
Non posso e non devo dimenticare che la verità la conosce soltanto chi l’ha vissuta sulla sua pelle. Non posso farlo per nessun motivo.
Non posso e non devo dimenticare che la verità la conosce soltanto chi l’ha vissuta sulla sua pelle. E spero di non dimenticarlo mai.
Alle volte mi fermo, e resto letteralmente senza parole ad osservare, per minuti interi, schermate tratte dai social: leggo alcuni alcuni post ed alcune storie che vedo in giro, e non riesco a capacitarmi di quanto le persone possano essere strane, deleterie e contraddittorie. Mi viene quasi da pensare, certe volte, che sia soltanto io a rendermi conto di ciò che vedo, se non fosse che, in determinati momenti, ho la consapevolezza del fatto che i miei amici, e, in generale le persone che mi vogliono bene, osservano esattamente la medesima realtà che vedo io e che, quindi, non posso di certo essermi inventato! Più osservo quei post e quelle storie, e più mi rendo conto che la verità sia esclusivo appannaggio di chi l’ha vissuta sulla propria pelle: soltanto io so quello che ho vissuto e quanta sofferenza abbia potuto generarmi, e qualche volta rileggo e riascolto i frammenti di dolore rimasti sparsi tra i messaggi, tra le telefonate e i vocali, e mi fermo a pensare che, in fondo, non è neanche passato così tanto tempo, ma le persone sembrano quasi divertirsi a voler smentire se stessi e le proprie parole, ed è esattamente osservando questi comportamenti che mi rendo conto che avrei voglia di urlare tutto il male che proprio quelle persone mi hanno scagliato addosso. Le stesse persone che, adesso, sembrano vivere una candida ed innocente realtà.
Ma, esattamente a riprova di quel che ho detto poc’anzi, la verità è appannaggio di chi la vive e la prova sulla propria pelle: sarebbe troppo semplice farsi una risata e ridere della pochezza altrui, ma questo equivarrebbe ad avallare ed incentivare comportamenti deleteri che non possono e non devono essere giustificati, né, tantomeno, che possono passare impuniti. Per fortuna, posso dire che si tratta di tante esperienze e tante realtà che ho condiviso con altrettante persone, che quindi, a loro volta, sanno bene come siano andate le cose, ed hanno il meraviglioso potere di discernere la realtà che si pone davanti ai loro occhi da quella che è stata realmente vissuta. A volerci riflettere bene, effettivamente, esistono persone che non sono in grado di legarsi con serietà ad altre: semplicemente, vivono un costante avvicendarsi di storie e di persone quasi come fossero voci da depennare su una lista scritta sul blocco note. Per certa gente, l’amore è soltanto uno scambio continuo di protagonisti: per questa gente, una storia vale l’altra, quasi come cambiarsi un paio di mutande.
Ed ecco perché osservare certe scene e certi comportamenti fa scatenare la più profonda voglia e sete di giustizia, perché soltanto tu che hai sofferto come un cane sai cosa significa il dolore, specialmente perché quel dolore ti è stato inferto proprio da quella gente che, adesso, pretende di passare come un’anima candida e pura. Chi ha subito il dolore senza nessun rispetto, non può dimenticare quel dolore lacerante scatenato all’abbandono, capace di farti del male come una lama che affonda dentro te e distrugge di dolore la parte più nascosta dei tuoi sentimenti.
Ed io non posso dimenticare le sere d’estate trascorse a camminare da solo, a piangere mentre nessuno mi vedeva, a camminare lungo le strade macinando chilometri quasi senza arrendermene conto. Non posso e non devo dimenticare tutti quei tramonti che avrei voluto vedere con una singola persona accanto, che ha sempre usato le mie ferite solo come arma per farmi del male, solo come punizioni da ritorcermi contro. Non posso e non devo dimenticare le notti di agosto trascorse a piangere nella stupida e cieca indifferenza di chi si divertiva a farmi del male sghignazzando della propria superiorità. Non posso e non devo dimenticare l’assenza usata come punizione, e tutti quei sabato sera trascorsi da solo mentre la città viveva, urlava, ballava e sorrideva, ed io restavo a piangere sotto i colpi della cattiveria di chi non ha mai avuto pietà di me, che volevo soltanto amare e vivere un sogno d’amore che durasse davvero per sempre.
Non posso e non devo dimenticare chi ha preteso che mi accontentassi soltanto delle briciole, a tal punto che anche ciò che doveva essere normale e basilare diventava straordinario. Non posso e non devo dimenticare che ero arrivato al punto di implorare la presenza di una persona, e che questa cosa – la presenza, appunto – sarebbe dovuta essere normalità all’interno del rapporto, non fosse altro che per una questione di rispetto verso colui che si diceva di amare. Non posso e non devo dimenticare la manipolazione che ho subito, quando mi sono sentito dire che non potevo pretendere presenza all’interno del rapporto, perché quella era soltanto dipendenza affettiva. Non posso e non devo dimenticare quel maledetto ed infame tentativo di mistificare la realtà, cercando di farmi credere che ero io la persona sbagliata, perché “esistono un sacco di coppie, anche tra i miei amici, che stanno insieme da sei, sette anni, e si vedono due massimo tre volte a settimana!”
Non posso e non devo dimenticare i pomeriggi trascorsi a piangere fino a farmi esplodere i capillari dagli occhi, fino a perdere la voce dopo tutte quelle urla, fino a distruggermi le corde vocali nel tentativo di essere compreso, mentre subivo stupide e ripicche e sfide a viso aperto. Non posso e non devo dimenticare che porto ancora dentro le cicatrici di quella violenza, e che tutto quel dolore e tutta quella cattiveria sono rimasti immortalati per sempre tra quei vocali, quei messaggi, e quelle telefonate. Non posso e non devo dimenticare che si è cercato in qualsiasi modo di additarmi come colpevole, come se fossi la persona sbagliata, usando, per l’ennesima volta, la riprovevole e schifosa arma del gaslighting. Non posso e non devo dimenticare che è stata fatta vendetta dei miei sentimenti, che ne è stata fatta distruzione e spreco. Io che volevo soltanto amare per tutto il resto del tempo che sarebbe rimasto, e che non sono mai stato una priorità, ma soltanto una pezza nei momenti di vuoto.
Posso anche essere solo adesso, o forse no, chi lo può dire: soltanto pochissimi amici conoscono la verità di questo preciso momento storico, ma tutti loro sanno cosa è successo prima, durante, e dopo. E non smetterò mai di ringraziare chi, in questi giorni, ho usato pochissime parole per ricordarmi chi sono davvero, quanto valgo, e quanto davvero valgano il mio cuore ed i miei sentimenti, che non ho mai svilito con nessuno solo ed esclusivamente per la stupida ripicca di dover ostentare la mia superiorità. Forse sono solo adesso, o forse no. Ma la mia dignità di uomo, di persona, di essere umano, non l’ho mai venduta. E posso davvero urlarlo forte.
…Io.




