
Universi persi, lontani da un tempo che sembra così pieno di dolore e di storie da raccontare e fa sentire tutto il suo peso…
Universi persi, nel suono di un dolore silenzioso…
C’è un tempo in cui gli universi si perdono, in cui si perde irrimediabilmente qualcosa di noi, come se qualcosa si distruggesse irrimediabilmente e per sempre dentro di noi, forse intorno a noi, e ciò che resta sono questi universi persi, vuoti, perduti, andati via, che galleggiano dentro un grande nulla, dentro quel vuoto rimasto in mezzo alla vita… Passa il tempo, le giornate, la gente, la vita, gli attimi, le sensazioni, e ti rimane dentro un vuoto così stupido, così strano, così irrimediabilmente presente che cerchi qualsiasi modo per non sentire quelle sensazioni… Ed io, quelle sensazioni, le ho provate davvero tante volte!
E’ il ricordo delle domeniche pomeriggio d’agosto, in cui per la strada, alle tre del pomeriggio, c’ero soltanto io, e camminavo lungo i marciapiedi vuoti accompagnato solo dal rumore dei miei passi, dal suono del leggero fruscio delle foglie alla brezza del vento, sotto il cielo così caldo, tinto d’azzurro, alla ricerca di spazi d’ombra che neppure esistevano, in mezzo alla città vuota, alla gente lontana, partita per chissà quale meta esotica, per chissà quale mare blu, a sentire l’odore della sabbia e della spiaggia. Camminavo, in giro, alla ricerca di un silenzio che zittisse il peso del dolore, il suono della sofferenza, del male che hai provato, delle lacrime diventate pietra sul tuo volto, e resti da solo, come quegli universi abbandonati, e cerchi di lasciare perdere tutto, cerchi di andare oltre, di guardare ad un domani che non sai nemmeno se esiste, e se esiste è identico a ieri, a ieri l’altro, a quello ancora prima.
Cammini trascinando addosso il pesante fardello delle preoccupazioni, dell’ansia per un domani che non esiste, forse, neppure: in tanti ti dicono di non aver paura, che le cose cambiano, che tutto diventa chiaro e semplice da affrontare, ma ne ho viste tante, troppe, per credere che sia tutto così semplice.
Si resta soltanto soli, come universi persi.




