Non è più lo stesso

Non è più lo stesso

Non è più lo stesso, e fa male camminare per quelle stesse strade e sentire che hanno un valore ed un significato ormai così differente…

Non è più lo stesso, e questa cosa fa veramente male, come fa male l’idea di camminare per quelle strade così belle un giorno, diventate, ormai, così inutilmente e tristemente anonime: eppure, lungo quelle strade mi sembra ancora di sentire l’odore dei primi pomeriggi di primavera, a fine marzo, con il cielo azzurro e le foglie in terra, o la dolcezza del calore nei pomeriggi di giugno, quando i fiori rosa si raccoglievano sul marciapiede, e tu mi raccontavi di libri e di storie, ed io ti parlavo di progetti, di idee, e ci raccontavamo, e il tempo sembrava essere nostro, mentre nessuno di noi due aveva mai il coraggio di lasciare la mano dell’altro…

…Ho il ricordo preciso di una domenica mattina, trascorso a passeggiare con gli occhiali da sole, ma potrei ancora ripensare a decine di altri frangenti ormai maledettamente frantumati, come i pomeriggi lungo il viale che portava al parco giochi, e le ore trascorse ad osservare i pini che si piegavano al poco vento che, di tanto in tanto, soffiava, e noi restavamo li, fermi su quella panchina di marmo, a guardare altri bambini giocare, ed immaginavamo il giorno in cui avremmo portato qui il nostro bambino. 

Che pazzia, santo cielo: non potevamo davvero essere così stupidi da non renderci conto del disastro che ne sarebbe venuto fuori… Eppure, quando tu me lo dicevi io sembravo non rendermene conto, ma soltanto adesso posso dirti che, si, avevi ragione: ne sarebbe venuto fuori un irreparabile disastro, perché ci sono situazioni come in questa in cui, purtroppo, la sola cosa che riesci a fare è distruggere te stessa, gli altri, tutto quello che hai intorno. E se sono, in qualche modo, riuscito a salvarmi io, forse è stato giusto così, evitando di mettere al mondo una creatura che, probabilmente, si sarebbe ritrovato – suo malgrado – a piangere una colpa non sua, probabilmente “genetica”, se così la posso definire. E chissà quali cazzo di altri problemi sarebbero sorti, quale altre strade ci sarebbero state riservate… Eppure, diverse volte ho cercato di immaginare cosa sarebbe accaduto se quel giorno di ormai – quasi – tre anni fa le cose fossero andate diversamente: chissà chi e cosa saremmo adesso noi. Io, probabilmente, sarei molto diverso rispetto a così, e sono certo che tante altre cose non sarebbero accadute, e, verosimilmente, la cosa vale anche per te: quello che io so per certo è che posso ammettere di essermi migliorato, ma per me è facile dirlo ora, dopo tutto quello che ho passato, dopo tutti i sacrifici che ho dovuto piangere come il sale buttato sulle ferite aperte, la sofferenza di pomeriggi che sembravano non avere fine, la voglia di scappare e la consapevolezza che sarebbe stato tutto inutile, perché la sofferenza me la portavo dentro, e non sarebbe certo andata via scappando via dai luoghi e dalla consuetudine di ogni giorno. Di certo, però, tante cose sarebbero potute andare molto diversamente di così, ma è anche – altrettanto – probabile che prima o poi avrei pagato l’ardire di non cambiare le cose e del non essermi, realmente, reso conto di come andavano le cose, di chi eri veramente tu, di cosa avresti potuto combinare, di quali disastri avrei potuto rischiare… E nessuno dice che la colpa è tua, ci mancherebbe: paradossalmente, è stata una salvezza per me, ma non so dire quanto lo sia stata per te. Con assoluta certezza posso dire che io non avrei mai fatto una simile mossa, non me ne sarei mai andato, e probabilmente è proprio questo che avrebbe potuto rappresentare il pericolo più grosso, ma, nonostante tutto, nonostante tutte le consapevolezze e nonostante l’assoluta certezza che questa è stata la cosa più giusta da fare per non soffrire ancora di più ed in maniera decisamente peggiore, non posso non ammettere quanto mi manchino i frangenti vissuti e quella rassicurante routine che tanto mi piaceva e tanto mi faceva stare bene… Era così bello passeggiare la domenica pomeriggio, perdersi in giro, raccontarsi, ascoltare la musica mentre l’auto sembrava, quasi, andare via da se, e poi fermarsi al solito punto, per qualche ora, per fare il punto sulla settimana e su tutte le cose che avremmo dovuto fare successivamente e nei giorni a seguire, così come era stupendo prepararsi per una serata, sapere che ci saremmo divertiti… Alla fine, credo che la cosa che manchi maggiormente non sei tu in quanto persona, che, alla fine, ti sei rivelata – purtroppo – per ciò che davvero sei ed esattamente nel modo in cui sei sempre stata descritta, e per il quale ho passato la vita a difenderti, nonostante sia drammaticamente triste doversi ritrovare ad ammettere che tutti gli altri avevano ragione, alla fine… No, non è questo che manca: mancano i lati buoni che hai rappresentato, mancano le risate, manca quel “tu illusorio” che, alla fine, hai rappresentato, perché, purtroppo, chi sei veramente è tristemente uscito fuori, ed è per questo che credo di aver davvero avuto una grande occasione nell’essere riuscito a divincolarmi da qualcosa che poteva diventare ancora peggiore… Ma qualcosa manca, ed è il bene che quei giorni hanno rappresentato al netto della falsità e dell’ipocrisia, al netto dei sotterfugi, al netto di tutto quello schifo che c’è stato intorno e che ha distrutto qualcosa che, secondo i piani, poteva essere magicamente perfetto, ma che – stringi stringi – si è rivelato per ciò che sarebbe potuto diventare, ovvero una gigantesca trappola di sofferenza. Ma non riesco ancora a capacitarmene, e le giornate di sole, i pomeriggi di primavera, le mattine d’inverno, le sere stellate, il caldo dei dopocena a camminare intorno ai palazzi, sono tutte piccolezze che, in un certo senso, mancano per il grande valore simbolico e di pace che hanno rappresentato, Ma l’unica cosa che conta è l’essere qui ed ora, e se qui ed ora non c’è più niente, sappiamo bene di chi è la colpa. Ma ormai, non importa più!

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