farti comprendere quanto fosse importante averti accanto e restare con te, ma le mie parole non le hai mai ascoltate, e non mi hai mai reso la tua vera scelta, ma soltanto una stupida opzione dal relegare alle briciole del tuo tempo libero, mentre per me eri tutto, e avrei soltanto voluto vivere questo amore altre migliaia, milioni di volte. Mi ricordo il colore che avevano i pomeriggi e le luci della sera: avevamo un sacco di luoghi sicuri, di posti che erano solo e soltanto nostri… E adesso, guarda cosa hai fatto… Ti senti grande ed onnipotente per aver deciso di distruggere tutto ciò che era rimasto senza nessuna pietà: non hai perso tempo a ricostruire e sovrascrivere ogni frangente del nostro sentimento, e fa molto male pensare che non sia rimasto più niente di me dentro di te, perché ogni nostro luogo è stato dissacrato, perché la nostra intimità è stata distrutta, perché il tuo corpo è diventato tempio ed albergo di altre intimità.

Ti è sempre piaciuto vincere facile, non avere rimpianti e neppure rimorsi: nel tuo stupido delirio dettato solo dalla voglia di rivincita, di vendetta, di rancore, hai soltanto distrutto ciò che avevamo costruito con tanta fatica, e che non hai perso tempo a sostituire. Fa proprio ridere pensare che eri tu a criticare atrocemente le persone che si rifanno una vita così facilmente senza nessun rispetto per chi hanno amato e per l’amore che hanno vissuto… Provo solo un enorme senso di rabbia, di delusione, e di sincero schifo per aver donato ad un’altra persona ciò che era soltanto mio e tuo: dall’amore agli angoli più intimi, dai tuoi segreti ai tuoi silenzi, dai nostri luoghi alla tua intimità, hai voluto distruggere ogni passaggio della mia esistenza, sovrascrivendolo così facilmente con chiunque altro. Forse ti accontenti di poco. Ma la verità è che non ti è mai interessato di niente e di nessuno tranne che di te stessa, proprio come non ti interessa nulla di chi stai usando soltanto come vettore per mettere in alto la tua inutile vendetta ed il tuo inutile senso di rancore e di rivincita.

Avevi l’oro tra le mani. Hai preferito accontentarti del carbone. Ed io non riesco ancora a comprendere che cazzo ci faccio qui. Ancora una notte.

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