A proposito delle dimissioni di Benedetto XVI...

LA GIOMBOPINIONE: Ecco il mio modestissimo parere sulle “Dimissioni Papali” che tanto stanno facendo discutere.

Si ventilava da tempo, ed è realmente accaduto – Ratzinger, nel 2010, ne aveva parlato nel suo libro: già allora, se ben ricordate, ne avevo discusso anche io. Rileggendo adesso ciò che ho scritto un annetto fa, mi accorgo di non essermi smentito, e di restare pienamente concorde con le mie posizioni.

Personalmente, non comprendo, non concepisco le dimissioni di un Papa: penso a Giovanni Paolo II, che da Papa ci è morto, e penso a Ratzinger che rinuncia. Per carità, non siamo qui a fare processi a nessuno, ci mancherebbe: siamo tutti dotati di libero arbitrio, specialmente il Papa, ma tento di comprendere le sue posizioni.

Da un lato penso: “massì, forse ha fatto bene”. In fondo, se capisce di non farcela più, perché deve tirare avanti il carretto, magari arrancando? Certo, dall’altro continua a tornarmi alla mente Giovanni Paolo II, anche se, una collega, giusto qualche giorno fa, mi ha detto: “vedi, Daniele, è proprio qua che sbagliate: non si possono mettere a paragone Ratzinger e Vojtyla! Sono due persone completamente diverse, con un carattere ed una tempra completamente diversi!”

Forse non ha tutti i torti: evidentemente, anche per suo carattere, Ratzinger, coerentemente con quanto ha sempre detto, ha capito che “più di così non poteva fare”, e piuttosto che fare le cose in maniera “incompleta”, non accompagnato dal corpo, ha preferito “passare il testimone” a qualcuno che abbia più forze di lui.

Da qualche parte, nel marasma dei media e del Web di questi giorni, ho letto che “Ratzinger ha voluto risparmiarci l’agonia di Giovanni Paolo II”: mai affermazione fu più cretina. Non so bene chi abbia potuto dire una simile frase, ma vorrei dire a questa persona: gliel’hanno mai detto che “la croce e la sofferenza avvicinano a Dio e alla Santità?”

Vabbè, ormai le chiacchiere stanno a zero. Quel che è fatto è fatto. Ogni minuto che passa è una riga di storia che si sta scrivendo: non resta che vedere cosa accadrà adesso. Una sola certezza rimane: potremo raccontare, ai nostri figli, di aver vissuto quelle pagine di storia che, forse, un domani loro stessi studieranno. E anche noi potremo dire quella fatidica, vecchia, solita, abusata frase. “Io c’ero”.

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