Quel dolore ritorna, o forse non è mai andato via...

Quel dolore ritorna o forse non è mai andato via

Quel dolore ritorna, continua a tornare, ed in realtà non se ne è mai andato davvero: è rimasto identico fin dal primo istante…

C’è un dolore, quel dolore, che fin dal primo istante non se ne è mai andato via, mai: arriva ogni sabato sera, quando il mondo sembra trasformarsi e vivere, colorandosi delle luci di mille automobili che sfrecciano lungo la strada, correndo verso chissà quale meta di divertimento.

Ogni sabato sera mi ritrovo li, a sentire quel dolore prendermi la mano e camminare insieme a me, al mio lato, sui marciapiedi vuoti, silenziosi, privi di vita, perché la vita è lontana, perché la vita è tra le mete del divertimento, tra la gioia dei ragazzi che scappano via, nelle loro auto, forse, semplicemente, verso un luogo dove poter stare insieme, da soli, in silenzio, a guardare le stelle, a parlare del futuro.

E invece no: la via scorre altrove, la vita va verso chi si ama, la vita va verso chi ha un luogo da condividere, una storia da vivere. Continuo a camminare sui marciapiedi vuoti, e sento le voci, la musica, la vita, la movida venirmi incontro. Poi, come una coltellata che squarcia la pelle, la schiena, il petto, con una lama tagliente e sottile che affonda e spacca la carne, il dolore più grosso è restare indifferenti, e, con il sangue freddo, voltarsi, continuare a camminare e lasciarsi la vita alle spalle, sentendo sfiorire la musica a poco a poco, e continuando a camminare in mezzo al buio, in mezzo al vuoto, in mezzo al nulla, sentendo le voci di allegria, di gioia, di spensieratezza, di relax, di amicizia, di amore, soffocarsi alle tue spalle, e, lentamente, morire, come muore la speranza, come muore dentro ogni parola di gioia, ogni singola speranza di amore, ogni singolo silenzio strozzato dal tempo.

Continuo a camminare lungo i marciapiedi tristemente vuoti, con in testa soltanto mille pensieri mille maledette lacrime che vorrei urlare, ma che nessuno ascolterebbe: quel dolore è sempre lo stesso, fin dal primo giorno, fin dal primo istante, fin dal primo secondo. Non è mai passato, non si è mai quietato, non ha mai smesso: il dolore è sempre identico, è sempre uguale.

Continuo a camminare cercando di non pensare a tutto quel maledetto vuoto, e costeggio il giardinetto con tanti micini: stiamo un po a giocare, cerco di far finta di nulla, tento di ingannare me stesso non pensando a tutto quel peso, a tutto quel dolore che mi porto dentro da troppo. C’è un gattino, piccolo: forse è cieco, o forse sta perdendo la vista, e non posso non pensare che, forse, non vedrà mai la luce intorno, le stagioni, il tempo, i fiori, i colori. Mi viene da piangere, e se anche piangessi nessuno se ne accorgerebbe, in mezzo a tutta quella vita, in mezzo a tutta quella allegria, quel correre, quell’adrenalina, quell’eccitazione.

Corro via e le lacrime scorrono e mi spaccano il petto: tutto il resto è solo dolore che, ciclicamente, ritorna a farmi male. Corro via e mi lascio tutta quella vita alle spalle. E fa maledettamente male, sopratutto se non puoi descriverlo con le semplici parole…

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