Un tempo che fu

Un tempo che fu

Un tempo che fu, in cui ricordare, adesso, quello che è stato e quello che il tempo ci ha lasciato alle spalle: un passato che doveva essere presente!

Un tempo che fu, ma i pensieri di oggi.

Notte tra sabato e domenica. Ore 3:29.

C’è un cane che abbaia da ormai un paio di ore, forse tre, anche di più: lo sento in lontananza, ma non credo sia, poi, così lontano: forse è qui vicino, non lo so, o forse è davvero lontano da qui, ed in mezzo a queste strade deserte, così spoglie di vita e di animo, posso sentirlo a distanza di metri, forse di chilometri.

Il suo verso, sempre uguale, si ripete, ed io resto fermo, qui in balcone, ad osservare questo spettrale senso di vuoto, questa vita silenziosa fermarsi di fronte alle paure dei nostri giorni, a dati che, giornalmente, salgono, scendono, ci fanno sperare, ci fanno paura. E mentre mi guardo intorno, vedo le strade illuminate, deserte, solitarie, e non sento altro che il rumore delle foglie, sugli alberi, mentre si muovono ad ogni soffio di vento, e, come quelle foglie, anche io mi perdo in quel silenzio, e resto imbambolato a guardare il cielo che non ha nemmeno una stella, neppure la luna.

Le persone sono già andate a letto da un po’, ed anche l’ultima luce accesa si è spenta, ormai un’oretta fa: cerco di non tornare indietro con la mente, cerco di non pensare ad una vita passata, ma la notte porta con se tante di quelle sensazioni, odori, ricordi, pensieri, che è difficile non fermarti a ricordare, non fermarti a ripensare, adesso, quanta vita se ne sia andata via, perduta, distrutta dalla realtà, distrutta dai sogni che abbiamo smesso di portare avanti, dai progetti che abbiamo mandato in malora, dalle lettere che abbiamo smesso di scriverci, dai ricordi che abbiamo smesso di alimentare, dal futuro che abbiamo smesso di voler scrivere.

E’ come strappare e gettar via anni del proprio lavoro, come la consapevolezza dell’aver perso tempo ed anni della tua vita, e con essi qualsiasi speranza e sogno che avevi alimentato con tanta difficoltà: la mente torna indietro, a quando eri, semplicemente, meno preso da una realtà così opprimente, o forse eri talmente stupido da non renderti conto di aver alimentato inganni che ti hanno aiutato a vivere, illusioni senza certezza e senza fondamento, che, come le bolle di sapone, prima o poi esplodono, e quando scoppiano lasciano con se cicatrici spesso indelebili, che restano scolpite nel proprio dolore. Fa male, e prima o poi torni a vivere, certo, ma ti rimane addosso quel segno, ti rimane dentro quel dolore e quella cicatrice come un memento, come il ricordo che non si spegne, come un eterno omaggio al dolore che hai vissuto, al tempo che hai passato cercando di immaginare un futuro che non sarebbe mai potuto esistere.

La cosa che ti fa più male, però, è di averci messo il cuore, di aver investito sentimenti veri, di averci creduto veramente, e ti rimane solo quella sensazione di vuotezza, quel sentirti così stupido per non aver capito che a farti male saresti stato solamente tu, come tutti gli amori che finiscono, come tutte le storie che lasciano segni senza tempo, che si perdono, spesso, nella vita di ogni giorno ma che non mancano mai di far sentire la propria presenza, soprattutto in serate come queste, quando senti addosso il freddo ed il vuoto di un tempo trascorso senza che tu te ne sia reso quasi conto.

Toh, è spuntata la luna dietro i palazzi, e adesso riesco anche a vedere le stelle, da qualche parte nel cielo: ricordo che mi piaceva tanto immaginare che, da qualche parte, la luce di quelle stelle potesse unire persone e cuori lontani e vicini, e pensavo al giorno in cui avrei avuto una vita tutta mia, anzi dovrei dire “tutta nostra”, come una famiglia, come uno spazio da condividere e da vivere ogni giorno, con una finestra grande ed un terrazzo, magari per poter vedere le stelle insieme, per poterci ricordare del tempo passato scrivendo il futuro in un tempo presente da vivere insieme, ma mentre lo immagino, mentre lo ricordo, mentre lo penso, guardo questa realtà, ed osservo che, purtroppo (o per fortuna, questo non lo so…), la vita, talvolta, ci riserva progetti e piani ben diversi dal nostro volere, ben lontani dai sogni che volevamo alimentare, diametralmente opposti ad ogni singolo progetto che la nostra mente aveva disegnato ed il nostro cuore aveva sperato.

Ti ritrovi a vivere, così, strade che mai avresti aspettato, che disegnano, qualche volta, tante volte, troppe volte, solitudini indicibili ben nascoste dal quotidiano vivere, dalla routine già segnata di mille appuntamenti, telefonate, cose da fare, responsabilità da gestire… Ma verso cosa stai navigando?

Arriva un preciso istante in cui ti chiedi “dove sto andando? Che ne sto facendo, io, di questo tempo?”

Cerchi di darti una risposta, ed in cuor tuo sai che hai tanto di cui essere grato a te stesso, hai tanto da essere grato a chi ti circonda, a chi ti dà fiducia, a chi crede in te, a chi crede nelle tue potenzialità… Si, ma, concretamente… Cosa ne stai facendo della tua vita?

È una domanda che mi pongo spesso, soprattutto in questo periodo, quando la solitudine ed il dolore vengono atrocemente esacerbate dalla consapevolezza di un futuro che non c’è, dal silenzio che si appropria della sera e della notte. Quella stessa notte che un tempo serviva a sognare orizzonti meravigliosi, e che adesso lascia spazio a mille domande che non hanno una sola risposta.

Conosco tanta gente che, complice la situazione pandemica nazionale, si sta “imbruttendo sentimentalmente”, e questo mi riporta indietro ai tempi dell’Università. Ricordo una massima di Socrate sulla misantropia, tratta dal Fedone di Platone:

La misantropia si sviluppa quando una persona, riposto completa fiducia nei confronti di un altro che sembri essere di buon animo e veritiero, scopre poi che questa persona in realtà non lo è. Quando questo succede troppo spesso, ecco che essa comincia, inevitabilmente, a odiare tutte le persone e a non fidarsi più di nessuno.

Adesso, lungi da me arrivare a parlare di misantropia, sia chiaro, ma in senso lato e figurato, ammetto che tutto questo silenzio ci distrugge e ci rende “aridi”, giorno dopo giorno, istante dopo istante.

Sono le quattro, forse è ora di chiudere tutto, ed anche il cane ha smesso di abbaiare, ma prima di chiudere baracche e burattini, mi riecheggiano nella mente le frasi immortali dei Beatles:

All you need is love,
love is all you need!

Scrivi un commento