
Il dolore di chi resta è un dolore che rimane intrappolato tra le pieghe di tutto il silenzio che fa da cornice al vuoto, da cui dover ricominciare…
Il dolore di chi resta: un dolore che non tutti possono capire…
Chi avrebbe mai potuto dirci che quella sarebbe stata l’ultima volta?
L’ultima volta che abbiamo chiuso la porta di casa insieme… L’ultima volta che abbiamo visto la TV insieme… L’ultima volta che abbiamo cenato insieme… L’ultima volta che ti ho lasciato a casa… L’ultima volta che hai chiuso la portiera della macchina… L’ultima volta che ti ho vista salire le scale da quel grande palazzone illuminato, ed andare via… Il tempo che passa mi convince sempre di più del fatto che il dolore più forte è quello di chi resta, e non certo quello di chi va via: una strana metafora che vale per ogni forma di addio, in cui qualcuno resta fermo al palo ad osservare gli ultimi resti di una vita, di un amore, di un sentimento.
Questa sera è stato così strano ritrovarmi tra le mani gli stessi oggetti che, per l’ultima volta, hai toccato tu: se ci pensi, sei stata tu a spegnere per l’ultima volta quel grande ventilatore che ti piaceva così tanto, perché ti rinfrescava i piedi e ti aiutava a non sentire il calore di quelle stesse giornate afose che vivo in questi giorni… Probabilmente, ammetto di non aver più avuto né la voglia ne il coraggio di riaccendere quell’oggetto: ho lasciato perdere un po’ tutto, quasi come se non rivivere quei luoghi e non sentire ancora quegli odori mi permettesse di allontanare tutto il peso del dolore di chi resta.
Eppure, questa sera, seduto alla scrivania del mio studio, mi sembrava di vederti ancora appoggiata allo stipite della porta, mentre sorridevi e ti dimenticavi di accendere i fornelli, e per un istante ho quasi avuto la sensazione di dover fare presto, perché avrei dovuto riaccompagnarti a casa. Non so neppure io perché ho ripensato a tutto questo, ma so soltanto che è stato veramente difficile dover far fronte al tuo vuoto e alla tua mancanza: dicono che, in qualche modo, presto o tardi ci si abitua al non aver più qualcuno accanto… Eppure, passando per questa stessa strada, mi rendo conto che quel vuoto esiste ancora: probabilmente, sto soltanto andando avanti per inerzia, vivendo la sensazione di quel vuoto volontario se hai lasciato tu.
Mi è capitato tantissime volte di passare ancora sotto la tua finestra, qualche volta illuminata, qualche volta chiusa, e la mia mente è tornata indietro ad un anno fa.
Era una notte di agosto, proprio come quella che sto vivendo mentre scrivo queste parole: mi ricordo soltanto che ero stupidamente in lacrime sotto la tua finestra, e pregavo soltanto che tu potessi dirmi anche solamente una parola, anche soltanto un misero accenno che ci permettesse di non perderci. Eppure, mi ricordo che l’unica cosa che hai saputo darmi è stata la tua indifferenza, e la tua voglia di rientrare nella tua stanza, perché dovevi guardare la TV. Ricordo soltanto che me ne andai via piangendo, e che tu iniziasti a telefonarmi dicendo che se solo avessi atteso, che se soltanto avessi avuto la pazienza di pregarti ancora un po’, probabilmente avresti ceduto. Ma io ero già andato via, e solamente adesso mi rendo conto di quanto manipolativo potesse essere un simile comportamento.
Personalmente, so di poter ampiamente dire a me stesso di aver fatto più dell’impossibile per salvare quel rapporto in cui credevo davvero, ed in cui ho riposto tutte le mie forze. Ma tu no: hai continuato, in maniera imperterrita, a cercare di manipolarmi, esattamente come hai fatto quel giorno di novembre, in cui – non so per quale motivo – ti convincesti che io avevo già un’altra vita, solo e soltanto perché hai voluto dare retta alla tua stupida fantasia ed ai tuoi maledetti fantasmi. Quelli che non hai mai avuto il coraggio di voler affrontare, quelli a cui hai preferito dare retta pur sapendo che mentivi sapendo di farlo. Quelli che ti hanno spinto ad accusarmi non soltanto di cose non vere, ma anche di inutili follie partorite dalla tua fantasia e dal non aver mai davvero voluto fare i conti con te stessa.
Quegli stessi fantasmi con cui hai preferito mentire anche di fronte ad una verità che non poteva essere messa in discussione per nessun motivo, arrivando a partorire scenari completamente assurdi che servivano solamente a fare il tuo comodo e a portare avanti soltanto il tuo misero tornaconto. Quegli stessi fantasmi che, adesso, ti fanno vivere una relazione falsa, basata soltanto sulla voglia di ostentare e avere vendetta, portando avanti la tua stupida sete di rabbia che non hai mai voluto guarire.
La gente come te è in guerra con il mondo, e si sente autorizzata a fare deliberatamente del male alle persone come se questo gli spettasse di diritto per tutto il male che hanno ricevuto dalla vita e dagli altri. Eppure, finché vivrai ed agirai solo e soltanto per rabbia, ripicca, e per quella stupida sete di vendetta, non vivrai mai in pace con te stessa, ma vivrai accontentandoti e sopravvivendo, senza mai vivere davvero, senza mai capire cosa sia l’amore vero, profondo e sincero.
Ti ritroverai ad attirare soltanto miseri casi umani che ti divertirai a manipolare sentendoti in qualche maniera superiore, ed arriverai anche a sbugiardare te stessa e a svendere i tuoi stessi valori, esattamente come hai fatto con me. In fondo, eri proprio tu che criticavi così tanto chiunque si rifacesse una vita così facilmente dopo poche settimane o pochi mesi dalla fine di un rapporto. Eppure, sei stata proprio tu a comportarti proprio nei modi che hai sempre criticato, perché, per te, portare avanti il tuo odio, il tuo rancore, e la tua sete di vendetta, è stato anche più importante di essere coerente, matura e rispettosa.
Ricordo molto bene le parole di una telefonata che mi facesti una sera di fine settembre, probabilmente un giovedì, se non ricordo male: per l’ennesima volta, ti avevo chiesto di osservare la realtà, e renderti conto di quanto sarebbe valsa la pena di ricominciare attraverso le nostre nuove consapevolezza e le nostre nuove certezze, e, ancora una volta, eri venuta meno ad un appuntamento che ci eravamo dati. Le tue parole me le ricordo molto bene: “sai, Io sono una persona estremamente vendicativa”.
Ma, al di là della tua misera ed inutile sete di vendetta, credo che tu sia stata decisamente stupida, perché non hai neanche avuto il coraggio di voler vivere il nostro secondo tempo, e questa cosa l’ho scoperta soltanto poche settimane fa, un anno dopo, quando sono venuto a conoscenza di tutte le bugie che mi hai nascosto, e di tutti i racconti che hai distorto a favore tuo. Ma c’è qualcosa che mi rincuora: sapere che la realtà, prima o poi, viene sempre a galla. E, nonostante tutto, nessuno mi toglie dalla testa che, sì: sarebbe davvero valsa la pena di vivere il nostro secondo tempo, perché la vita ci ha cambiato e ha cambiato il nostro modo di viverla, ed insieme alle nostre nuove consapevolezze, molto probabilmente, avremmo davvero potuto scrivere nuove pagine della nostra storia, forse anche in maniera più matura e più facile per entrambi.
Ma, ancora una volta, hai preferito la strada più breve, ovvero quella di una stupida ostentazione e di una storia falsa fatta soltanto per dimostrare una felicità che non hai. In fondo, un vecchio adagio dice che “l’uccello in gabbia o canta d’amore o canta di rabbia”, e, fortunatamente, tutti vedono l’enorme differenza tra ciò che era il nostro amore e ciò che è, adesso, la tua stupida ed inutile farsa. Nel frattempo, in questi giorni ho trovato la forza di bloccarti e di guardare ciò che ho nella vita piuttosto che quel che mi manca.
Qualche giorno fa, un ragazzo mi ha scelto come suo confessore, perché ha sentito che poteva fidarsi di me – probabilmente per la mia empatia o perché, più probabilmente, perché conosco bene cos’è il dolore – ed alla fine, mi ha detto una cosa. “Sei veramente bravo nel tuo mestiere: sai ascoltare, sai consigliare. La mia storia è una storia triste e pesante, e non racconto a tutti ciò che mi è successo. Eppure, ti ho appena conosciuto ed ho sentito che tu eri la persona giusta. Posso chiederti se ti posso abbracciare?” Ho capito che ci sono tante persone per il quale io sono importante, che in qualche maniera dipendono da me, e non soltanto professionalmente. Persone che mi aspettano con ansia, e che se non mi vedono si chiedono che fine abbia fatto. Persone che, davvero, pensano che io sia davvero importante.
E poi ci sei tu, che non hai mai capito quanto amore sarei stato disposto a darti. E ti assicuro che non è semplice sentire la mancanza di qualcuno, specialmente quando decidi di non riempire il tuo vuoto con chiunque, proprio come hai fatto tu in appena due mesi. C’è soltanto una cosa che mi dispiace: non renderti conto che vivere in questa maniera ti condannerà ad un’eterna infelicità. Ma in fondo, ognuno agisce secondo la propria coscienza. Sebbene, nel tuo caso, dubito che tu ne abbia una. E allora, vivi pure la tua farsa se ti rende felice. Forse, potrà renderti felice nel breve periodo, ma è come mettere un po’ di pomata su un braccio rotto: puoi non sentire il dolore per un po’, ma, prima o poi, la vita ti renderà il conto con tutti gli interessi.
E ti posso assicurare che, in quel preciso momento, non ci sarà fuga che tenga. E forse, rimpiangerai il tuo comportamento. E ti renderai finalmente conto di quanto tu sia stata miseramente stupida.
Ma forse, è proprio quello che ti meriti.




