
Se non passi dentro il dolore, non lo capisci, e mente chiunque affermi del contrario. E lo fa consapevolmente, peraltro.
Se non passi dentro il dolore, non lo capisci. E’ così, e c’è davvero ben poco da fare…
Mi dispiace dover usare parole così dure e dirette, ma ne ho passate tante, troppe, ed ho veramente provato troppo dolore per non rendermi conto che le persone possono cercare di comprendere il tuo stesso dolore – e non è neppure detto che ci riescano! – solo e soltanto se ci passano dentro e lo provano sulla propria pelle. Finché questo non accadrà, sarai sempre e solo una persona che si lamenta, la persona che ha sempre qualcosa da dire, la persona ingrata e che dovrebbe pensare a chi sta peggio. Ma a te che ci pensa? Chi pensa alle ore di silenzio che sembrano infinite, mentre ti senti perduto e non riesci a trovare una soluzione alla distruzione che senti dentro? Chi pensa alle tue lacrime e al dolore che senti restando nel vuoto, restando nel dolore mentre il mondo, là fuori, vive e si diverte, e nessuno si accorge nemmeno che stai piangendo? Chi pensa alla tua disperazione nel cuore della notte, alla pace che cerchi disperatamente in ogni angolo della città che dorme, ai ricordi che ti distruggono, a quel dispiacere che non se ne va via in nessuna maniera? È troppo facile parlare degli altri e giudicarli se non si passa in prima persona dentro quel dolore e dentro quella distruzione lucida da cui cerchi di scappare senza riuscirci in nessuna maniera: cerchi in tutti i modi di trovare delle soluzioni, ma non c’è via di fuga, non c’è via di scampo. Sei soltanto condannato alla sofferenza, e mentre cerchi di scappare in qualche modo, mentre cerchi in tutti i modi possibili di modificare e cambiare le situazioni che ti fanno soffrire, ti rendi conto che non cambia nulla, e che quella sofferenza non viene vista da nessuno. Ti ritrovi in strada, una notte, mille notti, a piangere, a vederti cadere la pioggia addosso, a sentirti bruciare dal calore delle serate estive e dal freddo pungente e tagliente delle serate invernali, e nonostante tutto sei solo e non hai nessuna via d’uscita. E la gente, intanto, non capisce nemmeno che ti stai disgregando un pezzo alla volta, che quel silenzio, quel buio, quelle auto che vedi scorrere in lontananza mentre ti trovi nella tua gabbia formata da quelle quattro mura, ti sta distruggendo e logorando da dentro, come una miccia che si consuma sempre di più prima dell’esplosione. La gente non può capire il tuo dolore, e preferisce voltarsi dall’altra parte. E finché non lo proverà sulla propria pelle, e finché non sentirà quel senso di distruzione, quel dolore sarà, è, e resterà talmente forte da non darti scampo, e quella assurda sofferenza continuerà a dirti che sei condannato a restare immerso in quel maledetto dolore.
Ma quel dolore sta distruggendo soltanto te. E nessuno continua a rendersene conto.




