Manchi

Manchi

Manchi. Una parola semplice che racchiude in se un mondo intero fatto di dolore, di pianti, di lacrime, di delusione, di vuoto.

Manchi. Maledettamente. Atrocemente.

25/12/2025, ore 1:20.

Ne tu ne io leggeremo mai questa lettera che non potrò neppure inviarti, perché anche tu, al pari di moltissimi altri, hai deciso di bloccare ogni forma di comunicazione. Però ti scrivo ugualmente in questa notte di Natale, mentre cammino da solo lungo le strade deserte in cui, evidentemente, ci sono soltanto io, mentre dalle finestre osservo le case illuminate, le tavole imbandite piene di persone, e i ricordi continuano a distruggermi senza nessuna pietà.

Come ogni anno, anche questa sera ho rispettato tutte le tradizioni di ogni anno, molte delle quali le ho vissute insieme a te, ma ho passato gran parte del mio tempo tra le lacrime del ricordo osservando il tuo posto vuoto. Come ogni anno ho rivisto quel film e adesso, per la prima volta, mi ritrovo da solo a passeggiare lungo queste strade, e ripenso che forse, a quest’ora, eravamo insieme, in auto, a passeggiare chissà dove, chissà verso dove. Tutto mi appare strano ed inedito, perché per la prima volta, dopo tanti anni, mi ritrovo da solo in uno di quei tanti momenti che sarebbero dovuti essere nostri, esattamente come tanti che sono già passati, e tanti altri che ancora verranno.

Ma ti assicuro che fa male: la tua assenza ed il tuo abbandono si sentono moltissimo, proprio come vedere quel divano vuoto, o non sentire più la tua voce sapendo che è stata una scelta volontaria, una stupida scelta che avresti anche potuto evitare, e che ci avrebbe permesso di essere ancora felici insieme. La mia mente torna indietro alle nostre passeggiate, ai pomeriggi di autunno e a tutti quei pomeriggi di primavera, alle tue promesse e alla mia gioia di ogni giovedì, quando sapevo che avrei potuto rivederti e sentire ancora la tua voce.

Invece, ora, tutto mi appare vuoto e privo di significato, in mezzo al brusio della gente che neppure mi vede, di migliaia di persone per cui sono completamente invisibile: mentre cammino nel silenzio di questa notte Santa, ricordo la forma delle tue dita e delle tue mani, la tua voce e la gioia quando incontravi un gatto insieme a me, e passavamo minuti interi a giocare con quella gatta nera, che ancora adesso, con lo sguardo, sembra volermi chiedere di te… Ma io non ho il coraggio di dirle che mi hai abbandonato, e che mi perdo in mezzo a tutto questo silenzio, a tutta questa indifferenza. E mentre ogni passo mi riavvicina verso casa, tutto mi ricorda di te. Vorrei correre verso casa tua, urlarti quanto mi manchi e quanto mi manca tutto quello che eravamo, ma il male che mi hanno fatto le tue parole non si cancella, e non si cancella il suono della tua cattiveria e di tutto il male che mi hai fatto senza nessuna remora, senza nessun rimorso e pentimento.

Forse, sei già felice tra le braccia di un altro, e mi chiedo come tu possa dimenticare tutto così facilmente, e non riesco a non pensare che, forse, tutto questo non sia stato importante per te quanto lo sia stato per me. E mi hai idea di quanto io sia stanco e distrutto dentro, di quanta mancanza e dolore sento in me. Ma tu, chissà dove sei, con chi sei. E se sei davvero felice così.

No. Tu non lo puoi capire.

Scrivi un commento

SEGUIMI ORA SU INSTAGRAM: Scopri i reel, le dirette e tantissimi contenuti esclusivi! CLICCA QUI!