Ritornare a scuola, dopo cinque anni...

Che strano effetto mi fa tornare in quella scuola, quella stessa scuola, cinque anni dopo…

Dall’esterno, nulla è cambiato: le mura sono sempre quelle, con le scritte dei ragazzi, con le tag lasciate a destra e a manca, spesso con un pennarello nero a punta spessa, capace di lasciare un passaggio indelebile del passaggio di qualcuno.

Sembra non sia davvero cambiato niente, o forse sono soltanto cambiato io, anche se non sembrerebbe: tutti mi riconoscono ancora, nonostante i tanti cambiamenti del mio look – scommettono che sarebbero stati capaci di riconoscermi anche se ci fossimo visto fuori dalla scuola stessa!

La gente è sempre quella, cordiale forse anche più dei temi della scuola: loro sono i reduci dei tempi che furono. Qualcuno non c’è più, qualcuno è andato in pensione, ma le facce di chi è rimasto sono sempre le stesse: sono ancora tutti capaci di fermarsi con i registri in mano, sorridermi, raccontarmi cosa è cambiato e chiedere che cambiamenti ho fatto nella mia vita.

Le classi sono state completamente rivoluzionate: tutto cambiato rispetto a come le avevo lasciate io, l’ultimo anno: il bar, il campetto, dove tante partite si sono avvicendate, tra agonismo e sudore.

E io fermo la, a riflettere sul tempo che è cambiato, su cosa è cambiato nella mia vita: mi sembra così strano vedere quella scuola popolata da volti sconosciuti con, in mezzo, pochi volti familiari, con cui ho condiviso cinque anni della mia vita. Forse, alcuni tra i più profondi, tra i più importanti, tra i più belli.

 Avevo sperato venisse il giorno in cui potevo, finalmente, guardare quella scuola dall’esterno, non con lo sguardo dello studente, ma con quello dell’uomo che ce l’ha fatta: è un obiettivo che ho già superato e vinto.

 Adesso sono uno stimato professionista, e la cosa ha reso felice i miei stessi insegnanti, che tanto hanno investito affinché io, ed altri ancora come me, potessimo trovare la giusta tranquillità per il futuro: osservavo lo sguardo della mia ragazza mentre i miei insegnanti si complimentavano con me. Forse nemmeno lei si aspettava una così calorosa accoglienza.

 Ho voluto che lei venisse con me, per condividere, proprio con lei, un’importantissima parte della mia vita: l’ho sperato per tanto, troppo tempo, e adesso posso dire di aver avuto la mia rivincita, anche nei confronti di chi ha dimostrato di non meritare il mio bene, in passato.

Una sensazione strana, bella, mista allo stupore, ad un “batticuore positivo” che solo in quei momenti riesce a darti la gioia di qualcosa che hai superato, ma resta viva nel ricordo e negli sguardi.

4 Commenti

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