Non ci penso più ma a volte ci penso...

Non ci penso più ma a volte ci penso

Non ci penso più ma a volte ci penso… E’ così dicotomico, è così strano e contraddittorio: eppure, qualcosa sembra sempre voler tornare…

Non ci penso più ma a volte ci penso, e sebbene sia ormai perfettamente consapevole di quanto fosse errato quel sentimento senza un futuro, a volte mi fermo a riflettere, e cerco di pensare a cosa sarebbe potuto essere, a cosa sarebbe potuto accadere, a cosa poteva diventare quello stesso sentimento.

Se quel pomeriggio di maggio le cose fossero andate come sempre, cosa ne sarebbe stato? Difficile dirlo, possibilmente si possono immaginare delle ipotesi, degli scenari: forse tutto sarebbe continuato serenamente, ma, ad un certo momento, tutto si sarebbe ugualmente interrotto, specie se penso che non accade niente per caso, e sicuramente non era idilliaco quel sentimento sul finire… E finisco sempre con l’arrivare ad una medesima conclusione: non poteva esserci alcun futuro!

Eppure, sebbene ne sia ormai certo e consapevole, mi piace immaginare cosa sarebbe potuto essere, cosa ancora avremmo potuto dirci e raccontarci: chissà, forse avremmo avuto altri cieli ed altri tramonti da vedere, e forse avremmo ancora avuto del tempo per guardare il tramonto la domenica pomeriggio fermi in auto, a parlare, a raccontare, ad immaginare la settimana che sarebbe iniziata!

Mentre scrivo, penso che, forse, questo è il ricordo più dolce, se non quello più particolare: le domeniche pomeriggio, sia d’inverno, sia d’estate, trascorse a perderci in città mentre la radio ci faceva da sottofondo. Una passeggiata senza alcuna meta, in giro, a raccontare le nostre vicissitudini, a raccontare quel che sarebbe stato, con una solita, unica, meta finale: quel parcheggio da dove si vedevano le montagne, da dove si vedeva il tramonto e il cielo che diventava rosa!

Non ci penso più eppure qualche volta ci penso. E forse, mi faccio un po compagnia!

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